Operazione Nebrodi: Ammesse molte parti civili, escluso il sindacato della Cgil

19 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

l “nodo” delle parti civili, poi le decisioni sui patteggiamenti. Anche ieri è durata parecchie ore la maxi udienza preliminare dell'operazione Nebrodi sulla mafia dei pascoli, all'aula bunker di Gazzi. Il gup Simona Finocchiaro ha emesso una lunga ordinanza soprattutto per decidere sulle richieste di costituzione di parte civile che erano state depositate alla scorsa udienza, e sulle nuove istanze che nel frattempo erano state avanzate. E ci sono molte conferme ma anche esclusioni, su tutte quella della Cgil regionale e della Cgil di Messina, che come sindacato avevano chiesto di far parte del processo.

Partiamo dalle ammissioni. Saranno parte civile l'imprenditore Carmelo Gulino, l'unico privato a costituirsi, Addiopizzo Messina, l'Aciap di Patti e l'Acis di Sant'Agata Militello, la “Rete per la leglaità” di Barcellona, Sos Impresa, Solidaria, la A.o.c.m., del comprensorio del Mela, la Fai Federazione antiracket italiana, e l'assessorato regionale al Territorio e ambiente.

Oltre alla Cgil, il gup Finocchiaro ha escluso anche la “Rete per la Legalità”, nelle articolazioni siciliana e messinese, perché sono state costituite temporalmente dopo l'operazione.

Sono state poi definite quattro richieste di patteggiamento, avanzate da Giuseppe Condipodero Marchetta, Antonino Russo, Enza Tindara Parisi e Marco Merenda. Il gip Finocchiaro ha aggiornato la loro posizione al 23 novembre, e ovviamente se ne occuperà un altro giudice, il gip Monia De Francesco.

Sul finire dell'udienza il sostituto della Dda Francesco Massara, che ieri rappresentava l'accusa, ha depositato una serie di nuovi verbali dei tre pentiti dell'inchiesta, Carmelo Barbagiovanni, Salvatore Costanzo Zammataro e Giuseppe Marino Gammazza.

L'inchiesta ha delineato i nuovi assetti delle due storiche associazioni mafiose tortoriciane, i Bontempo Scavo e i Batanesi, che oltre all'egemonia nella zona nebroidea erano in grado di interfacciarsi con le “famiglie” di Catania, Enna e del mandamento delle Madonie di Cosa nostra palermitana. I Batanesi avevano influenza in provincia di Enna grazie a una “cellula” nel territorio di Centuripe, e intervenivano in alcune dinamiche mafiose a Regalbuto e Catenanuova, sfruttando i buoni rapporti con esponenti della criminalità locale. La loro influenza si estendeva pure a Montalbano Elicona, un tempo feudo dei Barcellonesi.

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