1 Dicembre 2020 Giudiziaria

TirrenoAmbiente: Il pm chiede condanne severe. Chiesti 4 anni di arresto per gli ex presidenti Giambò, Cannone e Crisafulli e per gli ex amministratori delegati Innocenti e Antonioli

Di Leonardo Orlando – Sul filo della prescrizione chiesta la condanna, al massimo delle pene previste per i reati ambientali, di tutti gli imputati, gli ex cinque amministratori della società “TirrenoAmbiente spa”, accusati della “mala gestione” della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. La sentenza del processo – iniziato nel 2016 e per questo a rischio prescrizione – è prevista per il prossimo 18 gennaio, al termine degli interventi della difesa.

Per i cinque imputati, gli ex amministratori che si sono avvicendati ai vertici della società mista TirrenoAmbiente, proprietaria dell’impianto, il pubblico ministero onorario Gangemi, ha chiesto la condanna a 4 anni di arresto ed al pagamento di un’ammenda di 103.290 euro. Si tratta del massimo della pena prevista per i reati ambientali; mentre per le violazioni delle leggi sull’ambiente, lo stesso rappresentante dell’accusa ha richiesto genericamente per tutti il massimo delle sanzioni. Imputati sono gli ex presidenti della TirrenoAmbiente, il docente universitario Sebastiano “Nello” Giambò; il suo successore il farmacista Francesco Cannone e l’ex presidente Antonio “Antonello” Crisafulli, insieme agli ex amministratori delegati Giuseppino “Pino” Innocenti e Giuseppe Antonioli. Nel processo la TirrenoAmbiente è stata citata quale responsabile civile. Tutti sono chiamati a rispondere di cinque reati relativi ad illeciti edilizi, violazione del codice dei beni culturali – essendo la zona sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali, perché a meno di 150 metri dal torrente – e di due imputazioni per violazione del codice dell’ambiente per l’eccessivo abbancamento di rifiuti, oltre un milione di metri cubi aggiunti abusivamente senza autorizzazioni, tant’è che si contesta anche di aver gestito senza autorizzazione una delle più grandi discariche dell’Isola.

L’indagine sulla gestione della discarica di rifiuti di Mazzarrà, creata dalla società mista TirrenoAmbiente e sequestrata per gli effetti della stessa inchiesta il 3 novembre del 2014, si è di fatto sgonfiata notevolmente.

La stessa Procura aveva già escluso, così come aveva evidenziato tra l’altro nella relazione tecnica finale il perito Nicola Dell’Acqua, nominato dal Gip a seguito di incidente probatorio, l’ipotesi di disastro ambientale e dell’inquinamento dei pozzi dell’acquedotto del Comune di Furnari, ubicati nel subalveo del torrente Mazzarrà. La relazione finale sullo stato di “salute” della discarica, redatta dal perito Nicola Dell’Acqua, aveva evidenziato difetti progettuali e “gravi mancanze” della direzione dei lavori, dei collaudatori e degli enti di controllo, come Arpa, Provincia e Regione che negli anni non avrebbero mai vigilato come dovevano sulle attività della TirrenoAmbiente, consentendo difformità nella realizzazione delle opere e, quel che è peggio, un abbancamento eccessivo di rifiuti stivati senza autorizzazione. Il perito aveva sottolineato che, a causa dei difetti di realizzazione, «se non si fosse intervenuto subito sulla stabilità della discarica, si potevano verificare gravi danni per l’ambiente». La Regione, in danno della TirrenoAmbiente, sta intervenendo solo adesso attraverso il Genio civile. Dopo, si erano tenuti gli interventi dei difensori delle parti civili: per il Comune di Furnari l’avv. Mario Ceraolo; l’avv. David Bongiovanni per i Comuni di Lipari, Terme Vigliatore, Santa Lucia del Mela, Rodì Milici e Roccavaldina, che hanno sopportato maggiori costi a causa della cattiva gestione dell’impianto poi sequestrato e l’avv. Grazia Rao per Mazzarrà. Non ha invece ancora concluso l’Avvocatura dello Stato per il Ministero dell’Ambiente e la Regione Sicilia. Se Ministero e Regione non depositeranno le conclusioni, verranno estromessI dalle statuizioni civili.

Tra le parti civili figura anche l’azienda ospedaliera Papardo, patrocinata dall’avvocato Valentino Gullino, che risulta danneggiata in quanto proprietaria di un terreno confinante con la discarica. Nella prossima udienza interverranno i difensori dei 5 imputati, gli avvocati Giuseppe Tortora, Tommaso Calderone, Sebastiano Campanella, Tino Celi e Nino Dalmazio. Fonte: da Gazzetta del Sud