12 Dicembre 2020 Cronaca di Messina e Provincia

Graziella Campagna, 35 anni fa

Di Sebastiano Ardita – Graziella Campagna era nata il 3 luglio del 1968 e faceva la stiratrice nella lavanderia la “Regina”, a Villafranca Tirrena. Guadagnava 150mila lire al mese e con quei soldi aiutava la famiglia composta dai genitori e 7 fratelli.
La sera del 12 dicembre del 1985, intorno alle 20, aspettava l’autobus per tornare a casa, a Saponara, ma fu rapita e caricata sopra un’auto e portata a Forte Campone.
Poi fu ritrovata morta, uccisa con cinque colpi di fucile a canne mozza. I pallettoni colpirono il braccio con il quale tentò di ripararsi, il viso, lo stomaco, la spalla. Quando era già a terra la finirono con un ultimo colpo alla testa, e il proiettile uscì dal cranio e si piantò nel fango. Fu un’esecuzione che nessuno all’inizio seppe capire perché tanto bestiale.
Si seppe poi che svolgendo l’attività di stiratrice aveva trovato un documento nella tasca di una camicia di proprietà di un certo “Ingegner Cannata”. Il documento rivelava che la vera identita’ dell’uomo era Gerlando Alberti junior, nipote del boss Gerlando Alberti’.
Nonostante la gravità degli indizi i processi andarono molto a rilento. Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, il suo guardaspalle vennero prosciolti.
Il movente che Alberti abbia voluto uccidere la ragazza perché a conoscenza del suo vero nome e quindi potenzialmente una minaccia viene giudicato debole dal giudice il 28 marzo 1990.

Sei anni dopo, nel 1996, per merito di una trasmissione tv e per la tenacia della famiglia assistita dall’avvocato Fabio Repici il caso venne riaperto. L’11 dicembre 2004 verranno giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo sia l’Alberti sia Sutera.

Gerlando Alberti uscì una prima volta di prigione il 4 novembre 2006 per il ritardo con cui era stata depositata la sentenza. La Corte d’Assise d’Appello di Messina ha confermato la condanna all’ergastolo il 18 marzo 2008. Ma Gerlandi Alberti successivamente sarebbe stato al centro di altri casi di contestate scarcerazioni per incompatibilità col regime carcerario.