20 Dicembre 2020 Giudiziaria

Nunzio Venuti, usuraio con «professionalità»

Non è la prima volta che Nunzio Venuti incespica nelle maglie della giustizia. Torna a guadagnarsi gli “onori” della cronaca (nera) per la concessione di prestiti a strozzo. Quasi un marchio di fabbrica, visto il precedente coinvolgimento nell’operazione “Brillantina”, peraltro suo soprannome. Per quella inchiesta, condotta dalla polizia, incassò dalla Corte d’appello una condanna a 10 anni e 2 mesi. Evidentemente, il lupo ha perso il pelo ma non il vizio, come si evince dall’arresto eseguito venerdì scorso dalla Squadra mobile, epilogo delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Antonio Carchietti.

Venuti – un passato da finto perito assicurativo e falso avvocato – dovrà adesso rendere conto al gip Tiziana Leanza, nel corso dell’interrogatorio di garanzia fissato per martedì prossimo a Palazzo Piacentini. Convocazione estesa agli altri due indagati, Antonino Morvillo e Giuseppe Maggio (suocero di quest’ultimo). Accompagnati dagli avvocati Salvatore Silvestro, Decimo Lo Presti e Giuseppe Donato, dovranno rispondere dell’accusa di usura pluriaggravata ai danni del titolare della ditta Cleanservice. Imprenditore «sottoposto a giogo usuraio sia da parte di Nunzio Venuti che di Antonio Morvillo e Giuseppe Maggio i quali, «oltre che erogare prestiti “a strozzo” in prima persona, hanno anche cooperato con Venuti nella sua attività criminale», scrive il gip Leanza nell’ordinanza con la quale ha applicato al terzetto i domiciliari. Si ravvisa, inoltre, «la eccessiva sproporzione tra le somme oggetto dei crediti inizialmente concessi dagli indagati e gli importi dei quali gli stessi hanno preteso la restituzione», con un tasso variabile tra il 33,33% in 15 giorni e il 120% mensile praticato da Venuti e pari al 144,44% da Morvillo e Maggio». Fatto aggravato dalla «impellente situazione di natura economica» di «crisi non altrimenti superabile» in cui si trovava la vittima. E «lo svolgimento da parte del denunciante di un’attività imprenditoriale è fatto che integra la circostanza aggravante», aggiunge il giudice per le indagini preliminari. Secondo cui sussiste un «concreto e grave pericolo di reiterazione dei delitti». Non solo: «Il quadro assume, in tutta evidenza, connotati ancor più inquietanti», visto «il carattere di professionalità che contraddistingue l’operato di Venuti», in quanto «soggetto stabilmente dedito all’attività di usura e con precedenti penali specifici».

Fondamentale la denuncia della persona offesa, che nei primi incontri con chi concedeva il danaro ha fatto riferimento a contatti con le forze dell’ordine, successivamente chiamate in causa quando il peso dei debiti è divenuto insostenibile. «Specie in una fase socio-economica assai delicata quale è quella attuale, fondamentale è denunciare, per fare in modo che gli autori di simili odiosi reati siano assicurati alla Giustizia», ha evidenziato la Questura dopo aver arrestato i tre. «L’usura è un fenomeno insidioso, che investe diversi settori economici e sociali: rispetto al racket, non riguarda soltanto imprenditori o soggetti che svolgono attività commerciali o produttive, ma colpisce anche famiglie e fasce deboli e a basso reddito della società, più esposte alla trappola dello “strozzino” in quanto non hanno facile accesso agli ordinari strumenti di credito legale – si legge in un comunicato diffuso dagli uffici di via Placida -. Ciò implica il compiere due passi fondamentali: superare la paura di ritorsioni da parte degli usurai e convincersi del fatto che dall’usura non si esce. L’esperienza dimostra che si tratta, purtroppo, di un meccanismo perverso che finisce per invischiare le persone che versano in stato di bisogno, rovinando loro la vita. La tutela per le vittime di usura, oltre che dalle risposte offerte dagli organi inquirenti, passa anche dalla previsione di appositi fondi di solidarietà previsti dalla Legge».

Le vicende sotto la lente della magistratura abbracciano un periodo del 2019. Stando ai capi d’imputazione formulati dal sostituto procuratore Antonio Carchietti, Venuti «quale autore del prestito e delle richieste usurarie», Morvillo e Maggio, «quali concorrenti materiali e mediatori, si facevano dare e promettere dal titolare dell’impresa Cleanservice, a proprio beneficio, in corrispettivo di una prestazione di denaro, interessi usurari»: tra aprile e maggio «3mila euro, con la pretesa della restituzione dell’intero capitale con la maggiorazione di mille euro a titolo di interessi»; a maggio «altri mille euro, a fronte di quali consegnato un assegno a trarre sul conto corrente con scadenza a 30 giorni, per il medesimo importo«, ma Venuti, «trattenendo l’assegno, corrispondeva alla persona offesa la somma di 600 euro, trattenendo la differenza a titolo di interessi; a fronte della restituzione di mille euro, Venuti restituiva l’assegno alla persona offesa; sempre nello stesso mese, la vittima chiedeva a Venuti altri 3mila euro, con l’accordo che entro 30 giorni» avrebbe dovuto scucire «4mila euro». Un ostacolo insormontabile, per cui Venuti «chiedeva in un primo momento una restituzione in quattro rate di mille euro mensili e poi altri duemila a giugno e luglio»: ad agosto Venuti «pretendeva il pagamento dell’intero credito di 4mila euro, computando in quota interessi i 2mila euro già ricevuti e richiedendone altri 600». Maggio, con Morvillo, avrebbe erogato «un prestito iniziale di 2700 euro», poi lievitati a dismisura, finché la vittima non ha gettato la spugna e vuotato il sacco. FONTE: di Riccardo D’Andrea da Gazzetta del sud