23 Dicembre 2020 Giudiziaria

MESSINA: Ecco tutti i nomi dei boss condannati per mafia e dei loro familiari che beneficiavano del reddito di cittadinanza

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina questa mattina hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo delle somme indebitamente percepite da diverse persone non aventi diritto al beneficio del reddito di cittadinanza, in quanto condannati a titolo definitivo nell’ultimo decennio per reati di mafia, ovvero familiari di soggetti condannati per medesimi reati.

A seguito della verifica di tali presupposti, soggettivi ed oggettivi, quindi, l’attività svolta ha portato alla denuncia di 25 soggetti, sventando così una frode di circa 330.000 €, perpetrata da soggetti condannati per reati di mafia e/o loro familiari che avevano fraudolentemente omesso di dichiarare il proprio status nell’istanza per ottenere il beneficio.

I soggetti condannati per reati di tipo mafioso fanno parte, a vario titolo, dei clan di maggiore spicco di Messina e provincia, quali: Santapaola-Romeo, Sparacio, Spartà, Galli, Batanesi-Bontempo Scavo, De Luca, Mangialupi, Camaro, Tortoriciani, Ventura, Ferrante e Cintorino.

Tra le principali attività illecite, per le quali i soggetti coinvolti nell’indagine risultano essere condannati, spiccano le estorsioni, l’usura, il traffico di sostanze stupefacenti, il voto di scambio, il maltrattamento e l’organizzazione di competizioni non autorizzate di animali.

L’indagine del pm Anita Siliotti, è stata coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio. I decreti di sequestro sono stati siglati dal gip Maria Militello.

CHI SONO I BENEFICIARI ‘ECCELLENTI’

C’è Vincenzo Santapaola (foto), nipote del boss catanese Nitto, condannato già in via definitiva per mafia, alla quale si è aggiunta soltanto martedì scorso una nuova condanna in primo grado a 12 anni, sempre per mafia. E poi c’è Francesco Bontempo Scavo, appartenente a una delle famiglie mafiose più note sui Nebrodi che aveva subito la confisca della sua azienda agricola dopo una condanna definitiva per mafia nel maxi processo Mare Nostrum. Entrambi percepivano il reddito di cittadinanza. Così come un altro condannato, Salvatore Sparacio (foto funerale), che durante il primo lockdown aveva accompagnato il corteo funebre del padre violando le restrizioni tra tante polemiche che raggiunsero anche i salotti televisivi nazionali.

Sparacio, che percepiva il sussidio dal dicembre 2019 nonostante la condanna definitiva, finora ha ricevuto dallo Stato 7.420 euro. Santapaola ne ha presi 8.500, mentre Bontempo Scavo appena 5.600 euro. Ma oltre a loro sono 25 i boss o i parenti dei boss, tra cui diverse mogli, che percepivano il reddito di cittadinanza nonostante le condanne.

Si è precipitata a richiedere il Rdc appena convertito in legge a marzo del 2019 e da lei percepito già dall’aprile successivo, raggiungendo la cifra di 17.733 euro, anche Floriana Ro’, moglie del boss di Giostra, Giuseppe Mulè, detto “culo nero”, morto in carcere, e condannata per mafia in via definitiva anche lei. Si è invece attardata Vincenza Celona, che ha percepito il reddito solo dal luglio del 2019, raggiungendo la cifra di 13.461 euro. Pur essendo la moglie di Raimondo Messina (foto), boss di Santa Lucia sopra Contesse, in carcere al 41 bis. Attualmente al 41 bis è ristretto anche Gaetano Nostro (foto), marito di Giuseppa Marino, che ha percepito finora 11.914 euro.

Su richiesta della procura il tribunale ha predisposto il sequestro preventivo dei capitali equivalenti, mentre per il reato di illegittima percezione del Reddito di Cittadinanza è prevista la reclusione da 2 a 6 anni.

ECCO TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI, LE IPOTESI DI REATO, LE SOMME SEQUESTRATE.

ALIBRANDI Salvatore, nato a Messina il 24/11/1980 con residenza in Messina, perchè al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 8 anni per il reato di associazione di tipo mafioso, percependo la somma di euro 17.717,43. Per il giudice però il sequestro può essere disposto solo per le mensilita’ che vanno dal mese di ottobre 2019 e che sono state quantificate mensilmente fino al mese di ottobre 2020, per un ammontare complessivo di euro 12.804,80.

BONTEMPO SCAVO Francesco, nato a Tortorici il 24.04.1962, con residenza in Floresta (ME), perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 3 anni, percependo la somma di euro 5.766,50.

Nella domanda presentata in data 2 marzo 2020 e trasmessa dal patronato all’Inps il 28 aprile 2020 l’indagato continuava a non dichiarare di essere stato condannato per il reato del 416 bis c.p., omissione che rileva ai sensi dell’art. 7, comma l, citato decreto. Per queste ragioni, ritenuto integrato il fumus del reato di cui all’art.7, comma 1, citato decreto, è stato disposto il sequestro sino all’ammontare di euro 2.26650 relativo al periodo maggio/ottobre 2020 (importo integrato con la CNR del 20.11.2020) mentre le somme anteriormente erogate potranno essere recuperate dall’Inps in via amministrativa.

BRUNELLI Pamela Carla, nata a Milano il 18/7/72, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente maggiorenne del nucleo familiare di Stellario Lentini, condannato alla pena di tre anni, percependo la somma di euro 17.635,00. La domanda di sequestro è stata però accolta per un importo di euro 3.600,00.

CAGGEGI Giuseppe, nato a Taormina il 22.12.2000, con residenza in Giardini Naxos (ME), perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione, quale componente il nucleo familiare di Salvatore Caggegi, condannato alla pena di 8 anni e 8 mesi per il reato di associazione mafiosa, percependo la somma di euro 7.503,55. La domanda di sequestro è stata accolta dal gip fino all’importo di euro 800,00.

CALABRO’ Salvatore, nato a Messina il 09/11/65, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 5 anni per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 14.250,00.

La domanda di sequestro è stata accolta per le mensilità percepite da ottobre 2019 a ottobre 2020 (dovendosi ritenere un mero errore il riferimento al mese di novembre contenuto nel calcolo della CNR), complessivamente ammontante ad euro 9.750,000, mente la condotta relativa al periodo pregresso, non assumendo rilevanza penale, non consente il sequestro, ma solo il recupero in via amministrativa.

CAMPANELLA Fortunata, nata a Messina il 20/06/74, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente maggiorenne del nucleo familiare Massimo Russo, condannato alla pena di 5 anni di reclusione, percependo la somma di euro 7.200,00.

La somma per la quale è stato disposto il sequestro ammonta ad euro 800,00, per la quota percepita indebitamente da marzo a ottobre 2020.

CATRIMI Placido, nato a Messina il 28/07/59, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 9 anni di reclusione, percependo la somma di euro 2.463,70.

Il sequestro è stato disposto solo per le mensilita’ che vanno dal mese di ottobre 2019 al mese di ottobre 2020, per un ammontare complessivo di euro 1.609,18, importo entro il quale va disposto il sequestro.

CELONA Vincenza, nata a Messina il 28/08/71, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente del nucleo familiare di Raimondo Messina, condannato alla pena di 10 anni di reclusione per associazione mafiosa (omettendo che fosse recluso nel carcere di Opera di Milano), percependo la somma di euro 13.461,48. La domanda di sequestro è stata accolta dal gip fino all’importo di euro 3.000,00.

CENTO Luciana, nata a Messina il 26/12/63, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente maggiorenne del nucleo familiare di Lorenzo Guarnera, condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione, percependo la somma di euro 11.149,48. La domanda di sequestro è stata accolta fino all’importo di euro 2.400,00.

CRUPI Rosario, nato a Messina il 29/03/67, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 1 anno di reclusione, percependo la somma di euro 10.864,54

CURRERI Giovanni, nato a Messina il14/09/64, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 6 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 5.405,50

DE NATALE Vittorio, nato a Messina il 19/10/1963, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 4 anni per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 3.948,42

DI BELLA Marcello, nato a Messina il 15/04/69, con residenza in San Remo (IM), perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 7 anni, percependo la somma di euro 8.000,00, corrispondente alle mensilita’ percepite da luglio 2019 a ottobre 2020.

FENGHI Silvana Maria, nata a Messina il 06/01/58, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente del nucleo familiare di Domenico Trentin, condannato alla pena di 4 anni di reclusione per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 1.804,91.

Il calcolo della Guardia di Finanza, tuttavia riguarda l’intero nucleo familiare e non risulta specificata la quota riferibile al familiare che doveva essere escluso, pertanto, in mancanza dell’indicazione della quota ad esso riferibile va rigettata la richiesta di sequestro.

GIANNETTO Maria, nata a Messina il 19/09/81, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente maggiorenne del nucleo familiare di Giovanbattista Cuscinà, condannato alla pena di 7 anni di reclusione per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 4.255,02. La domanda di sequestro è stata accolta fino all’importo di euro 2.600,00.

MARINO Giuseppa, nata a Messina il 15/01/72, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente maggiorenne del nucleo familiare Gaetano Nostro, condannato alla pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa, percependo la somma di euro 11.914,00. La domanda di sequestro è stata accolta dal gip fino all’importo di euro 1.400,00.

MAZZITELLO Pietro, nato a Messina il 07/03/70, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 2 anni, percependo la somma di euro 9.500,00. Il giudice ha però ritenuto che il sequestro può essere disposto solo per le mensilita’ successive alla falsa dichiarazione, che vanno dal mese di ottobre 2019 e che sono state quantificate mensilmente fino al mese di ottobre 2020, per un ammontare complessivo di euro 6.500,00.

MINISSALE Giuseppe, nato a Uster (Svizzera) il 6.7.1963, con residenza in Mojo Alcantara (ME), perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 4 anni e 8 mesi, percependo la somma di euro 5.766,50. Il giudice ha però disposto il sequestro fino alla somma di euro 3.869,03, relativo alle mensilita’ di dicembre 2019/ottobre 2020.

PRINCIOTTA Giovanna, nata a Messina 21/03/68, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente del nucleo familiare di Fabio Tortorella, condannato alla pena di 4 anni di reclusione, percependo la somma di euro 6.282,77.

Il calcolo della Guardia di Finanza tuttavia riguarda l’intero nucleo familiare e non risulta specificata la quota riferibile al familiare che doveva essere escluso, pertanto, in mancanza dell’indicazione della quota ad esso riferibile è stata rigettata la richiesta di sequestro.

RIZZITANO Nicola, nato a Messina il 19/02/83, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente del nucleo familiare di Giuseppe Rizzitano, condannato alla pena di 7 anni di reclusione, percependo la somma di euro 8.103,74.

Per il giudice però “non sussiste il fumus del reato contestato in quanto la condanna del familiare Rizzitano Giuseppe per il reato del 416 bis con sentenza del 22 dicembre 2014 della Corte di appello di Messina irrevocabile il 15 marzo 2016, risulta dalla domanda presentata il 2 maggio 2019 e non andava reiterata nell’integrazione, in cui Rizzitano Nicola si limita a comunicare la cessazione dello stato detentivo del familiare. La dichiarazione integrativa peraltro, non avrebbe inciso sull’importo del reddito di cittadinanza, in quanto il componente Rizzitano Giuseppe doveva in ogni caso essere escluso dal calcolo, anche cessata la detenzione, essendo stato condannato per 416 bis, come dichiarato dall’indagato il 2 maggio 2019. Non sussistendo il fumus del reato contestato, eventuali somme erogate indebitamente potranno essere recuperate in via amministrativa dall’ente erogatore. Per queste ragioni va rigettata la richiesta di sequestro”.

RO’ Floriana, nata a Messina il 18/04/74, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannata alla pena di 8 anni, percependo la somma di euro 17.733,36 relativa alle mensilità di maggio 2019/ottobre 2020.

RUNCI Nicola, nato a Messina il 27/07/1960, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 5 anni di reclusione, percependo la somma di euro 9.500,00. Per il giudice il “sequestro può essere disposto solo per le mensilita’ che vanno dal mese di ottobre 2019 e che sono state quantificate mensilmente fino al mese di ottobre 2020, perun ammontare complessivo di euro 6.687,48”.

SANTAPAOLA Vincenzo, nato a Messina il 31/7/63, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 4 anni, percependo la somma di euro 8.500,00 relativo alle mensilità di giugno 2019/ottobre 2020.

SPARACIO Salvatore, nato a Messina il 14/08/75, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava di essere stato condannato alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione, percependo la somma di euro 7.420,75 relativa alle mensilita’ di gennaio 2020/ottobre 2020.

STURIALE Caterina, nata a Messina il 27/04/85, con residenza in Messina, perché, al fine di ottenere indebitamente il beneficio economico del reddito di cittadinanza, ometteva informazioni dovute, ovvero non dichiarava la posizione quale componente il nucleo familiare di Giuseppe Billè, condannato alla pena di 3 anni di reclusione per associazione mafiosa, percependo la somma di euro 12.035,45. La domanda di sequestro è stata però accolta fino all’importo di euro 3.600,00.

«Un’operazione importante».

«È stata un’operazione importante: attraverso analisi incrociate siamo riusciti a scoprire che alcuni pregiudicati per reati di mafia, o loro parenti, percepivano il reddito di cittadinanza. Abbiamo individuato gregari ma anche mafiosi di famiglie del calibro di Romeo, Santapaola, Bontempo Scavo, Minissale, Sparacio», dice il comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Messina, il tenente colonnello Emanuele Camerota. «In questo particolare momento – continua Camerota -, abbiamo pensato fosse importante dare un segnale contro i clan mafiosi e con indagini specifiche abbiamo rilevato la truffa messa in atto da questi esponenti di spicco della mafia che, come succede sempre più spesso, cercano di ottenere vantaggi senza grandi sforzi criminali».

Le reazioni politiche.

L’operazione messinese arriva tre giorni dopo quella che a Palermo ha sgominato una gang di trafficanti di droga gestita da nigeriani: due di loro percepivano il reddito di cittadinanza. Ma sono decine i casi scoperti in Sicilia sui furbetti del reddito. Clamoroso quello reso noto una settimana fa a Caltagirone dove la GdF ha scoperto che un percettore del reddito ha puntato su scommesse sportive online quasi 130mila euro in cinque anni. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri commentando l’operazione messinese dice: «Complimenti a Conte e Di Maio, ai grillini, a Renzi e al Pd che sostengono queste misure. Questo è il governo che finanzia i mafiosi e penalizza famiglie, imprese, artigiani e commercianti bloccati dal virus. Soldi pubblici ai mafiosi, bastonate agli onesti. Basta con questa assurda logica».

«O si riforma in modo serio il reddito di cittadinanza o tanto vale abolirlo. Non è accettabile che ci siano ancora mafiosi e delinquenti che intascano questo sostegno economico statale, a maggior ragione perché, durante questa crisi economica causata dal Covid19, tanti onesti lavoratori, piccoli imprenditori, autonomi e partite iva sono stati completamente dimenticati dal Governo». Lo ha affermato Elvira Savino, deputata di Forza Italia. «Il reddito di cittadinanza – ha continuato la Savino – non ha centrato lo scopo prefissato dai grillini di aiutare le persone ad entrare nel mondo del lavoro. Anzi, come hanno documentato gli studi effettuati della Svimez e dal Fmi, il reddito di cittadinanza ha disincentivato il lavoro e la ricerca di occupazione. Aiutare chi è rimasto indietro è un impegno che Forza Italia ha sempre considerato prioritario, quindi misure di assistenza economica ai bisognosi sono assolutamente necessarie e doverose, ma proprio per questo non si può tollerare che a beneficiarne siano boss mafiosi, così come purtroppo continua ad emergere dai vari controlli, come ad esempio quello effettuato e reso noto oggi dalla Guardia di Finanza di Messina».

«Il reddito di cittadinanza sta diventando una fonte di finanziamento per cosche e clan mafiosi. In un momento di grande difficoltà economica, per tanti è un’ efficace misura di sostegno ma sono ormai troppi i soggetti che lo percepiscono illegittimamente». Chiediamo con forza controlli rigorosi e continui». Lo ha affermato Giangiacomo Palazzolo, responsabile nazionale legalità di Azione e sindaco di Cinisi. «La scoperta da parte delle fiamme gialle di Messina – ha continuato Palazzolo -, di oltre venti appartenenti a famiglie mafiose percettori di reddito di cittadinanza è l’ennesimo campanello di allarme su uno strumento che oltre ad essere talvolta inadeguato si è rivelato oggetto degli appetiti delle organizzazioni mafiose che attraverso la sua indebita riscossione riescono spesso a finanziare la manovalanza criminale». Il responsabile legalità del partito di Calenda sostiene inoltre che «probabilmente sarebbe necessario modificare la legge in senso maggiormente restrittivo nei confronti anche dei semplici indiziati di mafia, in ogni caso sono assolutamente necessari maggiori controlli incrociati tra le banche dati delle forze dell’ordine e dell’Inps. Non è tollerabile che lo Stato finanzi in qualche modo Cosa nostra», ha concluso Palazzolo.