24 Dicembre 2020 Giudiziaria

IL GIP DECIDE NUOVE INDAGINI PER L’OMICIDIO ALFANO

Il gip di Messina Valeria Curatolo il 21 dicembre scorso ha depositato l’ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura e ha dato altri sei mesi di tempo ai magistrati della Dda per la «individuazione di possibili ulteriori mandanti dell’omicidio» di Beppe Alfano, il cronista ammazzato da Cosa nostra barcellonese nell’ormai lontano 8 gennaio del 1993.

La verità giudiziaria ormai definitiva che vede il boss Giuseppe Gullotti come mandante e il carpentiere Antonino Merlino come esecutore materiale, proprio alla luce della richiesta di archiviazione depositata un anno fa dalla Procura, che in realtà era un atto d’accusa per vent’anni di depistaggi, s’è palesata come una verità troppo di comodo. E tra l’altro di recente il boss Gullotti ha chiesto e ottenuto la revisione del processo che ha portato alla sua condanna a trent’anni.

Sul piano tecnico sono due i profili prevalenti trattati dal gip Curatolo. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio («appare del tutto condivisibile») per quanto riguarda il profilo degli esecutori materiali “nuovi”, ovvero Stefano Genovese e Basilio Condipodero, che erano stati iscritti nel registro degli indagati dalla Dda di Messina dopo le dichiarazioni del pentito barcellonese Carmelo D’Amico: «Le sue propalazioni – scrive il gip -, non possono ritenersi riscontrate da quelle del fratello Francesco, prive di qualunque forma di autonomia e indipendenza, atteso che quest’ultimo ha indicato in Carmelo D’Amico la fonte delle sue conoscenze sul fatto di sangue per cui si procede».

“Neppure le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Aurelio Micale sono idonee a fungere da adeguato riscontro alle accuse mosse da Carmelo D’Amico nei confronti di Genovese e Condipodero – scrive ancora il gip – ove si consideri la loro estrema incertezza e genericità (“Ho un ricordo vago di avere parlato di quest’omicidio in carcere con Francesco D’Amico e del coinvolgimento in questo fatto di Stefano Genovese. Ma di questa circostanza non sono sicuro”).

Il gip ha considerato “inutili e superflui” gli accertamenti investigativi richiesti dagli opponenti, sottolineando inoltre che anche le dichiarazioni del collaboratore Biagio Grasso “non siano utili in ordine agli esecutori materiali dell’omicidio Alfano, non essendo all’uopo sufficiente la sussistenza dei rapporti di interessenza criminale che egli avrebbe avuto con Antonino Merlino”.

Quindi le loro posizioni sono archiviate, “non ravvisandosi elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei loro confronti”.

L’altro aspetto trattato dal gip Curatolo è quello della ricerca dei “nuovi” mandanti. E qui il giudice, accogliendo alcuni punti-chiave dell’opposizione alla richiesta d’archiviazione presentata a suo tempo dall’avvocato Fabio Repici per la famiglia Alfano, ha disposto per la Dda di Messina sei mesi di nuove indagini con alcune audizioni. Al centro c’è l’ormai famigerato revolver calibro 22 della “North American Arms” che passò di mano in mano, tra Barcellona e Milano.

All’esito delle indagini svolte su indicazione del Gip nel 2010 e 2011, è emerso che Mario Imbesi nel giugno del 1978 ha ceduto a Franco Mariani, a Terme Vigliatore, una pistola calibro 22 “North American Arms”; che a maggio 1979, su richiesta di Mariani, il revolver in questione veniva iscritto nella sua licenza di collezione (la cui detenzione era autorizzata a Milano, in via Solferino n. 48); che il 30 settembre 1999 Mariani ne denunciava lo smarrimento al commissariato Garibaldi Venezia di Milano; “considerato – scrive il gip – che non vi è chiarezza in ordine alle circostanze dello smarrimento riferite da Mariani, che ha reso dichiarazioni scarsamente credibili anche in merito alla complessiva detenzione della stessa”; che peraltro dalla informativa della Squadra Mobile di Milano del 4 ottobre 2011, che ricostruisce nel dettaglio l’evoluzione della documentazione relativa alla licenza per collezionista di armi in capo a Franco Mariani, “si evince che sul retro della stessa, il 19 gennaio 1981, veniva annotato il trasferimento da Milano, via Solferino n. 48 a Milano, via Pietro Cossa n. 1, a Milano, Piazza Luigi di Savoia n. 22”; che è emersa la sussistenza di contatti tra Mario Mariani e Rosario Cattafi; che in particolare Mariani ha riferito di aver conosciuto Cattafi all’incirca nel 1976 a Milano, a casa di Gianfranco Ginocchi, amico comune, e di essere stato una sola volta a casa di Cattafi a Barcellona P. G. per il battesimo di un bambino, mentre si trovava in vacanza a Taormina; che ancora, nei primi anni ’80, Mariani è stato coinvolto, insieme a Cattafi, in un procedimento penale per i reati di associazione mafiosa, sequestro di persona, omicidio ed altro; che risulta altresì, dalla informativa della Squadra Mobile di Milano del 7 febbraio 2012, che tale Mario Caizzone, nato a Barcellona P.G. il 19 maggio 1958, ha abitato a Milano in un appartamento sito nel medesimo stabile in Piazza Lugi Savoia n. 22 e che il soggetto, in particolare, il 4 maggio 1994, iniziò a trascorrervi un periodo di alcuni mesi agli arresti domiciliari; che è emersa la sussistenza di rapporti tra Mario Caizzone e Rosario Cattafi, il quale, tra l’altro, mentre si trovava sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Barcellona P.G., l’8 ottobre 2003, venne autorizzato a recarsi a Milano nell’abitazione di Caizzone; considerato inoltre che Mario Imbesi ha riferito di non credere che “nel periodo dell’omicidio Alfano vi fossero in zona altre pistole calibro 22 a tamburo”, evidenziandone la rarità “per le loro stesse caratteristiche tecniche”; ritenuto – scrive sempre il gip Curatolo – che appare indispensabile effettuare, in primo luogo, un ulteriore approfondimento investigativo al fine di stabilire se la pistola ceduta a Franco Mariani da Mario Imbesi possa coincidere con quella utilizzata per l’omicidio di Beppe Alfano; che in specie, occorre interrogare un rinomato esperto in materia balistica, anche di livello internazionale attesa la produzione statunitense dell’arma, affinché fornisca informazioni e chiarimenti su alcuni punti specifici come su quale fosse il numero di pistole calibro 22 “North American Arms” a tamburo legittimamente circolanti e detenute nell’ambito dello Stato Italiano, nel periodo in cui si verificò l’omicidio del giornalista Alfano e, più in particolare, nello specifico territorio della Sicilia nord Orientale; se le peculiari caratteristiche di tale tipologia di arma consentissero o meno una illecita e non ufficialmente tracciata possibilità di conformazione, adattamento e/o modifica di altra arma similare si da rendere paragonabile, funzionalmente e dinamicamente, ad una calibro 22 “North American Arms” a tamburo. Infine occorre sapere – sempre secondo il gip – se nel medesimo territorio ed arco temporale sopra indicati, potessero circolare pistole di illecita fabbricazione aventi caratteristiche del tutto similari a un revolver del tipo sopra indicato ovvero se debba invece escludersi una tale evenienza, in ragione delle peculiari specifiche di tale tipologia di arma. E se i proiettili rinvenuto sul luogo dell’omicidio siano compatibili con quelli di provenienza da un revolver calibro 22 “North America Arms” a tamburo.

Per tutti questi interrogativi il gip elenca precisi passaggi necessari per gli «approfondimenti investigativi»: la data a partire dalla quale Mariani Franco ebbe la disponibilità dell’appartamento sito in Milano, piazza Savoia 22; la data a partire dalla quale Caizzone Mario ebbe la disponibilità dell’appartamento sito in Milano, piazza Savoia 22. E poi fissa alcune audizioni: «di Caizzone Mario in ordine ai suoi rapporti con Cattafi Rosario e ai suoi eventuali rapporti con Mariani Franco; di Cordera Marisa, moglie di Mariani Franco, deceduto, in ordine ai rapporti di quest’ultimo con Cattafi Rosario e ai suoi eventuali rapporti con Caizzone Mario; di ogni altra persona in grado di fornire informazioni sulle predette circostanze».