PATRIK ZAKI CITTADINO ONORARIO DI MESSINA. LA PROPOSTA DELLA GIUNTA DE LUCA

29 Dicembre 2020 Cronaca di Messina

DI EDG - Messina darà la cittadinanza onoraria a Patrik George Zaky, lo studente e attivista egiziano dell’università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo perché accusato di attentare alla sicurezza nazionale e di istigare al rovesciamento del governo e della Costituzione

A siglare la proposta del conferimento della cittadinanza onoraria, sono stati direttamente il sindaco Cateno De Luca e la sua vice, Carlotta Previti.

E' una proposta a sorpresa quella della giunta De Luca, iniziativa certamente più dal sapore 'accorintiano', sindaco quest'ultimo più volte criticato per aver spesso voluto volare alto (ricordiamo tra le tante iniziative del sindaco Accorinti la cittadinanza onoraria a Nino Di Matteo e il premio “Costruttori di pace, giustizia e nonviolenza – Città di Messina” al Dalai Lama, a cui però il consiglio comunale di allora negò la cittadinanza onoraria) e di occuparsi meno della città.

"Nonostante il governo abbia assicurato di non voler lasciare solo Patrick - scrivono polemicamente il sindaco e gli assessori firmatari del documento (tutti tranne Laura Tringali assente) - risulta inefficace il lavoro della diplomazia italiana al Cairo, specialmente alla luce dello scarso interesse dimostrato dal nostro ambasciatore nella Capitale egiziana che non ha chiesto né la scarcerazione, né ha fatto visita a Patrik per sincerarsi delle sue condizioni di salute".

"Il conferimento possa rappresentare la volontà di questa Amministrazione per esprimere un forte segnale di solidarietà e vicinanza della città di Messina nei confronti di tutti coloro che in molte Nazioni con governi dittatoriali e antidemocratici, vengono ingiustamente detenuti e condannati anche se semplicemente sospettati di far parte di associazioni e movimenti che si battono per i diritti civili e politici".

La Giunta De Luca, per tutti questi motivi, propone quindi il conferimento della cittadinanza onoraria a Zaky, proposta che dovrà essere adesso valutata e approvata dal consiglio comunale.

Una proposta, praticamente uguale, era già stata approvata dal consiglio comunale di Milano il 10 dicembre scorso. Iniziative simili anche a Bologna, Napoli e diversi altri comuni italiani.

Nuova lettera di Patrik Zaki dal carcere: "Sono qui perchè difendo i diritti umani".

Proprio oggi è stato reso noto che lo studente egiziano ha scritto, su un foglio consegnato alla sua famiglia nel corso dell'ultima visita, gli auguri ai colleghi bolognesi.

“Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani”, ha scritto inserendo sul foglio un “Bologna 2021”, quasi a fissare un appuntamento dopo la sua liberazione.

Nel corso della visita, riporta il profilo Facebook ‘Patrick Libero’ che fornisce aggiornamenti sulla situazione del giovane studente rinchiuso nel carcere di Tora, nella sezione Scorpion riservata ai prigionieri di coscienza e agli oppositori politici, l’attivista ha spiegato ai suoi genitori che il suo pensiero riguardante l’arresto è cambiato nel corso dei mesi. Inizialmente, ha detto, pensava che si trattasse di un errore che si sarebbe risolto dopo aver fornito spiegazioni. Ma adesso che si trova in carcere da quasi un anno, con i procuratori egiziani che continuano ad accusarlo di aver fomentato sui social i movimenti anti-regime, ha capito di essere stato punito per il suo lavoro: “Che sia chiaro che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani – ha specificato – e non per un qualsiasi altro motivo inventato”.

Ha anche aggiunto che durante ogni seduta in tribunale, “il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l’unica volta che l’accusa gli ha fatto vedere i presunti post su Facebook questi sono risultati essere di altre persone“.

Il pensiero del giovane, spiegano i responsabili della pagina, rimane fisso al tempo perso per i suoi studi in Italia. Un sentimento che il giovane aveva già espresso nel corso dell'ultima visita dei genitori, quando alla madre era apparso “depresso”, con “difficoltà nel dormire”. “Ora gli fa male tutta la schiena e ancora non vuole visitare l’ambulatorio del carcere perché ha un medico a Bologna di cui si fida e ha paura di farsi fare una diagnosi o di farsi prescrivere dei farmaci all’interno del carcere”, continuano gli amministratori.

Ma il giovane non ha ancora perso la speranza e, da cristiano copto, spera di poter uscire dalle prigioni di Abdel Fattah al-Sisi in tempo per festeggiare il Natale secondo le chiese romano-orientali, il 7 gennaio del calendario gregoriano: “Patrick ha passato il Natale occidentale in carcere, da solo, stanco e spaventato – concludono – Ma c’è ancora tempo per festeggiare il Natale orientale con la sua famiglia il 7 gennaio. Cioè tra dieci giorni”.

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