Zona rossa, l’appello di Arcigay Messina: «Tante famiglie non potranno mettere una minestra a tavola»

11 Gennaio 2021 Politica

A poche ore dall’entrata in vigore della “zona rossa”, continuano a far discutere in città i provvedimenti adottati a livello regionale e comunale per fronteggiare la pandemia. A intervenire nel dibattito è anche “Arcigay Makwan Messina“, che in una nota pone l’attenzione sulle tante famiglie messinesi in difficoltà che “non potranno mettere una minestra a tavola”, proponendo all’Amministrazione di attivare un servizio di consegna a domicilio di generi di prima necessità (dal cibo alla bombola del gas) e un’utenza telefonica dedicata.

«Stiamo seguendo attentamente – scrivono al sindaco Cateno De Luca e all’assessore Calafiore – tutte le proteste, molte delle quali senza proposte alternative riguardanti l’emergenza Covid 19 e l’attuazione della zona rossa con le conseguenti restrizioni. Non entriamo nel merito della legittimità dei provvedimenti intrapresi o che si intende intraprendere, in quanto incompetenti della materia e oggetto di valutazione più politica che soggettiva. Non ci sembra, però, da una prima lettura, che il provvedimento preveda gli aiuti per tutt*. Naturalmente esprimiamo la solidarietà a tutt* i/le commerciant*, a tutte le P. Iva,  per il grave momento che stanno attraversando e ne condividiamo le proteste. La storia ci insegna che le grandi pandemie hanno lasciato consequenzialmente dei grandi disastri sociali che in qualche caso sono sfociati in rivolte con esiti non sempre positivi. Oggi tutt* stanno guardando e si stanno giustamente preoccupando di quello che maggiormente è visibile e che riguarda il grave danno che l’economia sta subendo. Noi, oltre a questo, vogliamo accendere i riflettori su un altra pandemia, quella della povertà. Con la situazione attuale si è andata aggravando. Quella, di tutte quelle famiglie che vivono portando a casa una minestra solo grazie all’arrangiamento giornaliero nel recuperare qualche ora di lavoro e che a causa delle restrizioni in essere o in itinere ora non potranno fare. Famiglie, che spesso non hanno potuto accedere alla family card per diverse ragioni, non sono stati informati, non hanno i social, non hanno internet, le condizioni erano troppo restrittive, non sappiamo. Sappiamo solo che tantissime famiglie disagiate , non potranno mettere una minestra a tavola.Ma questo non interessa a nessuno, non fa audience».

«Siccome non vogliamo essere quelli che protestano senza fare proposte – proseguono – proponiamo all’Amministrazione Comunale ed in particolare ai Servizi Sociali, di attivare immediatamente  un servizio di consegna a domicilio di generi di prima necessità che va dal cibo alla bombola del gas e quant’altro. Attivare un utenza telefonica,che funziona e che ci sia qualcun* capace di gestire l’emergenza. Auspichiamo un servizio capillare che non rispecchi i metodi utilizzati da Marzo a Giugno 2020. Visto che si parla di distribuzione a pioggia di fondi per sostenere giustamente le attività, chiediamo che una parte di quei fondi possa essere destinata al ristoro di chi non potrà, per mille ragioni, apparecchiare la tavola».

 

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