“Nessun complotto contro il sindaco De Luca”. Il gip di Reggio archivia il procedimento a carico di magistrati, investigatori e consulenti

16 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Il gip di Reggio Calabria Vincenzo Quaranta ha disposto l'archiviazione del procedimento (per infondatezza di reato) per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio aperto a suo tempo a carico di dodici persone tra magistrati (Vincenzo Barbaro, Liliana Todaro, Antonio Carchietti, Monia De Francesco), investigatori e consulenti tecnici di Messina (gli altri indagati erano Ferdinando Falco, Antonino Rubbino, Salvatore Lo Gatto, Jonatan Pace, Lorenza Gallucci, Giovanni Rossello, Ottavio Piconese e Corrado Taormina) su denuncia dell'attuale sindaco di Messina Cateno De Luca, che in un esposto aveva ipotizzato l'esistenza di un «complotto politico/giudiziario» ordito ai suoi danni. Lo scrive oggi in un articolo Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud.

Il gip ha aderito alla richiesta di archiviazione (depositata dal pubblico ministero il 4 luglio 2019) depositata dopo le indagini dalla Procura reggina, che s'è occupata della vicenda per la competenza incrociata ex art. 11 c.p.p. tra organi giudiziari, quando si tratta di compiere accertamenti su magistrati.

Scrive tra l'altro il gip che «... l'assunto secondo il quale sarebbe stato vittima di un progetto/disegno politico portato avanti con la complicità (partecipazione) di appartenenti alle forze dell'ordine e alla magistratura messinese, diretto a danneggiarlo personalmente, politicamente e professionalmente, risulta destituito di fondamento».

De Luca nella denuncia "lascia intendere che sono state strumentalmente assunte iniziative investigative dalla Procura di Messina, anche mosse/pilotate dai suoi avversari politici, e in in particolare modo dai dottori Todaro, Carchietti e Barbaro (i primi due come sostituti procuratori e il terzo, all'epoca dei fatti, in veste di procuratore aggiunto)". "De Luca - continua il gip - prospetta come le indagini siano state condotte sulla base di una acritica adesione ai fatti che venivano prospettati, talora informalmente, da parti politiche avverse (secondo la prospettazione di De Luca tale esigenza di colpirlo politicamente e professionalmente sarebbe da ricondurre ai risultati ottenuti grazie alla sua azione politica nel settore della formazione professionale regionale, diretta a porre fine a logiche clientelari e di favoritismo)". De Luca prospettava in questo sistema illecito, "finalizzato a distruggerlo politicamente e professionalmente, interessi diretti, personali del Barbaro", che De Luca indica come "inserito in determinate e peculiari dinamiche, e in particolare l'interesse al mantenimento del vecchio sistema di gestione della formazione professionale, nell'ambito del quale avrebbe ottenuto vantaggi anche il figlio dello stesso Barbaro".

"Si tratta di mere congetture - scrive il gip Quaranta - che non trovano nelle indagini svolte possibilità di concreta traduzione in fatti, condotte, penalmente rilevanti".

Secondo la valutazione del gip «... il pubblico ministero ha correttamente ricostruito gli avvenimento sulla base delle risultanze disponibili, concludendo poi condivisibilmente per la infondatezza della notizia di reato, non potendosi ravvisare nella condotta degli indagati gli elementi costitutivi né della fattispecie di reato oggetto di iscrizione..., né di altre fattispecie di reato. Gli elementi acquisiti, non ulteriormente integrabili, non consentono di ravvisare la fondatezza delle accuse mosse dal De Luca, talune di particolare gravità, a carico degli indagati e, quindi, sostenere le ipotesi di reato nella prospettiva dibattimentale».

In un altro passaggio il gip Quaranta afferma poi: «... non vi sono elementi per ritenere che un gruppo di magistrati avesse l'interesse, illecito, che il De Luca paventa, prospetta, e non si ha materiale investigativo per ravvisare un'azione coordinata tra Procura e Ufficio Gip (nella persona della De Francesco, ndr  diretta a danneggiare il De Luca. Vi sono elementi che lasciano, anzi, ritenere che la gestione sia stata improntata a canoni di correttezza e di imparzialità, se si considera che il Gip, all'esito dell'interrogatorio di garanzia, sostituiva la misura cautelare detentiva applicata agli indagati con misura meno afflittiva e interveniva sul sequestro, riducendolo».

Rispetto al quadro iniziale della vicenda, il gip si è dichiarato invece incompetente territorialmente per un altro indagato su denuncia per calunnia di De Luca, l'avvocato Giovanni Cicala.

Il legale presentò un esposto alla Guardia di Finanza di Barcellona nel 2014, da cui si è originato un procedimento sul Caf Fenapi per evasione fiscale a Messina, ancora in corso di dibattimento e anche a carico di De Luca.

Il gip non ha rilevato tra l'altro alcuna connessione con il troncone principale originato dall'esposto presentato da De Luca a Reggio Calabria su magistrati e investigatori, ed ha quindi disposto la trasmissione degli atti al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione