OPERAZIONE ‘ZIFAF’: SALGONO A 57 GLI INDAGATI. TUTTI I NOMI

28 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Adesso l’inchiesta è chiusa. Ed è aumentato il numero degli indagati. Si è arrivati a 57 rispetto al quadro iniziale, come scrive Anselmo su Gazzetta del Sud. È l’inchiesta col nome in codice “Zifaf”, condotta dalla Distrettuale antimafia e dal Gico della Guardia di Finanza, che nel dicembre scorso dopo mesi di accertamenti ha permesso di far luce su un consolidato sistema illegale per l’organizzazione di falsi matrimoni tra italiani e stranieri, con marocchini, algerini e tunisini. I riti avevano lo scopo di far conseguire la carta di soggiorno per motivi di famiglia, essenziale per l’ingresso e la permanenza in Italia, oppure per “sanare” la posizione degli extracomunitari che avevano subito decreti di espulsione dall’Italia. L’indagine ha smantellato due organizzazioni criminali che operavano tra il Marocco e l’Italia, dedite al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’organizzazione di matrimoni fittizi. A dicembre la Finanza eseguì 16 arresti, 6 in carcere e 10 ai domiciliari. Il provvedimento riguardò promotori e membri dei due gruppi, con base a Messina. Gli arresti furono eseguiti tra Messina, Catania, Bergamo, Torino e Francoforte sul Meno.

L'organizzazione

Le due organizzazioni erano “governate” da due marocchini: il 36enne El Asri Abderrahim, detto “Samir”, e il 51enne Abderrahim Cherkaoui, detto “Abramo”. Erano proprio loro ad occuparsi di organizzare i viaggi in Marocco degli sposi fittizi, di assisterli durante il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche, fino al falso matrimonio. Seguivano tutto, dalle pubblicazioni alla cerimonia, fino alla fase finale quando ottenuto lo scopo si procedeva alla separazione e al divorzio. Ma non operavano da soli, potendo contare su un'organizzazione ben strutturata, articolata su più livelli, con ruoli interscambiabili. C’era in ballo un fatturato di centinaia di migliaia di euro, 10mila a ogni falso matrimonio. I pagamenti avvenivano o attraverso i servizi di money transfer o cash. Due o 3mila euro andavano al finto sposo; somme inferiori per intermediari, testimoni di nozze ed interpreti. Dopo la celebrazione, l’extracomunitario richiedeva il permesso di soggiorno alla Questura di Messina che lo chiamava per verificare la veridicità dell’unione coniugale. La banda interveniva anche istruendo i coniugi sulle risposte da fornire. Perfino l’acquisto delle fedi nuziali, comprate a un euro da negozi cinesi, era gestito dall’organizzazione.

I nomi

Ecco i nomi dei 57 indagati che sono ricompresi nell’atto di chiusura delle indagini preliminari, siglato dal sostituto della Dda Liliana Todaro e dalla collega della Procura Rosanna Casabona, i due magistrati che a suo tempo coordinarono le indagini:

Said Al Hajli, Hamid Aliani, Angela Augliera, Antonino Augliera, Esmeralda Augliera, Pasqualino Avenoso, Kamel Bechour, Laura Bonaccorso, Omar Boudraa, Antonia Maria Cannarozzo, Carmen Cami, Giuseppa Carrolo, Abderrahim Cherkaoui alias “Abramo”, Alessia Concetta Cotroneo, Antonino Cuscinà, Laid Mohamed Deguachi, Valentina De Marco, Gianpiero De Tommaso, Giuseppa Di Pietro Fazio, Abderrahim El Asri alias “Samir”, El Habib El Asri, Omar El Asri, Rachida El Farji, Oussama El Haloui, Amine El Jihaoui, Zakaria Elmernissi, Yassine Errouichaq, Josephine Faralla, Maria Fileti, Paolo Grasso, Stefania Grasso, Costanza Grech, Ilyes Mohamed Himri, Mohamed Kassimi, Manal Lagnadi, Maria Pia Lauria, Khadija Mazouak, Rosalia Mazza, Boubetra Messedaa, Maurizio Mondello, Patrizia Morabito, Aicha Naciry, Angela Oliveri, Carmela Panetta, Rosaria Papandrea, Carmela Pollara Maggio, Achraf Rami, Izza Rizki, Abderrahim Rhorba, Oussama Soussi Kaid, Alessandro Tricomi, Rita Valeriano, Amalia Vizzari, Antonino Vizzari, Latifa Zanary alias “Sara”, Bouchta Zouhair.

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