18 Marzo 2021 Giudiziaria

Appalti truccati: ai domiciliari i fratelli messinesi Calderone, re delle ambulanze

Una gara d’appalto da 2,3 milioni di euro assegnata, secondo l’accusa, in maniera irregolare. Con il trasporto in ambulanza che, nella provincia pavese, ha creato molti disservizi soprattutto nella fase di emergenza Covid. Senza mezzi e dipendenti sufficienti. Peggio ancora, senza garantire la sanificazione delle ambulanze, con enormi rischi di contagio tra i pazienti.Con le accuse di turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture, sono finiti ai domiciliari il direttore generale dell’Asst di Pavia Michele Brait, il responsabile unico del procedimento di assegnazione dell’appalto, Davide Rigozzi, e gli amministratori di fatto della società First Aid, i fratelli Antonio e Francesco Calderone, che con la loro cooperativa con sede a Pesaro hanno vinto appalti anche in altre province.I due non figurano nella composizione societaria della First Aid One, che risulta essere guidata dal beneventano Francesco Di Dio (presidente del Consiglio di Amministrazione), ma secondo le indagini dei finanzieri sono amministratori di fatto. Francesco Calderone, in realtà, un ruolo l’aveva anche avuto, ma dal 2010 al 2013, quando era stato amministratore unico. Dal 2013 era scomparso dagli assetti societari, restando però – secondo gli inquirenti – ufficiosamente nella gestione.

Il bando di gara finito sotto la lente del pm Roberto Valli e dell’aggiunto Mario Venditti è stato indetto a dicembre 2016 e assegnato nel 2017: riguarda l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza per gli ospedali di Voghera, Vigevano, Mede, Mortara, Casorate Primo, Broni e Stradella.

La cooperativa dopo essersi aggiudicata  l’appalto “ha spesso mancato di garantire, già dai primi mesi di operato, il servizio richiesto, creando numerosi e continui disservizi uniti a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermati anche da molte segnalazioni dei pazienti trasportati e dei medici in servizio negli ospedali”, si legge in una nota della Gdf di Vigevano che ha condotto le indagini. Tanto da spingere gli investigatori a ipotizzare che il numero di ambulanze e automediche a disposizione della cooperativa fosse inferiore a quello che era stato contrattualmente previsto.

Per aggiudicarsi la gara relativa all’Asst di Voghera, secondo le accuse, i fratelli Calderone avrebbero addirittura presentato un’offerta al ribasso di oltre il 25 per cento rispetto alle tariffe indicate da Regione Lombardia, mettendo così fuori gioco tutte le altre cooperative che fino a quel momento avevano gestito il servizio. Per riuscire a presentare un’offerta fuori dal mercato, secondo gli investigatori, la cooperativa avrebbe indicato costi del lavoro dei propri dipendenti ben inferiori ai minimi salariali previsti dal contratto collettivo nazionale, obbligando poi i lavoratori a prestare anche attività come volontari. Non è chiaro come mai Brait, dg dell’Asst pavese ed ex tesoriere di Forza Italia, e il Rup del procedimento, pur consapevoli dell’anomalia dell’offerta e dell’illiceità del ricorso alla manodopera volontaria, abbiano assegnato ugualmente l’appalto alla cooperativa. E neppure perché, davanti alle tante segnalazioni e violazioni contrattuali, abbiano omesso di revocare l’aggiudicazione della gara, consentendo alla First Aid di ottenere un illecito profitto.I disservizi, poi, sono aumentati con il Covid. Attraverso i pedinamenti, la Gdf ha infatti scoperto che anche nel corso dell’ultimo anno, le ambulanze a fine turno venivano parcheggiate per strada,  “rendendo impossibile effettuare non solo la regolare sanificazione dei veicoli ma anche la stessa pulizia dei mezzi al termine del trasporto di ogni paziente”. Così il servizio è stato reso, nonostante la pandemia, “in condizioni igienicamente precarie e pregiudizievoli per la salute degli ammalati, in spregio alle più elementari regole sanitarie imposte dalla normativa anti Covid-19”.La cooperativa indagata è parte di un consorzio più ampio con sede a Messina, dove sono presenti altre cooperative operanti nel settore del trasporto sanitario.I fratelli Antonio e Francesco Calderone, originari di Messina sono residenti rispettivamente a Roma e ad Arese (Milano).

Questi ultimi sono considerati dagli inquirenti gli amministratori di fatto di First Aid One Italia, una cooperativa con sede legale a Pesaro e sede operativa a Bollate (Milano) il cui amministratore di diritto e’ ritenuto un prestanome ed e’ stato oggetto di perquisizione al pari del presidente del consorzio Ga Scarl con sede in viale della Libertà a Messina di cui fa parte First Aid One Italia. L’indagine e’ stata condotta dalla compagnia di Vigevano della guardia di finanza e aveva gia’ visto una serie di perquisizioni a maggio, luglio e ottobre dello scorso anno. I reati contestati sono turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture.

Antonio Calderone (già Croce Amica srl), fratello di Francesco (già Croce Amica One), figli di Tindaro, fondatore della Croce Amica srl nel 1981, sono da tanti anni una realtà for profit leader nel settore del trasporto sociosanitario. Antonio Calderone è stato presidente anche di Ambulanze Città di Roma srl e con partecipazioni in Croce Azzurra Italiana srl.