L’INCHIESTA: INVITALIA, il Grande Fratello dei Vaccini?

30 Marzo 2021 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo - Dareste mai il consenso al trattamento dei vostri dati personali “sensibili” ad una società per azioni che ha come scopo sociale l’attrazione di capitali e lo sviluppo d’impresa? E lo fareste lo stesso se il suo amministratore delegato fosse stato rimosso dall’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus e il presidente della suddetta società sedesse pure alla guida di aziende del complesso militare-industriale che esportano armi e tecnologie a regimi e dittature? Ebbene, lo avete fatto se in queste settimane avete deciso di vaccinarvi contro il Covid-19. Sì, perché avete firmato e consegnato un modulo (perlomeno in Calabria e in Sicilia) con cui avete acconsentito che un bel po' dei vostri dati personali vengano “trattati in modalità informatica” per tracciare l’avvenuta somministrazione del vaccino e che gli stessi “potranno essere/saranno comunicati al Servizio Sanitario Nazionale e al Ministero della Salute” (potranno o saranno? nda), mentre i dati sanitari “potranno essere trattati da centri medici specializzati nel valutare l’idoneità alla vaccinazione”.

Quali siano questi centri medici specializzati e in che modo saranno fornite e impiegate le delicate informazioni non è dato sapere. Quello che si spiega invece è che il “trattamento riguarderà anche dati personali rientranti nel novero dei dati sensibili, vale a dire dati idonei a rivelare lo stato di salute del soggetto vaccinato” e che il responsabile del trattamento è INVITALIA S.p.A., cioè l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Certo, in teoria, si può sempre rifiutare di dare il proprio consenso ma – si sottolinea in calce – “il conferimento dei dati è OBBLIGATORIO per registrare l’avvenuta somministrazione del vaccino Anti-Covid 19 verso il Sistema Sanitario Nazionale e che l’eventuale rifiuto di fornire tali dati comporterebbe la mancata prosecuzione del rapporto”. Insomma se vuoi il vaccino dacci i dati! E si tratta davvero di una mole notevole nel caso in cui venissero utilizzate pure le schede anamnestiche compilate prima della somministrazione del vaccino: ovviamente oltre alle informazioni anagrafiche e quelle relative alla professione svolta, vengono richieste le condizioni di salute odierne e le eventuali malattie pregresse (patologie cardiocircolatorie e respiratorie, condizioni di compromissione del sistema umanitario - cancro, leucemia, linfoma, HIV/AIDS, trapianto); se si ha avuto attacchi di convulsioni o qualche problema al cervello o al sistema nervoso; l’esistenza di allergie; la tipologia dei farmaci, integratori naturali, vitamine, minerali o eventuali medicinali alternativi utilizzati; l’effettuazione di trasfusioni nell’ultimo anno; eventuali gravidanze in corso o se si sta pensando di rimanere incinta nel mese successivo alla prima o alla seconda somministrazione; la convivenza con soggetto ad alto rischio, contagi e/o risultati di eventuali test anti-Covid; finanche i viaggi internazionali effettuati nell’ultimo mese e la possibile frequenza di comunità...

Ci si aspetterebbe che il trattamento dei dati sensibili e il loro eventuale trasferimento a soggetti terzi per fini di ricerca venga attribuito al Sistema sanitario nazionale e invece proprio no. Il soggetto responsabile è INVITALIA S.p.A. (già Sviluppo Italia), istituita con decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999 (governo con premier Massimo D’Alema) per promuovere l’imprenditorialità giovanile e lo sviluppo di imprese turistiche e termali, “risanare” le industrie agro-alimentari e riassorbire le funzioni dell’ex Cassa del Mezzogiorno. Alla società a capitale pubblico è stata attribuita anche l’attrazione di investimenti esteri in Italia, la gestione di quasi tutte le agevolazioni dello Stato alle imprese e alle startup innovative, l’attuazione degli accordi di programma dei progetti finanziati dall’Unione Europea, il rilancio delle aree industriali in crisi (Napoli-Bagnoli, Taranto, Termini Imerese, ecc.), la valorizzazione dei beni culturali (area archeologica di Pompei).  INVITALIA opera inoltre per conto del Ministero dell’Interno da Centrale di committenza e Stazione appaltante per la realizzazione di interventi strategici sul territorio e in questa veste, tra l’altro, ha gestito tutte le procedure di gara per la realizzazione dei famigerati hotspot per migranti e richiedenti asilo (Messina e Lampedusa i più recenti) e dei CPR - Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Palazzo San Gervasio, Potenza e Pian del Lago, Caltanissetta).

L’onnisciente società per azioni a capitale pubblico esercita il controllo al 100% di importanti gruppi societari e bancari (Infratel Italia, Invitalia Partecipazioni, Banca del Mezzogiorno-MedioCredito Centrale, Italia Turismo, Marina di Portisco) e dal 26 gennaio 2021 è entrata nell’affaire-business dei vaccini anti-Covid approvando il contratto di sviluppo presentato da ReiThera S.r.l. di Castel Romano per il finanziamento di un investimento industriale e di ricerca con ben 81 milioni di euro. Secondo il comunicato stampa emesso congiuntamente da INVITALIA e ReiThera, gran parte dell’investimento (69,3 milioni) è destinato alle attività di ricerca e sviluppo per la “validazione e produzione del vaccino anti-Covid”, mentre la restante quota di 11,7 milioni sarà utilizzata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano dove si prevede di produrre l’antidoto. “Le agevolazioni concesse, in conformità alle norme sugli aiuti di Stato, ammontano a circa 49 milioni di euro: 41,2 milioni a fondo perduto e 7,8 milioni di finanziamento agevolato”, prosegue la nota. “Inoltre, in attuazione delle previsioni dell’articolo 34 del decreto-legge 14 agosto 2020, INVITALIA acquisirà una partecipazione del 27% del capitale della società, a seguito di un aumento del capitale di ReiThera”.

Grazie ad un precedente finanziamento milionario della Regione Lazio e del CNR, ReiThera ha concluso - in collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma - la Fase I della sperimentazione del nuovo vaccino made in Italy. Il nuovo investimento, secondo i promotori, consentirà di “passare allo stadio successivo, relativo ai test di sicurezza ed efficacia, per arrivare in tempi rapidi ad ottenere le necessarie autorizzazioni da parte delle Autorità di vigilanza sia europee che italiane per poter somministrare il vaccino”. La capacità produttiva prevista a regime è pari a 100 milioni di dosi all’anno anche se non è chiaro quando esse saranno davvero disponibili.

“Si tratta di un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute dei nostri cittadini”, hanno dichiarato i manager di INVITALIA. “La produzione italiana di vaccini andrà ad aggiungersi a quelle realizzate all’estero, rafforzando la capacità di risposta nazionale alla pandemia e accelerando così l’uscita dalla crisi”.

In verità l’enfasi si spreca: l’azienda che ha assorbito l’investimento pubblico italiano è infatti controllata per il restante 73% da Keires AG, società svizzera di diritto privato specializzata nello sviluppo di nuove terapie. Costituita il 16 luglio 2013 nella città di Basel, Keires AG vede come soci gli italiani Maurizio Cortese e Stefano Colloca, la belga Jamila Louahed e il francese Emmanuel Hanon. Secondo l’inchiesta di Report (Rai Tre) andata in onda il 16 novembre 2020 e dedicata alla corsa al vaccino italiano, Louahed e Hanon ricoprirebbero l’incarico di vicepresidenti del colosso farmaceutico britannico GSK (GlaxoSmithKline). In verità dai profili Linkedin si può evincere che Jamila Louahed è vicepresidente in Belgio del Global Research and Development Center di GSK vaccines, mentre Emmanuel Hanon è vicepresidente senior e responsabile del Centro di ricerca di GSK a Bruxelles.

Insomma sarà tutto da vedere quanto resterà in Italia dei vaccini prodotti e dei possibili guadagni e quanto invece trasmigrerà all’estero nelle casseforti elvetiche o di quelle delle transnazionali dei farmaci. Ad oggi si attende di conoscere le valutazioni economico-strategiche e scientifiche che hanno spinto gli amministratori di INVITALIA a erogare il contributo a favore di ReiThera/Kheires. Per la cronaca, amministratore delegato della SpA di “sviluppo”, ininterrottamente dal 2007, è Domenico Arcuri, sì, proprio il Commissario straordinario per l’emergenza Covid nominato da Giuseppe Conte e sfiduciato dal subentrante Mario Draghi che lo ha sostituito con il generale degli alpini Francesco Paolo Figliuolo. All’origine dell’inattesa e repentina defenestrazione, secondo i commentatori politici, la vicinanza di Arcuri a Massimo D’Alema e ad alcuni settori del Pd e dunque la dichiarata inimicizia dei due Matteo, Renzi e Salvini.

Presidente del consiglio d’amministrazione di INVITALIA, dal novembre 2019, è invece Andrea Viero, persona meno conosciuta al grande pubblico ma con un curriculum di tutto rilievo. Già direttore generale del Comune di Trieste e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Viero è stato vicepresidente e direttore generale di Iren S.p.A., la terza multiutility italiana per capitalizzazione di borsa, nonché membro del CdA di Edison S.p.A.. Nel 2015 è stato nominato dall’allora ministro Graziano Delrio (Pd) Commissario di Governo delle Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici S.r.l., mentre l’anno successivo è stato chiamato alla guida del settore Business Development dell’holding Fincantieri SpA. “In questa veste Andrea Viero si occupa dello sviluppo strategico del Gruppo e, tra l’altro, si è dedicato alla complessa acquisizione dei Cantieri di Saint Nazaire e alla definizione dell’alleanza strategica tra Italia e Francia nel settore della difesa con la costituzione della Joint Venture con Naval Group”, riporta il sito internet di INVITALIA. Il manager è dunque uno degli artefici del progetto che punta a dar vita ad un colosso europeo della cantieristica per la progettazione, realizzazione e manutenzione di unità da guerra e sottomarini da destinare prioritariamente all’esportazione.

Viero ha operato pure come dirigente di Fincantieri Nextech SpA., società tecnologica del gruppo, con sede a Follo, La Spezia, attiva nello sviluppo di soluzioni per la difesa e la sicurezza (sistemi elettronici ed elettro-ottici avanzati, fire control systems e attuatori per missili e siluri, telecomunicazioni, cyber security, ingegneria per componenti terrestri-navali-avioniche, tecnologie a supporto del monitoraggio e della protezione delle grandi reti infrastrutturali).

L'approfondimento.

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Invitalia in risposta ad alcuni chiarimenti che l'autore dell'inchiesta 'INVITALIA, il Grande Fratello dei Vaccini?' (che ripubblichiamo sotto), Antonio Mazzeo, aveva chiesto all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia, sulla gestione dei dati sensibili delle persone soggette alla vaccinazione.

"Gentile collega, in merito alla Sua richiesta dobbiamo precisare che, nell’ambito della normativa inerente alla gestione dei dati delle persone che si sottopongono alla vaccinazione, Invitalia mai è stata individuata quale Responsabile del trattamento ai sensi DEL Reg. UE 679/2016. Infatti, ad ogni Regione che intendesse aderire al sistema di piattaforma nazionale centrale per l’anagrafe dei vaccinati (gestita da Poste Italiane ai sensi del D.L. 2/2021) è stato perfettamente delineato che il Titolare del Trattamento fosse la Regione aderente ed il Responsabile il Commissario Straordinario (con nomina di Poste Italiane a Sub Responsabile). In ogni caso, a seguito della nomina del nuovo Commissario del 2 marzo 2021, la responsabilità del trattamento è traslata a quest’ultimo. Ringraziandola per la segnalazione, procederemo a comunicare alla Regione Sicilia la questione, invitandola a rettificare il Modulo in quanto non coerente con le disposizioni di legge citate".

Ringraziando per la risposta l'ufficio stampa, pubblichiamo per correttezza i quesiti che il giornalista freelance Antonio Mazzeo aveva posto a Invitalia relativamente al Consenso trattamento dati dei vaccinati anti-Covid19.

"Dai due documenti che vi allego in attachment, si evince al punto 5 del modulo A (la cui consegna è stata effettuata a tutti i vaccinati, perlomeno nelle regioni Calabria e Sicilia), che “il Responsabile del trattamento dei dati personali indicati è stato individuato in INVITALIA SpA”. Si chiede in merito pertanto:

1)     Conferma che Invitalia è il suddetto responsabile del trattamento dati personali e sensibili dei soggetti a cui è in corso la somministrazione dei vaccini anti-Covid e se tale ruolo è ricoperto anche in altre Regioni d’Italia?

2)     A che titolo una società come Invitalia che ha come scopo sociale prioritario la promozione d’investimenti e lo sviluppo d’impresa, ecc., è stata incaricata della trattazione di dati, di cui - come si evince dal punto 4 sempre del modulo A “potranno essere/saranno comunicati al Servizio Sanitario Nazionale e al Ministero della Salute” e il cui “trattamento riguarderà anche dati personali rientranti nel novero dei dati sensibili, vale a dire dati idonei a rivelare lo stato di salute del soggetto vaccinato”?. E quali sono nello specifico i “dati personali sensibili” che Invitalia sta trattando in merito?

3)     Sempre al punto 4 si riporta che “i dati sanitari potranno essere trattati da centri medici specializzati nel valutare l’idoneità alla vaccinazione”. Quali sono i centri medici specializzati che potranno trattare i dati sanitari e da chi e come sono stati identificati?

4)     Quali sono i dati sanitari delle persone sottoposte a vaccinazione che vengono trattati da Invitalia? E quali dei dati ricavabili dal questionario/modulo C (Scheda anamnestica) sono informatizzati e trattati dal responsabile del procedimento?

5)     Al punto 3 del modulo A viene infine riportato che “Il conferimento dei dati è OBBLIGATORIO per registrare l’avvenuta somministrazione del vaccino Anti-Covid 19 verso il Sistema Sanitario Nazionale e che l’eventuale rifiuto di fornire tali dati comporterebbe la mancata prosecuzione del rapporto”. Ci sembra di capire cioè che se si rifiutasse di firmare il consenso al trattamento dei dati o – secondo quanto contemplato dal Regolamento (UE) 2016/679 (DGPR) – si richiedesse la revoca al trattamento, per esempio tra la prima e la seconda dose del vaccino, la sua somministrazione potrebbe essere negata. Abbiamo compreso bene e ciò rispetta le normative vigenti?".

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