LA MORTE DI ROSA ORIOLES, ASSOLTI DUE MEDICI

1 Aprile 2021 Inchieste/Giudiziaria
di EDG - Si è concluso con due assoluzioni il processo nei confronti dei due medici Letterio Rizzo, medico del reparto di Ortopedia dell’ospedale Piemonte ed Edoardo Epifanio, medico del reparto di chirurgia dello stesso ospedale, per la morte di Rosa Orioles, un’anziana di 81 anni deceduta nel 2013
Il giudice monocratico Franesco Torre ha assolto i due professionisti con la formula assolutoria 'perchè il fatto non sussiste'.
“In attesa di leggere le motivazioni – spiega il legale Nino Cacia - posso solamente ipotizzare il ragionamento effettuato dal tribunale. La formula assolutoria, tuttavia, mi lascia assai perplesso atteso che le conclusioni dei consulenti del pm avevano ipotizzato,  in presenza della documentata insorgenza del dolore toracico alle ore 3,30,  la censurabilità del comportamento di entrambi i medici imputati. Ho avuto difficoltà a spiegare ai figli della signora Orioles che hanno atteso per otto anni questa sentenza – conclude Cacia -  che le condotte del medico reperibile che non si è recato in ospedale nonostante la chiamata dell’infermiere in piena notte e la prescrizione di altro medico di somministrare una fiala di plasil ad una paziente che in preda ai dolori dice di avere un infarto, sono da ritenersi penalmente non punibili”.

Il gup Simona Finocchiaro nel 2018 li aveva rinviati a giudizio per omicidio colposo ("condotte a entrambi ascrivibili per negligenza, imprudenza, imperizia").

La notte tra il 2 ed il 3 febbraio 2013, dopo essere stata ricoverata qualche giorno prima all’ospedale Piemonte per una frattura del collo del femore per essere sottoposta ad un intervento chirurgico che riuscì perfettamente, l’anziana accusò un malore: tachicardia, forti dolori allo stomaco, al petto, alle spalle, ed alle braccia. Le fu somministrata una fiala contro il senso di nausea e fu visitata da un medico ma la signora continuò a stare male. Il mattino successivo morì.

L'ACCUSA

Per l'accusa il dott. Rizzo, contattato da un infermiere in qualità di medico reperibile, si limitò a chiedere una consulenza chirurgica mentre l’altro che intervenne, il dott. Epifanio, dopo aver visitato la paziente non avrebbe formulato “la diagnosi di ischemia coronarica acuta”, non prescrivendo altri esami ma solo una fiala di plasil. La donna morì la mattina del 3 febbraio 2013 per “morte coronarica inattesa, su base aterosclerotica costruttiva, in paziente con frattura della testa del femore trattata chirurgicamente con osteosintesi”.

I figli della donna presentarono una denuncia affidandosi all’avvocato Nino Cacia. Nell’udienza preliminare i due medici sono stati difesi dagli avvocati Francesco Marullo di Condojanni e Antonino Di Maio. Come fonte di prova sono stati acquisiti la documentazione sanitaria e una consulenza tecnica dei dottori Giovanni e Alessandro Bartoloni, e Fabrizio Vanaria. Per quanto riguarda l’eccezione relativa all’inutilizzabilità della perizia, il gup Finocchiaro aveva ritenuto che la questione doveva essere affrontata nella fase del dibattimento.

"CINQUE ANNI..."

“Dopo cinque anni di indagini contrassegnate da ben due richieste di archiviazione entrambe rigettate – affermava in una breve nota l’avvocato Nino Cacia – si è dovuto attendere dapprima l’imputazione coatta di un gip e immediatamente dopo il provvedimento di rinvio a giudizio odierno per celebrare un processo ove accertare la verità”. “Non si può attendere cinque anni per iniziare un processo. – concludeva il legale – E ciò sia per le persone offese dal reato ma anche per coloro che rivestono nel procedimento la qualità di imputati”.

in attesa di leggere le motivazioni posso solamente ipotizzare il ragionamento effettuato dal tribunale. la formula assolutoria, tuttavia, mi lascia assai perplesso atteso che le conclusioni dei consulenti del pm avevano ipotizzato - in presenza della documentata insorgenza del dolore toracico alle ore 3,30 - la censurabilità del comportamento di entrambi i medici imputati. Ho avuto difficoltà a spiegare ai figli della signora Orioles che - hanno atteso per otto anni questa sentenza- che le condotte del medico reperibile  che non si è recato in ospedale nonostante la chiamata dell’infermiere in piena notte e la prescrizione di altro medico di somministrare una fiala di plasil ad una paziente che in preda ai dolori dice di avere un infarto, sono da ritenersi penalmente non punibili.
avv. cacia

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