Ai domiciliari il sindaco di Opera. Arresti anche a Messina

8 Aprile 2021 Inchieste/Giudiziaria

I carabinieri del Comando Provinciale di Milano – nelle Province di Milano, Lodi, Brescia, Varese e Messina – hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Dda della Procura della Repubblica di Milano, nei confronti del sindaco e della dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Opera (MI) e di tre imprenditori del settore edile, ritenuti responsabili – a vario titolo – di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e traffico di rifiuti.

L’inchiesta – coordinata dai procuratori aggiunti, Alessandra Dolci e Maurizio Romanelli, e dai Sostituti Silvia Bonardi e Stefano Civardi, e condotta dal Nucleo Investigativo di Milano – è stata avviata nel febbraio 2020 per far luce su presunti illeciti posti in essere dalla predetta amministrazione comunale.

Mentre il mondo intero travolto dal Coronavirus cercava disperatamente mascherine chirurgiche, il sindaco Antonino Nucera dirottava le forniture della Protezione civile direttamente ai suoi uffici. Dispositivi di protezione che in quei giorni — marzo e aprile dello scorso anno — erano stati inviati a Opera, comune di 13 mila abitanti alle porte di Milano, per i nonnini ricoverati nella Rsa «Anni azzurri Mirasole» della frazione di Noverasco, e per la farmacia comunale per poi essere distribuiti alla popolazione. Ma che Nucera mette a disposizione di amici e parenti. Il 21 marzo, ad esempio, le distribuisce alla ex moglie preoccupata per gli anziani genitori. Mentre sette giorni dopo chiede a una dipendente comunale di metterne da parte «500» da sottrarre alle 2 mila arrivate dalla Città metropolitana di Milano per la farmacia comunale: «Facciamo così: 1.500 vendile, e 500 gli dico di portarle da noi che le teniamo lì se ci servono».

Peggio ancora accade il 9 aprile quando Nucera viene a sapere della disponibilità di 500 mascherine destinate dalla Protezione civile agli ospiti della Rsa Mirasole: «Gliene daremo 50, va bene?». Gli investigatori captano una lunga telefonata con il direttore sanitario della struttura dove il sindaco chiede «ma come sei messo a mascherine? Mi aiuti? Un po’ di mascherine per me?». La reazione del dirigente è stranita: «Ma come prima me le dai e poi me le togli?». Nucera allora spiega che “oggi mi hanno consegnato delle mascherine “tra virgolette” da consegnare a te, alla Rsa. Me ne hanno date un pò, facciamo metà e metà...». Il responsabile della Rsa, prova a fare un po’ di resistenza, poi risponde imbarazzato: «Dai tienili per te non ti preoccupare». A quel punto però prevale l’anima politica di Nucera (eletto con una coalizione di centro destra a forte spinta leghista): «No però io vengo lì che faccio tutta la scena, facciamo due foto...» . Quanto fosse importante l’aspetto della comunicazione per il sindaco lo dice anche la pagina Facebook di Nucera che in quegli stessi giorni pubblica foto in cui i volontari distribuiscono protezioni ai cittadini: «La mascherina che abbiamo consegnato è un piccolo dono, ma può essere un importante salvavita» (4 aprile 2020). Curioso, poi, l’attacco frontale al governo, con tanto di lettera al presidente Giuseppe Conte, contro «il prezzo imposto a 50 centesimi» per le mascherine parlando di «costi extra e fuori mercato che così dovranno essere sostenuti dai comuni» (28 aprile). In totale i magistrati gli contestano di aver sottratto 2.880 dispositivi di protezione individuale. Che fine facessero quelle mascherine «messe da parte nell’ufficio del sindaco», lo scopre involontariamente una dipendente comunale al telefono proprio con Nucera: «Ascolta sindaco, le mascherine quelle azzurre, ne hai rubate un po’ di quelle che dovevano andare alla Rsa?».

L’affaire mascherine vale al sindaco Antonino Nucera, 50 anni, originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) l’accusa di peculato nell’ordinanza firmata dal gip milanese Fabrizio Filice con la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Stessa misura per il capo dell’ufficio tecnico di Opera Rosaria Gaeta, legata sentimentalmente a Nucera e per gli imprenditori Giovanni Marino, Giuseppe Corona (Marino costruzioni srl).

Ai domiciliari sono finiti anche due imprenditori messinesi Rosario e Cono Bonina, padre e figlio di 71 e 46 anni, titolari della Veria srl di Brolo.

Perché l’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dagli aggiunti Alessandra Dolci (Direzione distrettuale antimafia) e Maurizio Romanelli (pool anticorruzione della Procura) e dai pm Silvia Bonardi e Stefano Civardi, ruota intorno non solo alla riprovevole sottrazione di mascherine agli anziani e al personale della Rsa, ma anche a giri di appalti pilotati assegnati alle imprese amiche e all’illecito smaltimento di materiali di scarto, da qui il coinvolgimento della Dda competente per il traffico di rifiuti. In cambio il sindaco e la compagna avrebbero ottenuto la ristrutturazione «a titolo gratuito» di una casa a San Donato Milanese, di proprietà della donna, da parte delle due imprese «favorite» negli appalti. L’inchiesta inizia proprio nei giorni dell’esplosione della pandemia e parte da una segnalazione che parla di stretti rapporti tra il sindaco di Opera, la sua compagna e alcuni imprenditori ai quali andrebbero sistematicamente appalti anche con il sistema dell’affidamento diretto.

Tra le opere finite nel mirino dei carabinieri del Nucleo investigativo, guidati dai comandanti Michele Miulli e Antonio Coppola, il rifacimento del campo sportivo di Opera, i lavori nelle scuole Don Milani, la media di via Papa Giovanni e l’elementare «Sacco e Vanzetti» e parte dei lavori di manutenzione del cimitero di Assago (Gaeta è responsabile dell’area edilizia pubblica di quel Comune). Ma anche l’affare dei termoscanner per il Comune, la farmacia e gli uffici della polizia locale (quasi 11 mila euro) con l’impresa dei Marino che fa da procacciatrice di clienti per l’effettivo fornitore delle apparecchiature «attagliando la richiesta di offerta con requisiti dettati dagli imprenditori Giovanni Marino e Giuseppe Corona tali da consentire loro ricavi pari a circa il triplo dell’effettivo costo di mercato», come scrivono i magistrati. Nucera e Gaeta, più un’altra serie di imprenditori, sono indagati anche per lo smaltimento dell’asfalto fresato a seguito dei lavori sulla ex Statale Valtidone. Materiali di scarto e di fatto rifiuti speciali che venivano riutilizzati per compattare il terreno su cui realizzare una tensostruttura, smaltiti nei campi del Parco Sud di due imprenditori agricoli, riutilizzati mescolandoli alla terra nel cantiere della passerella ciclopedonale sulla stessa strada, o smaltendoli abusivamente (1.000 tonnellate) grazie a imprenditori compiacenti.

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