9 Aprile 2021 Giudiziaria

IL VIDEO – IL PROCURATORE DE LUCIA: CLAN SENTONO PRESSIONE FORZE DELL’ORDINE. LA NOTA DI SOS IMPRESA – RETE PER LA LEGALITA’

Questa mattina, in conferenza stampa, il procuratore di Messina Maurizio De Lucia ha commentato gli esiti dell’operazione “Provinciale” che ha portato all’arresto di 31 persone a Messina. De Lucia ha parlato di una “pax mafiosa” tra i clan messinesi che collaborano tra loro per produrre profitto, tra le famiglie storiche che vogliono crescere utilizzando la strategia della sommersione perché sentono forte la pressione delle forze dell’ordine.

Per vincere una guerra spesso serve unire le forze. Ma l’operazione “Provinciale” dimostra che se a unire le forze sono da una parte i “cattivi”, i gruppi criminali dei Lo Duca, degli Sparacio, dei De Luca, e dall’altra i “buoni”, e cioè carabinieri, Guardia di finanza e polizia sotto l’egida della Procura, a vincere sono questi ultimi. Alimentando quella che il procuratore capo di Messina, Maurizio De Lucia, definisce «una pressione importante, molto sentita dalle organizzazioni mafiose, da parte delle forze dell’ordine».

Ecco allora che «la pax in qualche modo è costretta, perché c’è una certa continuità nell’azione di repressione da parte delle forze di polizia e della Procura, che costringe a tenere basso il livello dello sforzo e di aggressione al territorio». Nonostante questo, sottolinea De Lucia, «emergono diversi episodi di manifestazioni di violenza dei clan su soggetti che non soggiacevano alle loro minacce». Una mafia che «picchia e non uccide, perché è in grande difficoltà». Il motivo? «Picchiare implica che dobbiamo scoprire noi se qualcuno è stato picchiato, un omicidio implica un’attenzione anche mediatica che la mafia tenta, in questo periodo, di evitare in tutti i modi. Anche qui è una strategia della sommersione per sopravvivere in un momento in cui la pressione è molto sentita».

I nomi in ballo, ciclicamente, sono sempre gli stessi. «Questa è una peculiarità della mafia – dice De Lucia -, alcune famiglie da sempre sono mafiose e purtroppo continuano ad esserlo. La differenza sta nel fatto che noi oggi abbiamo un patrimonio di conoscenze, che mettiamo a fattor comune, che ci consente di intercettare questi fenomeni criminali e di reprimerli. È importante che questa sia una operazione congiunta di tutte le forze di polizia impegnate sul fronte antimafia, e il fatto di aver messo insieme una serie di elementi provenienti da indagini di tutte e tre le strutture di polizia, dimostra l’efficienza davvero notevole e credo con pochi eguali nel Paese delle capacità di coordinamento sul territorio messinese».

I rischi, in una fase storica come questa, sono esponenziali: «Oggi l’economia è depressa e quando l’economia è depressa, chi ha soldi ha la possibilità ancor di più di depredare le attività commerciali, a rischio di infiltrazione mafiosa oggi più di ieri». Il nuovo eldorado è sempre di più il settore del gioco: «Le attività legate al gioco e alle scommesse, in cui circola molto denaro contante che viene poi canalizzato col denaro elettronico, rappresentano una grande occasione di riciclaggio per le mafie». E non manca l’aggancio con la politica: «La mafia – continua De Lucia – cerca di entrare nei salotti “altri”, nei salotti della politica, delle imprese, del mondo del commercio. Poter tentare di acquistare voti per soggetti che poi evidentemente diventano serventi alle organizzazioni mafiose, la capacità di parlare in maniera ambigua con le istituzioni, rientrano nel core business dei comportamenti mafiosi».

Ne viene fuori, però, «una mafia che vuole crescere e che ha grosse difficoltà a crescere, proprio per la pressione delle forze dell’ordine. Dall’altra parte c’è la pulsione delle famiglie storiche di crescere e rafforzarsi, un conflitto stabile tra lo Stato e l’Antistato, ma devo dire che fortunatamente in questo periodo vince lo Stato». Il ritorno pressoché immediato di Giovanni Lo Duca a capo del clan di Provinciale, però, è emblema di un dato di fatto su cui, sostiene il procuratore, «bisogna essere chiari: chi appartiene ad una organizzazione mafiosa, continua ad appartenere ad una organizzazione mafiosa per tutta la vita. I modi per uscirne sono solo due: o collaborando con la giustizia o con il decesso. Ci vuole chiarezza e non ipocrisia: non c’è memoria di mafiosi che hanno smesso di fare i mafiosi. Dopo un periodo di detenzione, un condannato per mafia, soprattutto se ha un ruolo apicale, quando esce dal carcere ha il diritto-dovere di rioccupare un posto in seno all’organizzazione. Questa è la realtà».

Il ringraziamento di SOS Impresa – Rete per la legalità 

“Esprimo il più sentito ringraziamento a magistratura e forze dell’ordine per aver ancora una volta inferto un durissimo colpo alla criminalità organizzata sotto la cui egemonia, in questo caso nella città di Messina, finivano soggiogati numerosi cittadini ed imprenditori onesti, costretti a subire le estorsioni” afferma, intanto, il vice presidente nazionale di “Sos Impresa – Rete per la Legalità”, Pippo Scandurra, in una nota congiunta insieme al coordinamento regionale siciliano e all’associazione di Messina, presieduta da Giuseppe Ruggeri, dopo l’operazione condotta da Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato di Messina, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Messina.