9 Maggio 2021 Attualità

La nota di Nuccio Fava: Livatino, Europa nostra patria e La via maestra

Di Nuccio Fava – Una bella giornata di sole avverte che l’estate è prossima. Accompagnata dalla speranza che man mano sembra farsi più concreta verso l’uscita dalla pandemia. Tutti segnali che concorrono a rendere più intensa e significativa questa festa per l’Europa. Certo i problemi restano gravi e numerosi, vere e proprie sfide per il nostro futuro con le responsabilità enormi che tutti insieme abbiamo verso le donne e i giovani. Sono loro ad avere pagato il costo maggiore della pandemia, aggravando ulteriormente la loro condizione specie nel mondo del lavoro ma anche nella vita familiare e sociale. Le statistiche sono inesorabili. Ci mostrano la posizione agli ultimi posti sull’occupazione e ancora più chiaramente per quanto riguarda le perdite di lavoro a causa del covid. Un quadro ancora più preoccupante se consideriamo la condizione presente e antica del sud d’Italia, dove in tanti intraprendono da sempre la strada dell’emigrazione, che tra l’altro rischia di impoverire ulteriormente le regioni meridionali e l’intero paese. Giovani e donne sono stati efficacemente indicati dal nostro presidente del Consiglio come la meta più importante che tutta l’Europa deve sapere perseguire. Anche nella finalizzazione e nell’orientamento delle ingenti risorse decise dall’Ue per il rinnovamento ed il rilancio di tutta l’Europa anche sul piano delle istituzioni.

Per una felice coincidenza questa domenica di festa annovera tra i beati nella sua Sicilia il giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia e che la chiesa celebra come martire laico per la giustizia. L’ho conosciuto a Catania ad un convegno sul tema: stampa, mafia e giustizia, in occasione della commemorazione di Giuseppe Fava anche lui assassinato dalla mafia. Non conoscevo questo giovane e schivo magistrato che ha chiesto la parola. Breve il suo intervento, centrato essenzialmente sulla responsabilità di giornalisti e magistrati di contribuire a favorire una sempre maggiore consapevolezza sul dramma dell’intreccio tra corruzione, mafia e politica, aggiungendo che ciò che in ogni caso conta è la credibilità e la personale coscienza.

Riflessioni quanto mai attuali in ragione della crisi e del travaglio della nostra giustizia. Impossibile con la straordinaria sollecitazione non ricordare , che nella giornata del 9 maggio 1978 venne trucidato Aldo Moro , politico e grande statista  che contribuì tra l’altro ad una visione dell’Europa e promotore degli accordi di Helsinki quasi 20 anni prima del crollo muro di Berlino.