24 Maggio 2021 Senza categoria

LA LEZIONE DELLA PANDEMIA (…E DUE PROPOSTE) di Renato Accorinti

La pandemia ci ha dato una grande lezione: ci ha forzatamente fatto rimettere i piedi a terra, ha sbattuto al muro le nostre coscienze e ci ha fatto riflettere sulle cose davvero importanti. Ci ha costretti ad uscire da quella specie di bolla, fatta di nulla cosmico, in cui sempre più ci stiamo trovando a sopravvivere piuttosto che a “vivere”.

La sofferenza immane, la morte che – come recita Totò nella sua “livella” – colpisce ogni giorno tutti, dall’uomo più povero a quello più ricco, dalle persone socialmente deboli agli uomini più potenti del mondo, ci ha messo tutti di fronte alle nostre fragilità: nessuno in assoluto, neanche i presidenti delle nazioni più potenti del mondo, hanno potuto fare qualcosa e la loro potenza a nulla è valsa di fronte alla morte e alla sofferenza così generalizzata, sofferenza non solo fisica ma anche sociale ed economica.

Tutto questo, però, ci ha fatto vedere una cosa importante: l’interdipendenza, cioè come noi tutti si dipenda reciprocamente, gli uni dagli altri e come tutto ciò che noi facciamo abbia ripercussione sulle persone vicine ma anche su quelle che vivono dall’altra parte del pianeta.

In questo periodo, però, abbiamo avuto la fortuna di avere due persone straordinarie che vivono proprio nella nostra nazione, una laica e una religiosa, la massima autorità dello Stato che è Sergio Mattarella e Papa Francesco; entrambi camminano parallelamente sullo stesso binario: la laicità e lo spirito religioso, la Costituzione e il Vangelo che camminano appunto, nella stessa direzione.

Proprio qualche giorno fa Mattarella, parlando a dei bambini di una scuola, ha detto chiaramente che la parola “INSIEME” non vuol dire l’appiattimento o il venir meno delle nostre idee o dei nostri ideali. Ha detto che il confronto è fondamentale ma non bisogna creare incendi o buttare benzina sul fuoco dell’odio per avere vantaggi di tipo personale o di partito. Ha ammonito su una cosa importante: guardare al Bene comune. Dal canto suo, Papa Francesco da un anno, dall’alto della sua saggezza e della sua semplicità, continua a ripeterci che “siamo tutti sulla stessa barca, nessuno può salvarsi da solo!”.

Ecco questa interdipendenza, questa compassione, questo sentire il dolore degli altri in noi deve spingerci a cercare e a trovare soluzioni per raggiungere, appunto, il Bene comune, il valore dei valori: la nostra Costituzione così come il Vangelo, lo affermano, entrambi guardano verso questa direzione. Dovremmo riflettere tutti: cittadini, istituzioni e politici di qualunque appartenenza, dovremmo ricercare e trovare solo il Bene comune.

Il Governo sta cercando di trovare soluzioni ai tanti problemi immani: l’economia è smarrita e tanta gente non riesce a sopravvivere, le povertà sono aumentate, lo sappiamo e i “Ristori” non bastano. Ma le parole dei due grandi uomini possono servire da spunto al politico perché miri a soluzioni, appunto, “comuni”.

La vera essenza della “Politica”, deve essere incentrata su questo modo di pensare: essere un politico non è solo creare infrastrutture, scuole e una buona sanità, chiaramente egli DEVE pensare a tutto ciò (è chiamato per questo) ma deve riuscire ad andare oltre, tendere ad un mondo più giusto, equo e solidale dove ognuno si senta fratello, concittadino dell’altro e, in un certo qual modo, responsabile della vita e della serenità dell’altro.

Fino a qualche tempo fa c’era chi non arrivava alla fine del mese, spesso erano dipendenti pubblici mentre i privati, erano quelli che a volte si arricchivano pure (ben per loro, se lo facevano in modo serio e onesto). Oggi le cose si sono ribaltate: chi ha uno stipendio fisso si sente quasi ricco perché, a fine mese, sa come dare da mangiare ai propri figli mentre quelli che lavorano nel privato (faccio l’esempio di commercianti, bar, ristoranti, ecc…) non sanno come arrivarci alla fine del mese visto che sono stati da questa pandemia messi in ginocchio. I “Ristori” non bastano, abbiamo detto e allora diamo un senso a quello spirito del “Bene comune”, di quel provare a salvarci insieme di cui parlano sia Papa Francesco che Mattarella.

Ricordate l'”Una Tantum”? Era un contributo temporaneo di solidarietà (non una “tassa”) che lo Stato chiedeva ai cittadini quando c’era un problema importante da superare. Perché non crearne una in questo momento di gravissima contingenza?

Tutti quelli che abbiamo uno stipendio sicuro a fine mese, in forma proporzionale alla propria entrata e “progressiva” – come dice la Costituzione per il pagamento delle tasse– potremmo dare quel tanto che non alterando il nostro vivere sereni, potrebbe comunque servire a creare una NUOVA COMUNITÀ dove tutti siano partecipi della serenità degli altri.

Per quanto riguarda la “proprietà” dei brevetti dei vaccini, ricordiamo che in questo momento ancora 130 paesi nel mondo non ne hanno di disponibili.

Ma il brevetto, questa capacità di poter realizzare delle cose straordinarie, deve essere garantita a tutti, perché il vaccino non è una “merce”, un semplice bene di consumo: chi lo detiene ha il potere di vita e di morte su intere popolazioni e questo NON PUÓ E NON DEVE essere consentito.

Se consideriamo che la stessa proprietà privata–garantita e tutelata dalla legge– è sottoposta a limiti e viene meno se su un terreno “privato” deve passare una strada importante o deve essere costruito un ospedale, una scuola ecc…, figuriamoci cosa può accadere quando si parla di un bene di primaria importanza, di un farmaco “salvavita” o di un vaccino. Ecco che, anche in questo campo, si torna al discorso del Bene comune. E’ chiaro che come per le proprietà private “materiali” anche per un brevetto dovrebbe vigere il “meccanismo” dell’esproprio e del relativo giusto rimborso del valore di quella proprietà, cosa che permetterebbe alla Ricerca di andare avanti e dedicarsi a nuovi studi, nuove scoperte sempre per il bene dell’Umanità.

Insomma è arrivato il momento per la Politica di fare una scelta di campo. E necessario che torni alle proprie radici e dia una direzione precisa al proprio operato: una direzione volta a porre al primo posto l’Uomo e il Bene Comune. La Politica si deve adoperare perché nasca nella Società una nuova consapevolezza volta a superare il concetto di “AIUTARE” inteso come un rimedio straordinario da usare in un momento di straordinarietà e farlo diventare consuetudine, una sorta di “normalità” condivisa da tutti.

Questo é fare politica, la politica è una cosa nobile, spirituale e concreta e anche in questo campo come nella vita in generale, i due concetti di Religiosità e di Laicità si incontrano, si intrecciano e camminano nella stessa direzione.

Io spero che queste cose possano essere realizzate. Sono due piccole proposte semplici: quella dei brevetti che ormai è richiesta dal mondo intero (quindi speriamo che facciano in fretta) e l’altra, quella di usare per il bene di tutti una parte dei nostri soldi (di chi ha uno stipendio sicuro), che potrebbero davvero cambiare e migliorare la nostra Società. Perché non ci si senta più soli e non si lasci solo chi è in difficoltà. Perché ESSERE SOLIDALI, senza sentirci buoni per averlo fatto è semplicemente il nostro dovere.

Andiamo incontro all’altro, dunque, senza pensare di volerlo “aiutare” perché, come afferma il grande Giorgio Gaber: “ho capito quanto sia pieno di insidie, il termine aiutare. C’é così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione, nel volere a tutti i costi aiutare gli altri, che se per caso mi capitasse, di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: “Non l’ho fatto apposta”.

Renato Accorinti