7 Luglio 2021 Giudiziaria

Arrestato 35enne. Avrebbe tentato, in carcere, di reclutare seguaci per l’isis (anche in quello di Messina)

Avrebbe tentato di reclutare seguaci per l’isis, anche al carcere di Messina. Raduan Lafsahi, marocchino, 35 anni, già detenuto in varie carceri italiane, oggi rinchiuso nella casa circondariale di Paola (Cosenza) è stato raggiunto da una nuova ordinanza cautelare per i reati di associazione terroristica e istigazione a delinquere con finalità di terrorismo.

L’uomo è accusato di aver fatto ‘proselitismo’ per l’Isis in una decina di carceri italiane, con violenze e minacce su altri detenuti, esaltando gli attentati più eclatanti, dalle Torri Gemelle a quello a Charlie Hebdo, affermando di essere un “terrorista” e “che gli italiani erano dei maiali”, che li avrebbe “uccisi tutti tagliandogli la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra”.

Il marocchino, stando a quanto ricostruito dalle indagini del pool antiterrorismo milanese e degli agenti del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, avrebbe iniziato la sua attività di proselitismo per l’Isis già quando era detenuto a Como (da qui la competenza dell’antiterrorismo milanese in un’indagine in prima battuta scattata a Palermo) tra il 2015 e il 2017.

L’avrebbe portata avanti con comportamenti violenti anche nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria oltre che dei detenuti, anche quando era rinchiuso, sempre per reati comuni come spaccio e rapine, oltre che a Messina, anche a Palermo, Catania, Agrigento, Catanzaro, Potenza, Pavia, Torino.

Il 35enne marocchino pro Isis Lafsahi, in una registrazione audiovisiva, avrebbe addirittura affermato al cospetto dei secondini: “Vi faccio vedere io come reagisce un musulmano, io sono un musulmano e odio tutti i cristiani”. Stando a quanto riportato da “La Verità”, a detta degli inquirenti l’uomo ha dimostrato la propria appartenenza ideologica all’associazione terroristica Isis e ha dato prova di seguirne i dettami, istigando gli altri alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l’ordine carcerario.