ALTRO CHE AMAZON! RIDATECI PIAZZA MUNICIPIO E QUELLA DISTESA DI LIBRI COLORATI

12 settembre 2018

di Vincenzo Cardile – Ho sempre pensato che la tecnologia spesso inaridisce l’anima, ingarbuglia i rapporti ma soprattutto crea degli steccati, dei muri di vetro tra la gente, che una volta non esistevano.

Vi faccio un esempio. Qualche giorno fa è arrivato il pacco di Amazon contenente i libri di testi scolastici dei miei figli, acquistati online. Appena l’ho aperto, con un po’ di tristezza, come un flashback, ho ripercorso il periodo antecedente l’inizio della scuola.

Quando ero adolescente, il mio primo giorno di scuola cominciava già in agosto, con l’arrivo del primo temporale che, puntuale come sempre, arrivava subito dopo il caldo ferragosto.

Quella pioggia sporca di sabbia che squarciava il caldo e zittiva persino le lamentose cicale, mi faceva capire che era tempo di prendere in mano il bistrattato libro delle vacanze, in genere nascosto tra la biancheria, lontano da sguardi indiscreti di genitori e nonni.

L’odore delle pagine mi faceva riassaporare la bellezza della scuola, intesa come l’insieme delle emozioni, situazioni e contaminazioni che portava in se’ e che si concentravano tutte, nell’ultimo giorno, di scuola.

Quel suono dell’ultima campanella, accompagnato dalla corsa verso l’uscita e sospinto dalle urla di gioia, mi lasciava sempre una sensazione di agrodolce, una gioia malinconica, animata dalla speranza di una estate felice ma impastata con la malinconica tristezza di dover lasciare le persone con cui avevo convissuto un anno intero.

Iniziava cosi il mio conto alla rovescia, scandagliato da passaggi sempre segnati.

Il primo era certamente la battaglia quotidiana fatta ai genitori per tornare in città dal luogo di villeggiatura. Facevo di tutto per rompere, dicendo che mi annoiavo, che non c’erano più i miei amici, che il mare era agitato, che faceva buio presto… insomma ogni scusa era buona per tornare… ed ogni momento era quello giusto per fantasticare.

Così tornato in città, cominciavo con mia madre il fantastico giro per le cartolerie.

Era una vera giostra di piaceri… cercare i quaderni più fighi, sfogliandone le copertine per cercare i migliori, al punto quasi di tagliuzzarsi le dita, toccare le gomme, tanto da farsi restare in mano quello splendido profumo dolciastro che ancora sogno… e poi le replay colorate, le penne con gli anellini da invertire, il pennone con in cima i bottoni con l’inchiostro colorato… e poi scegliere il portacolori, lo zaino Invicta o la cintura per portare i libri a scuola, ma soprattutto, trovare il diario giusto!

Il diario era a scuola forse, l’oggetto più rappresentativo della persona. Se sceglievi quello sbagliato, eri rovinato: potevi persino essere emarginato o passare per sfigato… la scelta era difficile, ma se trovavi quello giusto, ti si apriva un mondo nuovo. All’inizio dell’anno, scrivevo i compiti, ma già a fine settembre, lo usavo per scrivere frasi, raccogliere firme, attaccare stickers, appuntarmi aneddoti, oppure solo per attirare l’attenzione della biondina del banco accanto… e più si rovinava, più era figo. A fine anno era quasi sempre sbrandellato, privo di copertina… bandiera vecchia, onor di capitano, mi diceva mio nonno, ed era proprio così.

Ma il vero motivo perchè volevo tornare in città era il mercatino dei libri usati di piazza municipio.

A cavallo tra gli anni ottanta e novanta, le scale di piazza municipio dal primo pomeriggio all’imbrunire, diventavano il luogo con più densità di ragazzi della città.

Io prendevo il mio amico Maurilio a casa e, sul portabagagli della mia vespa rossa, legavamo una enorme cassetta, piena di libri usati, direzione piazza Municipio.

Appena arrivati, si scaricava la cassetta con i libri, alla ricerca di un posto strategico, in genere sotto il monumento ai caduti. La Piazza appariva come una distesa colorata di libri, come fossero fiori, con centinaia di ragazzi che ronzavano intorno, come fossero api impazzite, alla ricerca del libro perduto, come fosse miele.

C’erano due tipologie di venditori: quelli stanziali, che restavano nella postazione scelta, e poi quelli ambulanti, che giravano per la piazza in cerca di acquirenti dei propri libri; io in genere ero l’ambulante, Maurilio lo stanziale. I prezzi dei libri usati si contrattavano, seconda lo stato d’uso, ma soprattutto, secondo l’acquirente.

E’ ovvio che se il valore del libro fluttuava secondo se il prezzo lo chiedeva una bella ragazza, o uno stronzetto antipatico.

A me è sempre piaciuto pensare che il libro, dopo averti accompagnato per mano un anno intero, dopo averti fatto crescere nella conoscenza, in quei giorni ti lasciava la mano portandoti a scoprire ancora nuovi mondi e nuove persone.

Il libro diventava ancora una volta il mezzo di conoscenza per eccellenza, inteso anche in senso lato: il tramite per conoscersi fra ragazzi. Grazie ad esso, ci si guardava in faccia, si scambiavano recensioni, sguardi, e magari anche numeri di telefono… Oggi abbiamo Amazon e e-commerce. Ditemi voi cosa è meglio…

Nato a Messina il primo gennaio del 1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non ...