GIANCLAUDIO IANNUCCI, IL PLATINI DELLO STRETTO CHE CON I SUOI GOL ACCENDEVA IL CELESTE

12 luglio 2017

di VINCENZO CARDILE – Se chiedi ai tifosi Messinesi col palato fino chi, tra i calciatori del Messina anni 80’, gli sta più a cuore, loro ti risponderanno probabilmente con il nome di colui che li ha deliziati col suo mancino, giocando nella sua carriera ben quattrocentoquattordici partite e realizzando una novantina di gol tra serie C, dove ha debuttato a diciassette anni, ed interregionale, vale a dire Claudio Iannucci.

La sua tecnica sopraffina ed il suo sinistro lo pongono fra i giocatori più virtuosi che il Celeste abbia mai visto, e forse in cima alla classifica di quelli che ha più rimpianti, per non aver calcato i campi di serie B e di serie A, pur avendo una classe cristallina.

Pur non avendo giocato nella massima serie, Claudio ha un ricordo bellissimo di quegli anni, “anche perché in serie C giocavi con squadroni blasonati come Livorno, Lecce, Bari, Benevento, che adesso fanno, serie A e serie B, ed eravamo giocatori di altro livello, al punto che una volta, andando a vedere un ritiro della Juventus, il mio amico Schillaci, con cui giocai a Messina, si rivolse al suo compagno Marocchi, oggi conduttore di Sky, dicendogli: ‘lui era il mio capitano a Messina… come ha fatto questo a non giocare in Serie A non lo so, e tu invece hai gia fatto trecento partite… Io vedo giocare la A e la B di adesso, e mi chiedo ancora come gente del calibro di Franco e Santino Mondello, Bellopede, Rigamonti, Colaprete, non ci abbia mai giocato”.

A questo punto il suo Amarcord di Messina si fa pungente e racconta che conserva “ancora ritagli di giornale dell’epoca che ogni tanto mi rileggo, e vedo che c’erano quindicimila spettatori, roba che adesso, manco in Serie A si vede. Già un ora prima della partita nello stadio c’erano sette, ottomila spettatori, e quando noi scendevamo in campo per vedere il tipo di scarpette da mettere, sentivo un grosso entusiasmo, la gente impazziva per noi… e pur avendo vinto campionati, con Sorrento, Benevento, Paganese, con il Lamezia, gli anni a Messina sono stati gli anni più belli della mia carriera. Uscire da quegli spogliatoi ti dava sempre una spinta in più, tant’è che vincevamo sempre in casa. Pure gli arbitri si condizionavano, perche passavano da campi con mille persone, come Ercolano, al Celeste, dove ce ne erano quindicimila. Anche fuori dal campo i tifosi ti facevano sentire importante, quindi per me sono stati degli anni fantastici, ripeto, gli anni più belli della mia vita, anche perché avevo un bellissimo rapporto con il presidente Alfano (Michelangelo), uomo carismatico che stava molto vicino alla squadra e che mi voleva a tutti i costi capitano”.

In quegli anni Claudio era un vero numero dieci, giocava a ridosso della punta o delle due punte, facendo gol e facendone fare molti. “La mia specialità erano le palle inattive, punizioni e rigori, ed il sinistro era il mio piede magico. Di quando giocavo a Messina, mi ricordo tutti i gol, ma quello più importante fu contro l’Agragas. C’era mio fratello sugli spalti a vedermi, e feci un gol su punizione. Eravamo primi contro secondi, e quel gol, nello scontro diretto, fu determinante. Ancora ho le foto, e si vede io che esulto attaccato alla rete di recinzione, con dietro almeno cinquemila tifosi impazziti. Finì uno a zero tra l’entusiasmo della gente. Un pubblico così non l’ho più visto. Pensate che adesso, il Benevento, per la Serie A, ha ottomila, diecimila persone… io mi ricordo che al Celeste c’era molta più gente, molto più entusiasmo… ancora ho tanti amici che mi chiamano, e ripeto, il più grande rimpianto che ho, è quello di non essere rimasto”.

Lasciata Messina, andò a Sorrento, “solo per rientrare a casa, ma Scoglio mi voleva… quello fu un grande errore. Anche perché c’erano grandi giocatori, anche se giovani, come Schillaci o Napoli. Schillaci era sempre così, con quegli occhi spiritati, ed io dicevo sempre che lui sarebbe arrivato in Serie A. Era un peperino, si sapeva cercare i rigori e sapeva segnare. Io giocando dietro Schillaci mi trovavo benissimo. All’interno dello spogliatoio c’erano grandi personaggi come Ciccio Currò ed il dott. Ricciardi, che erano il Messina, perche ci tenevano, e se il Messina perdeva, andavano in crisi tutta la settimana.

Adesso Iannucci ha una bellissima Scuola calcio, e trasmette ai giovani che allena, soprattutto i valori umani e comportamentali, più che quelli tecnici, “perché non ci sono più i ragazzi di una volta, ed io cerco di insegnargli a comportarsi bene con i compagni, con gli amici e con le persone più grandi, rispettando sempre genitori ed insegnanti. Secondo me è più importante insegnare questo, poi viene il calcio. Anche perché già lo vedi a sei, sette anni se un ragazzo è veramente bravo…”. E se tu, giovane promessa, hai la fortuna di essere allenato da un uomo con questi valori che a sessant’anni calcia ancora con quel sinistro magico in allenamento, e ti insegna un minimo di quello che sa fare, stai tranquillo che sei sulla buona strada…

Nato a Messina il primo febbraio del 1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non ...