La Scuola, luogo di ContaminAzioni

Questo vuol essere il racconto di un viaggio nelle scuole “altre”, Scuola nel Bosco, Scuola Senza Zaino e Scuola Steineriana, un viaggio di scoperta fatto assieme a mia figlia Zoe, necessario per me che, da maestra incantata della scuola pubblica, decisi, un anno fa, di visitare le scuole italiane “diverse”, quelle di cui avevo letto e ascoltato i racconti e le esperienze. A queste scuole, al loro progetto educativo, mi sento vicina per affinità e scelte che caratterizzano il mio lavoro da molto tempo.

Raggiungiamo la Scuola nel Bosco di Ostia Antica, poco distante dal borgo medievale e dal Castello di Giulio II, immersa nella campagna. In quest’oasi di natura si capisce subito che è facile incontrare gruppi di bambini e bambine a spasso, alla ricerca di Bellezza. Ci accolgono, festosi, i piccoli dell’ Asilo nel Bosco, e da lì percorriamo le stradelle in terra battuta di un piccolo villaggio che ospita la scuola elementare assieme alle case di una vera comunità. Quattordici bambine e bambini che hanno a loro disposizione aule e infiniti spazi esterni per trascorrere le mattine e i pomeriggi a scuola, in un tempo non rigidamente scandito, che è un fluire di forme, scoperte e relazioni educative tra la fattoria, i campi, i forni a legna, gli animali, i giochi, le casette sugli alberi. Esiste una pedagogia dell’educare all’aria aperta, importantissima perché conduce i bambini all’osservazione e alla comprensione dei fenomeni non necessariamente mediate dagli adulti.

Gli educatori della pluriclasse sono tutti uomini quest’anno, Paolo, Mirko, Danilo e Sasha, e hanno formazione e sensibilità montessoriana, steineriana e libertaria (la sperimentazione Montessori è l’unica possibile, in questo momento, nella scuola pubblica italiana oltre a quella Senza Zaino): difatti il progetto Scuola nel Bosco è stato presentato nella scuola statale di Ostia Antica e vi hanno aderito, assieme ai bambini provenienti dall’Asilo nel Bosco, alcune famiglie che ritenevano i comuni percorsi didattici non adatti alla natura e alle caratteristiche dei loro piccoli. Viene versato un contributo mensile, ma va bene anche uno scambio/lavoro, nella prospettiva di un’economia solidale.

L’aula è molto confortevole e offre a ogni bambino spazi ordinati per racchiudere le proprie cose, c’è un angolo con tappeti e cuscini per il relax, il guardaroba per riporre scarpe e stivaletti di gomma per le escursioni ( anche Zoe ed io li abbiamo portati…), librerie per i materiali, biblioteca ben fornita. Gli arredi sono di legno, i tavoli – banchi sono di forme curve, a foglia lanceolata, separabili in due metà per aprire il dialogo educativo o concentrarlo, le panche seguono questo andamento ondulato, morbido. Adiacente all’aula c’è la cucina. Le bambine e i bambini ci accolgono con curiosità e apertura, commentando che molto spesso ricevono visite di persone che vogliono conoscere quella scuola. “Sei la nostra nuova maestra?” …e chissà, un giorno, penso io!

La classe si divide in due gruppi, generalmente. Un gruppo fa lezione all’interno dell’aula ed un altro fa un laboratorio fuori: orto, giardinaggio, creazione di oggetti con materiali naturali, scienze, visite agli animali con una veterinaria-etologa per l’osservazione dei comportamenti delle specie diverse dall’uomo, scoperte libere. Poi i gruppi si alternano. La mattinata si conclude con l’incontro dei due gruppi per una lezione assieme. Ma anche all’interno del gruppo che fa lezione in aula vi sono bambini che si occupano di temi differenti: una metà conclude un lavoro di geografia, l’altra fa matematica. Camilla, invece, vuol continuare a leggere un libro, “Il racconto dei Viaggi di Ulisse”, perché ha scoperto da poco il piacere della lettura individuale e non è giusto interferire con una scelta così profonda. Noto che c’è una bellezza nei gruppi che si occupano di cose diverse: essa sta nel far incontrare ritmi diversi, in una sorta di poliritmia d’apprendimento, ed in questo terreno fertilissimo è più facile che un bambino possa chiedere al maestro.” Cosa posso fare ancora?”, come quando si vuol fare il bis di una pietanza buona…

Succede egualmente nella scuola dello Stato che venga così alimentato il desiderio di “fare”, e dunque di “essere” in quel che si fa, sostando a lungo nelle esperienze scelte? Succede egualmente nella scuola dello Stato che ciascuno non venga sottratto al proprio interesse, al proprio momento formativo a causa di ore rigidamente scandite?

Entro ora nel merito del “come” si fanno le cose qui perché vi è custodito il segreto della relazione tra insegnamento e apprendimento. Tutti i bambini e le bambine usano quaderni senza righe né quadretti per sperimentare un approccio psico-motorio con il gesto grafico. Ogni pagina viene circondata da una semplice, colorata cornice realizzata con i blocchi di cera, la cornice “più bella” di quel singolo frammento di lezione, che è anche un’esperienza estetica. La pagina non risulterà mai impersonale, ma unica e bella. La cornice può contenere uno scritto, una regola matematica, uno schema, delle operazioni, una poesia. La scrittura avviene con matite colorate o con la penna stilografica perché l’inchiostro è più scorrevole. Nessuno, tra i più piccoli, scrive in corsivo se non è pronto…La bellezza viene rappresentata e proposta sull’ampia lavagna dal maestro attraverso dettagliati disegni cui ispirarsi o testi da leggere insieme e trascrivere: viene voglia anche a me e a Zoe di scrivere quel racconto che parla del ciclo dell’acqua, delle gocce che divengono ruscello sgorgando dalla pancia del monte e, scorrendo, conoscono l’erba, i fiori, gli alberi le farfalle e gli animali. Sono storie Waldorf che stimolano il piacere della scoperta nell’affabulazione…e più e più volte, tra quelle parole e gli sguardi incantati dei bambini, ritrovo il senso della mia formazione in ArtiTerapie nella Globalità dei Linguaggi che privilegia, nello studio della Natura e dell’Arte, l’osservazione delle aggregazioni minerali, che tanto affascinano i bambini, il successivo incontro con il mondo vegetale e animale per arrivare all’essere umano, frutto del lungo percorso filogenetico e ontogenetico, percorso presente nei miti e nelle leggende di ogni civiltà: così è nella mente dei Bambini.

“A chi servono le righe?”, chiede il maestro, e invita tutti a osservare il proprio bisogno di struttura sulle pagine ampie. Quest’assenza di righe e quadretti favorisce il fiorire di un sostegno “interno”, esattamente come nel rapporto tra ortopedia   e osteopatia: il “busto”esterno, fornito a priori, sarà sempre più fragile di un auto sostegno.

A metà mattina c’è la merenda a base di frutta e verdure crude, preceduta dal cerchio di ringraziamento alla terra che offre i suoi doni…e poi tanto gioco libero, negli spazi infiniti e protetti dallo sguardo dei maestri che, tutti insieme, hanno la possibilità di osservare i bambini e le bambine nella loro espressione libera e nei loro limiti, nelle difficoltà che incontrano sul piano della socialità su cui lavorare, in un dialogo cooperativo-educativo importantissimo: un maestro lascia all’altro le tracce del lavoro, indica sentieri e scopre possibilità nell’unico interesse della Cura dei cuccioli dell’uomo, nel passaggio “dal grembo materno al grembo sociale”. Il pomeriggio, dopo il pranzo vegetariano condiviso, è dedicato al gioco, al relax, al riordino dei materiali e alla pulizia cui partecipano alcuni genitori, ad alcuni compiti e al dopo scuola che vede coinvolti i genitori stessi perché scoprano assieme ai figli segmenti dei loro processi cognitivi.

Zoe, che della propria scuola ama solo le amicizie sviluppate, dalla Scuola nel Bosco non vuole più andar via! E’ però arrivato il momento di congedarci e di darci appuntamento al corso di formazione sulla Pedagogia dei Talenti e dell’apprendimento all’Aria aperta che si terrà in Sicilia, anche quest’anno.

Alla volta delle dolci colline pisane, andiamo a incontrare il modello A Scuola Senza Zaino, che conta in Toscana un centinaio di scuole. Arriviamo nel plesso di Cenaia “Danilo Dolci”, e già nel nome c’è un riferimento importante, un immaginario che si apre.

Ci attende la maestra Gabriella, responsabile per quel giorno della presentazione della scuola. Qui vige, a dispetto delle recenti riforme che hanno ridotto i maestri a quasi “unici”, “prevalenti”, il tempo pieno modulare con mensa, un’eccellenza della scuola italiana. Vuol dire che per ogni due classi a tempo pieno, ci sono tre docenti cui è stato assegnato un asse formativo (linguistico-espressivo, logico-matematico e antropologico) e che turnano nei due gruppi. Esiste anche il tempo corto, con orario comodo per i bambini (8,30-13), due rientri pomeridiani con mensa. “A Scuola Senza Zaino” vuol dire poter disporre di spazi per ordinare, sia fisicamente che cognitivamente, il proprio lavoro all’interno delle proprie aule, e di tempo per poterlo sviluppare, senza mai correre, nella consapevolezza che gli strumenti di studio non vanno trasportati faticosamente da casa a scuola e viceversa. Ogni gruppo di bambini, ogni classe, dispone di due aule a tema, “aula linguistica e antropologica” e “aula della matematica” che utilizza turnando con l’altra classe del modulo, spostandosi negli spazi. Ci sono anche laboratori per l’inglese e per la musica. L’interno delle aule è strutturato in maniera tale da far coesistere differenti gruppi di lavoro, tre o quattro tavoli – isole di attività diverse intorno a una disciplina, presso cui sostare: un tema e le sue declinazioni, cui accostarsi a piacere, con piacere. Regna un’atmosfera di quiete meravigliosa, non forzata, che nasce da sé, scelta tra i differenti volumi di voce a disposizione dei bambini e delle bambine…soft voice, silence, normal voice, loudly…Alla fine dei lavori il responsabile del tavolo guida la correzione collettiva e conduce una mini conferenza sugli esiti dello studio. I bambini si incuriosiscono vicendevolmente e così procedono all’alternanza tra i tavoli. Talvolta si lavora tutti assieme, in cerchio. Abbiamo assistito ad una lezione sulle frazioni. Con una torta al cioccolato suddivisa in parti uguali e poi mangiata: un esempio di come i concetti possono essere assimilati! Non esiste il maestro in cattedra, non esiste la cattedra…il maestro è immerso nel lavoro di supervisione senza intervento, arriva puntuale al tavolo se sollecitato dai bambini per una richiesta di aiuto o un chiarimento. Il maestro lascia che avvenga ciò che deve avvenire, è una figura che facilita il processo e non lo ostacola con richieste di tempi e modi stabiliti dagli adulti.

Osservo le pareti, osservo la Mappa Generatrice, una per ogni aula, che è un grafico polimaterico del percorso annuale, una rappresentazione plastica, rivolta ai non tecnocrati, della progettazione d’istituto trasformata in arte. Lungo le pareti, ancora, le numerose, allegre tracce di questa organizzazione educativa che si fonda sulle scelte partecipate dagli studenti, in grado di pianificare il proprio percorso di studio su bacheche in velcro, creando i propri obiettivi didattici del giorno, della settimana, mensili, bimestrali. Sono presenti sulle bacheche i pannelli per l’autovalutazione, i manuali – guida, il planning di lavoro e di gioco, le procedure per l’accoglienza e le attività, la suddivisione degli incarichi settimanali, i report del C.R.A., il Consiglio dei Bambini, i report del consiglio di classe, in perfetto stile Summerhill. Tutte le aule hanno spazi predisposti per l’incontro e il dialogo, l’Agorà, hanno biblioteche interne, angoli dedicati a materiali specifici, schedari dei lavori ultimati, angoli per le scienze, per il computer, area artistica e musicale con supporti per appendere grandi lavori, angolo della maestra, cestini per la raccolta differenziata e il compostaggio degli scarti di frutta, unica merenda ammessa a scuola. Voglio sottolineare come non esistano differenze tra i docenti poiché, ciascuno con le proprie risorse e caratteristiche, sono tutti partecipi dell’organizzazione del plesso scolastico e tutti quanti formati per raggiungere questo livello di orizzontalità, privi di atteggiamenti inutilmente competitivi; non esistono differenze tra gli strumenti didattici in uso poiché tutte le aule e gli spazi sono egualmente e perfettamente dotati, ma nascono e si sviluppano naturalmente le abilità, o disabilità, di ciascuno, messe a disposizione di tutta la scuola – comunità per una riflessione costruttiva. Basti pensare che nel vicino plesso di Fauglia c’è la “Fabbrica”, un luogo di creazione e ricezione di materiali didattici in cui lavorano due insegnanti part time con il compito di progettare e raccogliere strumenti per i colleghi e dei colleghi, e si occupano inoltre di ricerca e formazione, in un dialogo costante con i plessi vicini.

La ricreazione, lunghissima, è anche qui luogo del confronto disteso, all’aperto, con ogni tempo; la mensa è pensata in modo tale che ogni tavolo, che rispecchia la composizione dei tavoli – isole delle aule, sia autosufficiente e autogestito. A turno si servono i compagni e si sparecchia. La cuoca due volte a settimana esprime una valutazione sul “comportamento” dei bambini in mensa, i quali, quando avvertono un baccano ingestibile, alzano semplicemente il braccio per chiedere più silenzio, e avviene. Il cibo consumato è preparato fuori dalla scuola e trasportato nelle grandi pentole dai cuochi: non ho assistito a quell’accumulo di centinaia di piatti di plastica al dì, fatto certamente antieducativo oltre che pericoloso per la salute, perché i pasti sono serviti in piatti di ceramica, lavati e riposti a scuola. Scuola pubblica, dello Stato e dei Comuni…

Non un sogno ma un’utopia concreta quella della Scuola Senza Zaino. O forse si tratta proprio di un sogno: “Ciascuno cresce solo se sognato”, parla così Danilo Dolci.

Questo racconto termina con il principio del nostro viaggio: Messina e la sua Scuola elementare Steineriana, nata dalle istanze educative dell’associazione “il Giardino di Luce” e dall’ esperienza dell’Asilo Steineriano, che ha l’obiettivo di promuovere un metodo in accordo con la concezione antroposofica dello sviluppo umano, in grado di coltivare e assecondare tutti i Talenti del bambino e dell’adolescente. Della seconda classe elementare, con la maestra Marta, fanno parte nove bambine e bambini, non tutti della stessa età. Vanno dai sette ai nove anni e ciascuno, nell’ambito di una forte relazione tra insegnamento ed apprendimento, sviluppa le proprie possibilità. E’ l’epoca della matematica quella che i piccoli stanno percorrendo: ogni “epoca” ha una durata di 4/5 settimane e intorno ad un insegnamento principale ruotano le altre discipline, senza trascurare nulla. “Matemagica” è ciò che osservo. Vedo i bambini giocare nello spazio – aula e camminare e contare per ripercorrere le tabelline. Un “organismo”, la fila dei bambini, con capo e coda, che esplora un immaginifico bosco con la lanterna accesa per cercare i numeri. Numeri viventi, agiti che trovano il loro posto nelle casette delle unità, delle decine e delle centinaia, disegnate sul muro e sulle lavagnette di ciascuno, al termine del gioco. Enormi cerchi con attorno le cifre dallo zero al nove rendono visibili anche i calcoli più arditi attraverso i segmenti che uniscono i segni a formare di – segni, forme ricorrenti nella tabellina; il leggero castello del Samurai si mostra così utile per eseguire le moltiplicazioni, con le linee del disegno che in – formano l’operazione matematica e aiutano a condurre i calcoli con la pienezza e lo stupore di un gioco; numeri e movimento, perché a scuola si va con il corpo intero, mica solo con la testa…numeri e ranocchie in uno stagno, numeri e passi per stimolare anche i più piccoli a contare per 2, per 3, per 5 e così via, numeri e sfide gioiose per i calcoli a mente, che inducono all’attenzione per il gesto rapido agito dalla maestra, perché anche lei a scuola “ci viene tutta intera”, per dirla con Franco Lorenzoni, un grande maestro elementare del Movimento di Cooperazone Educativa.

Nell’aula, molto calda e accogliente, sono presenti banchi interamente di legno, sedie, una piccola scrivania per Marta, panche e cesti per riporre ordinatamente tutto, una bella cartiera per i grandi fogli dell’acquerello steineriano, appendiabiti, armadi, altare del buongiorno e delle stagioni, piccola biblioteca, vassoi con materiali, bicchieri di vetro e una brocca per l’acqua: i bambini versano da sé l’acqua, non bevono da bottigliette di plastica, non si teme che l’acqua venga versata sul pavimento…si impara semplicemente a farlo. La mattinata scolastica viene scandita dal gentile suono di un campanello che indica non tanto di far silenzio, quando il passaggio da una cosa all’altra. Giochi ritmici e filastrocche cantate assieme ri – creano l’idea di un gruppo, di un organismo che si sviluppa armoniosamente tenendo conto delle differenze di ognuno, della “presenza” nell’intero processo e non solo nel prodotto finale. Una candela viene accesa ogni mattina per ringraziare il fuoco e la stagione, in un sentimento di inter – essere che sorgerà da sé, col passare del tempo condiviso. Maestra Marta, ogni giorno, racconta, dopo la merenda consumata all’aperto e dopo il gioco libero di esplorazione nel giardino, una storia senza libro. E lascia il segnalibro, una piuma, ad un bambino perché custodisca il filo della narrazione. Torniamo in classe per costruire la “conta dell’otto”, e quale meraviglia c’è nella scoperta delle costanti che si ripetono nell’incolonnare le cifre della conta! Arrivano, i bambini e le bambine, a moltiplicare otto per undici, dodici, quindici, diciassette…a scoprire il segreto custodito nei numeri grandi come nei piccoli, così apprendono e vengono ringraziati dalla maestra per la loro scoperta. Il compito individuale, anche qui, viene svolto su pagine interamente bianche, adornate con cornici di tratti a cera, con le matite colorate. Non copiano il lavoro perché è stato cancellato, eccetto il primo rigo, lo ripercorrono interamente in autonomia e con molto tempo a disposizione. Segue un lavoro sul disegno di acquerelli, preparato con cura dai bambini che già sanno come disporre i banchi e gli strumenti: anche la predisposizione dello spazio è un modo per aver cura dell’intero processo. L’incontro tra i colori primari, l’acqua, la materia, la carta, è mosso dalla suggestione di un racconto. I Personaggi – Colori prendono vita sui fogli, non c’è una forma da riprodurre ma una narrazione che emerge, una per ciascuno.

Ci si prepara per il pranzo vegetariano cucinato a scuola dalla cuoca. I bambini e le bambine preparano il tavolo unendo i banchi. Hanno precisi incarichi, a turno, e sono tutti molto responsabili, ossia certi di esser capaci di compiere azioni che generalmente compiono i grandi. Qui non ci si sostituisce a loro per prevenire l’errore. Viene loro lasciato tutto il tempo che occorre per compiere ogni azione con precisione: vengono agevolati dalla dimensione ridotta degli oggetti di uso quotidiano, ad esempio le tovaglie sono più corte e più maneggevoli, a misura delle loro operose manine. Si servono da soli, mangiano l’insalata senza protestare e gustano tutto con gli occhi e col cuore.

Mentre riordino gli appunti di un anno fa e curo questa scrittura, Zoe ed io siamo in viaggio verso Genova, dove mi attende l’esplorazione della Scuolina Libertaria “L’Officina del Crescere”, causa ed effetto del film – documentario Figli della Libertà, proiettato anche a Messina lo scorso marzo. Che sia l’inizio di un viaggio senza fine…

 

Eva Buttà1 Posts

Sono una maestra curriculare di scuola elementare da 25 anni, ne ho 46. Vivo e lavoro a Messina.
Mi avevano avvertita che mi sarei stancata di pensare, annoiata e infine adeguata al contesto, che non è dei più stimolanti, se non fosse per i bambini e le bambine.
Invece sono qui a contrapporre alla buona scuola una scuola buona.
Mi sono formata, come persona e come maestra, con Stefania Guerra Lisi nell’ambito delle Artiterapie e della Musicoterapia; ho esplorato questa modalità dello “stare in quel che si fa” partendo da chi siamo, creando valore attorno a questo concetto, per permettere ai Bambini con cui ho lavorato, e a me stessa, di indagare le diverse discipline di studio, prendendole a pretesto, per sviluppare percorsi aperti alle soluzioni, ricchi di azioni: dall’esperienza alla scoperta, dalla percezione all’immaginazione alla creazione che “in-forma” qualsiasi processo. Dare Valore al processo e non al prodotto, questo è il mio ruolo educativo ogni giorno.
Utilizzo un bellissimo laboratorio di strumenti a percussione, da me creato con l’aiuto e con il riferimento prima umano e poi didattico di due grandi presenze nella mia città, Angelo Tripodo e Giovanna La Maestra: Angelo, ci manchi come l’aria…
Dalla pratica strumentale, psico-motoria-sensoriale, si aprono vie per l’integrazione delle materie scolastiche e fioriscono le tante intelligenze di cui ogni essere umano è portatore.

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