L’intervista di Vincenzo Cardile: La messinese Roberta ci racconta la Rivoluzione d’Ottobre in Catalogna

In questi giorni, mi ha colpito un evento popolare di natura eccezionale che, secondo me, per la modalità realizzativa, la forza e partecipazione emotiva, ha dell’incredibile e sicuramente verrà ricordato dalle future generazioni, come il “primo ottobre catalano”.
Quanto sta avvenendo in Catalogna è eclatante perchè, indipendentemente dal raggiungimento del fine politico che si prefigge, in sostanza l’indipendenza dallo Stato centrale Spagnolo, sta stigmatizzando una lotta popolare a favore della libertà di espressione, di opinione e di volontà popolare, che forse, nel suo valore intrinseco può equivalere, se non andare oltre, al principio dell’autodeterminazione dei popoli enunciato da Woodron Wilson in occasione del trattato di Versailles del 1919.
Per capire meglio questo fenomeno e la sua reale portata, ho deciso di fare quattro chiacchiere con un’ amica, messinese emigrante, conosciuta tanti anni fa in riva al mar Tirreno, che da ormai quattordici anni vive proprio in Spagna, in una cittadina vicino a Barcellona, Arenys de Mar.
Roberta, “Oby” per gli amici stretti, italiani e spagnoli, fa parte dell’esercito di emigranti messinesi che, laurea in tasca, e speranza di trovare un lavoro, è dovuta forzatamente andare via da una città, arida di futuro e di prospettiva, una città che “sta stretta”.
E’ arrivata così a Barcellona, raggiungendo lì un gruppo di amici messinesi, emigranti anche loro, che avevano deciso di aprire un pastificio, gemello di quello adiacente la statua di Don Giovanni D’Austria, la statua nota come il “chitarrista”.
Lì, innamoratasi di un assiduo cliente del pastificio, poi diventato suo marito, ha inseguito il suo mondo ed il suo sogno, quello della letteratura e della filologia, e oggi, madre di tre figli, insegna italiano ai catalani: tra loro vi sono anche un gruppo di arzilli sessantenni rivoluzionari.
Mi racconta che il movimento indipendentista è l’evoluzione di quello federalista, spinto da una motrice prettamente economica, volta alla corretta ridistribuzione reddituale: “la Catalogna, essendo una Provincia molto ricca, e producendo molto, non riusciva a riavere indietro, quanto dava allo Stato centrale. Ovviamente tutto è passato attraverso il dialogo col Governo centrale, che però, col passare del tempo, è venuto sempre meno, andandosi così ad acuire i contrasti oggi esistenti.
Contrariamente a quanto si dice in giro, la Catalogna ha sempre avuto però una cultura e tradizione autonomista, una propria lingua, parlata e scritta, uno spirito autonomo che c’è sempre stato. Tra la Spagna e la Catalogna, ormai, è come rapporto d’amore tra un uomo ed una donna che non si amano più, o che forse non si sono mai amati, e stanno insieme perchè ci devono stare.
Da qui nasce la domanda: è meglio lasciarsi liberi o costringersi a stare insieme?”
Roberta il primo ottobre non è scesa in piazza personalmente, rimanendo a casa con i suoi tre figli, ma il marito, catalano doc, sì.
Racconta di fiumi di persone, gente di tutti i ceti sociali, ideologie ed età disparata, scese in piazza ed andate a votare proprio per tenere una posizione collettiva forte, pur consapevole della illegittimità ed illegalità di un referendum che va contro l’art.2 della Costituzione Spagnola.
“Questa discesa in piazza è stata solo un movimento popolare di libertà di espressione, perchè si sapeva che ci sarebbe stata la manovra repressiva del Governo centrale spagnolo.
La maggior parte delle persone, reduci dal regime di Franco, quando tutte le libertà erano represse, è andata ai seggi semplicemente per riaffermare ed esprimere il proprio pensiero, la propria volontà. Vedere quelle immagini di repressione, quelle prove di forza, le cariche della polizia, ha creato una tensione sociale orribile”.
Forse proprio questa repressione della libertà di opinione e di espressione ha indotto un popolo libero ad esprimersi; e cosi anziani, donne, bambini, tutti in piazza per il rispetto della libertà, della democrazia stessa, per il rispetto dei valori che ahimè, nelle nostre terre sono ormai svaniti.
Da uno Paese così civile, Roberta guarda con dolore alla sua città di origine, forzatamente abbandonata per la mancanza di futuro, abbandonata come una donna tradita, “senza rimorsi però, perchè qui sono stata accolta a braccia aperte, ed ho trovato una mia dimensione. Qui la gente ha una voglia di condividere gli spazi, una forza civica completamente diversa dalla nostra. Vedere Messina così abbandonata, il disordine, le menzogne, gli spazi pubblici dimenticati, fa proprio male. Ma quando torno, e respiro l’aria della mia città, il colore del mare, l’odore dei tigli che mi ricorda la mia infanzia, entro in tilt”.
Qui Roberta ha una inflessione nel tono della voce, perchè secondo me, ogni messinese che parte, sa cosa lascia. “Messina ha, ahimè, delle potenzialità strepitose, è un museo a cielo aperto, ma la gente non ha più coscienza di chi è, del suo passato e delle potenzialità che ha, perchè credo che non gli sia mai stata data la possibilità di approfittarne al meglio. Se dovessi tornare, mi rimboccherei le maniche e cercherei di fare del mio meglio, come fanno i miei amici reduci”.
Ora, sentendo Roberta, che secondo me, incarna il pensiero e le parole tristi e malinconiche di ogni emigrato messinese, mi chiedo perchè siamo così ovattati e stupidi da lasciarci scivolare tutto sulle spalle, farci calpestare dal politico ingordo di turno, che si vende per nulla, magari soltanto per un gettone di presenza, scordando le nostre origini e massacrando la stessa nostra terra.
Vorrei per i miei figli, per miei concittadini, per le centinaia di migliaia di Roberta, Alessia, Micaela, Giorgio, Alberto, messinesi emigranti, un “primo ottobre” un sussulto, un giorno di ordinaria follia, capace di farci scrollare di dosso questo torpore, vivendo cosi anche noi una vera rivoluzione di idee e di ideali, proprio come quello che sta vivendo in Catalogna la mia amica Roberta.

Vincenzo Cardile22 Posts

Vincenzo cardile, nato l’ 01/02/1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non diventare noia… per l’appunto, alla prossima….

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