BARCELLONA P.G. – IL RETROSCENA DELL'ARRESTO DI VITO FOTI: "Pizzo" da diecimila euro. I due estorsori incastrati da filmati e intercettazioni

2 dicembre 2009 Mondo News

Sin dal suo arrivo a Messina, il procuratore capo Guido Lo Forte, aveva fatto riferimento a una scala di priorità nella lotta alla criminalità organizzata. E sia l’aggressione dei patrimoni illeciti, sia l’azione di contrasto al fenomeno dilagante delle estorsioni continuano a occupare i primi posti di questa graduatoria. Puntualizzazioni che Lo Forte ha voluto ribadire anche ieri nel corso della conferenza stampa in questura, dove sono stati illustrati i dettagli dell’operazione di polizia che a Milazzo ha portato all’arresto di due persone. Si tratta di Carmelo Vito Foti, 42 anni, ritenuto dalla Dda elemento di primissimo piano della mafia barcellonese e dell’incensurato Giuseppe Billa, anch’egli 42enne, dipendente dell’Ato2, cantiere di Milazzo, entrambi finiti in manette con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso (a Foti contestata pure la violazione della sorveglianza speciale) ai danni del titolare di due pescherie di Milazzo. Indagini particolarmente complesse come è stato riferito ieri (presenti anche i pm di Barcellona Michele Martorelli e della Dda di Messina Giuseppe Verzera che hanno richiesto la custodia in carcere, emessa dal gip Maria Teresa Arena) curate dagli agenti del commissariato di polizia di Milazzo diretto dalla dottoressa Marina D’Anna. Complesse, soprattutto perché non vi è stata alcuna collaborazione da parte dell’imprenditore (preoccupante circostanza che accomuna la maggior parte delle vittime), ma anche per la straordinaria prudenza con la quale si è mosso il pericoloso Carmelo Vito Foti (mai una telefonata sospetta; abilissimo nel mimetizzarsi) grazie anche alla collaborazione di Billa, il quale nella vicenda ha giocato il ruolo dell’insospettabile intermediario. Per arrivare a incastrarli, i poliziotti hanno dunque faticato non poco, fra appostamenti, filmati e intercettazioni. Impegno che lo stesso Procuratore capo ha voluto lodare esprimendo il suo personale apprezzamento. Secondo l’accusa, prima di giungere alla richiesta dei soldi l’organizzazione diretta da Carmelo Vito Foti in pratica si “presentava” con una bottiglia incendiaria e un proiettile. Ciò accadeva due volte, l’una di seguito all’altra, segnale che suggeriva al destinatario di rivolgersi all’estorsore che poi faceva la richiesta di pagamento. E così è stato (pare che la somma corrisposta a Foti si aggirasse intorno ai 10 mila euro). Carmelo Vito Foti già condannato nell’ambito del maxiprocesso “Mare Nostrum” (a suo tempo in primo grado scelse il rito abbreviato), era sottoposto attualmente alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Un contributo utile a quest’operazione è stato fornito anche da un’indagine collaterale dei carabinieri della Compagnia di Milazzo. «Tutti gli operatori economici del Messinese – ha spiegato Lo Forte – seppure con modalità differenti subiscono la violenza del racket. Un fenomeno troppo diffuso in città e soprattutto nella fascia tirrenica». Le indagini tuttavia stanno proseguendo a ritmo serrato e non si escludono ulteriori risvolti. I due arrestati, che saranno interrogati domani, sono assistiti dagli avvocati Bernardo Garofalo, Tommaso Calderone e Pinuccio Calabrò. Tito Cavaleri