MA PERCHE' MAI IL COMUNE DI MESSINA DEVE PAGARE?: Duomo quanto mi costi… Ecco quanto si spende per la manutenzione del "gioiello" di Messina

5 dicembre 2009 Mondo News

Cos’è quel posto che ruggisce come un leone, che canta come un gallo, che suona una musica dolce ma possente, quel posto che raccoglie giovani intenti a farci le “vasche” nei weekend, a un passo dal cuore politico della città, al centro del folklore e della devozione dei messinesi? Non è la Sfinge dello Stretto a fare questo indovinello, e non è poi tanto difficile come quello a cui ha risposto Re Edipo. Il gioiello incontrastato, per simbologia prima che per altro, della città è quel Duomo ricostruito dopo bombardamenti, fulmini e terremoti. E adesso Messina questo pezzo prezioso vuol custodirlo nel migliore dei modi, anche dalle insidie meno eccezionali di quelle già occorse, anche solo dalle intemperie e dal trascorrere del tempo. Così di quel Duomo che cela tesori, Manta d’oro, reliquie, il secondo organo più grande d’Italia, il terzo d’Europa, affiancato da un campanile alto 90 metri che contiene il più grande e complesso orologio meccanico ed astronomico del mondo, oggi si prende cura, è proprio il caso di dirlo per competenza, l’Arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela. Con un sostanzioso “aiutino” dal Comune. Vediamo dunque nel dettaglio quanto costa “tenere in forma” il Duomo. Per la manutenzione ordinaria si spendono poco meno di 7mila euro a trimestre (poco più di 20mila da marzo a oggi).

Sotto la voce manutenzioni, però, risultano anche:

– pulitura straordinaria statue varie

– pulitura ingranaggi motori

– intervento bandiera del leone

– cambio del cuscinetto puleggia

– cambio cavo d’acciaio

– molla, tamburo Madonna della Lettera

Totale 8.400 euro, che sommati ai precedenti ammontano a circa 28mila euro, ai quali il Comune di Messina “contribuisce” con 25mila euro. Stia tranquillo il leone del Duomo, il cui ruggito ci sembrava in effetti ultimamente più rauco, la sua bandiera sarà messa a posto presto, e così la Madonna della Lettera, il suo tamburo, con la nuova molla, tornerà come nuovo. Chissà che non si pensi anche ad aggiungere qualche altra figura allegorica al campanile, che faccia amicizia con Dina e Clarenza e con la loro campana, che so la Dea Bendata che con apposita cornucopia faccia piovere sulla pubblica piazza gettoni d’oro ad ogni rintocco di mezzogiorno, magari fra il gallo e l’Ave Maria di Schubert. Un po’ meno simbolo di ciò che Messina è stata, un po’ più di ciò di cui avrebbe bisogno. Antonella Feminò – 98cento.it