MESSINA: Confiscati beni per 3 mln e mezzo all'imprenditore Giuseppe Letizia. La sua ditta "Saetta Espurghi", terreni, case e i mezzi dell'impresa

21 gennaio 2012 Cronaca di Messina

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L’imprenditore pattese Giuseppe Letizia «… è un soggetto che ben si inquadra nella categoria non già degli organici ad una associazione di tipo mafioso ma degli imprenditori collusi». Scrivono così i giudici della seconda sezione penale del Tribunale in sede di Misure di prevenzione, per spiegare la confisca da oltre tre milioni di euro all’imprenditore, considerato vicino al clan mafioso tortoriciano dei Bontempo Scavo e titolare della ditta individuale molto nota nell’intera provincia peloritana “Saetta Espurghi”. Nel provvedimento siglato dal presidente del collegio di prevenzione Mario Samperi, l’estensore è invece il collega Fabio Pagana, c’è il via libera per l’acquisizione definitiva dello Stato anche di terreni, proprietà, conti correnti e autovetture, per un valore globale stimato dalla polizia in 3 milioni e 500 mila euro. Contestualmente è stata applicata all’imprenditore la misura della sorveglianza speciale di Ps per tre anni. Si tratta dei risultati di un’indagine degli uomini del commissariato di Capo d’Orlando gestita dal sostituto procuratore della Dda Vito Di Giorgio, uno dei magistrati che s’è occupato in questi ultimi anni costantemente dell’aggressione ai patrimoni mafiosi della città e della provincia. E dall’indagine dei poliziotti orlandini è emerso uno dei presupposti fondamentali per arrivare prima al sequestro preventivo, che si ebbe nel luglio scorso, e quindi alla confisca, che si registra adesso: una netta sproporzione tra i redditi dichiarati da Letizia e il valore dei beni acquistati e cresciuti a dismisura proprio negli anni in cui l’uomo avrebbe condizionato degli appalti pubblici in diversi centri tirrenici con l’appoggio del clan mafioso dei Bontempo Scavo, di Tortorici. Nel contempo Giuseppe Letizia nel 2006 fu vittima di un tentativo di estorsione, da parte del clan dei Bontempo Scavo, che gli avrebbe chiesto una mazzetta da 10.000, ma non pagò e denunciò l’episodio, fu quindi parte civile al processo scaturito dall’operazione antimafia “Rinascita”. Tra l’altro, spiegano i giudici nel lungo provvedimento, Letizia è stato condannato, con sentenza definitiva, a due anni, per violenza privata con aggravante mafiosa: l’imprenditore, infatti, ha spinto un’impresa concorrente a cessare la propria attività e costretto alcuni soggetti istituzionali ad allestire gare pubbliche “addomesticate” a favore della propria impresa. In primo grado il 10 gennaio del 2011, Letizia è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione per estorsione aggravata dall’aver agevolato il clan dei Bontempo Scavo.
Rispetto al provvedimento di sequestro preventivo del luglio scorso c’è da registrare un incremento sul fronte delle aziende sequestrate, adesso è compresa definitivamente anche la “Ginevra Ambiente s.n.c.” su cui in sede di sequestro i giudici esprimevano qualche perplessità, ed è stata invece restituita un’auto, una Lancia Y che è risultata di proprietà esclusiva della moglie Maria Galipò. Tornando ai beni confiscati ci sono quindi: la ditta “Saetta Espurghi”, la ditta “Ginevra Ambiente s.n.c.” e i relativi conti bancari e societari, un’area urbana in zona agricola a Capo d’Orlando, un terreno sempre a Capo d’Orlando, un appartamento in via Consolare Antica a Capo d’Orlando, un fundo rustico a Capo d’Orlando, un fabbricato in costruzione in contrada Piscittina a Capo d’Orlando, due auto e una moto Yamaha intestati ai figli dell’imprenditore. Sono stati poi confiscati tutti i saldi attivi su conti correnti e libretti di deposito, ed eventuali titoli di credito anche azionari.(n.a.)