REGGIO CALABRIA: Un pool di esperti farà luce sul tragico crollo al PalaCalafiore. Eros Ramazzotti: ecco perché non canto al Sud. La replica di Pegna: in Calabria strutture tra le più moderne

7 marzo 2012 Mondo News

Ieri alle 14.30 – contro il parere dei medici – Pablo Consoli ha firmato e ha lasciato gli Ospedali Riuniti. Era il più grave dei due feriti (secondo i medici per la guarigione era necessaria una prognosi di 30 giorni salvo complicazioni) ma aveva fretta di dimenticare il crollo di quel maledetto palco, di lasciarsi alle spalle la città della tragedia in cui era morto un suo compagno di lavoro e aveva una grande voglia di tornare a casa. L’inchiesta della Procura di Reggio, intanto, sta muovendo i primi passi. I magistrati vogliono fare chiarezza sul cedimento di una parte della struttura del palco per il concerto al PalaCalafiore di Laura Pausini che ha provocato la morte del tecnico Matteo Armellini. Gli investigatori della squadra mobile reggina, diretta dal vicequestore Gennaro Semeraro, hanno depositato in Procura (il titolare delle indagini è il sostituto procuratore Rosario Ferracane) una informativa all’interno della quale sono state raccolte le testimonianze di coloro che hanno assistito all’incidente. Per individuare le cause del crollo, però, serviranno alcune perizie tecniche sulla struttura utilizzata per il palco. Nelle prossime ore, quindi, la Procura deciderà di affidare l’incarico relativo alle perizie tecniche. Al vaglio degli inquirenti c’è l’ipotesi di un cedimento della struttura reticolare circolare al palco, forse per il peso delle attrezzature e degli stessi operai che vi stavano lavorando. L’Amministrazione comunale reggina, intanto, ha nominato due tecnici di chiara fama come l’ing. Cappellini e il preside della facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea Adolfo Santini per contribuire all’accertamento delle cause che hanno determinato l’incidente mortale. E, ribadendo che il Comune non ha alcuna colpa, il sindaco Arena ha iniziato, con i suoi tecnici, a quantificare il danno subito dal Palazzo dello Sport (che è stato sequestrato dall’autorità giudiziaria) in circa un milione e mezzo di euro. Dal mondo dello spettacolo, intanto, si alza il grido d’allarme per innalzare gli standard di sicurezza dei concerti. Lo storico organizzatore del Primo Maggio, Marco Godano, ed il segretario nazionale della Filca-Cisl, Franco Turri, hanno proposto che il prossimo concertone della festa dei lavoratori sia un’occasione per «mettere insieme i pensieri di promoter, organizzatori, produttori, costruttori e associazioni del settore come Assomusica, per vedere se può nascere un’idea di un protocollo di formazione e sicurezza che aiuti e innalzi gli standard della sicurezza sul lavoro». E intanto non mancano le polemiche su alcune affermazioni della popstar Eros Ramazzotti che spiega di non cantare al Sud perché «non sono adeguati i livelli di sicurezza delle strutture». Per il promoter calabrese e dirigente nazionale di Assomusica, Ruggero Pegna, alcuni cantanti «farebbero bene a limitarsi a cantare per evitare di dire stupidaggini. Le affermazioni di Ramazzotti sono prive di cognizioni di causa, perché in Calabria ci sono strutture modernissime e sicure». E sullo stesso tenore è l’intervento dell’eurodeputata del Pdl, Eminia Mazzoni, secondo la quale Ramazzotti può continuare a «non cantare al Sud, ma la tragedia calabrese non ha confini geografici. Si muore sul lavoro a Reggio Calabria come a Trieste.Il tema, piuttosto, è la sicurezza sul lavoro». Poi, ieri in serata, è arrivata la precisazione del cantante romano. «Nulla contro il Sud e il meraviglioso pubblico di quella altrettanto meravigliosa parte d’Italia, tanto che ho dichiarato, nell’intervista rilasciata a Repubblica, di amare il pubblico del Sud e il suo calore». A dichiararlo è Eros Ramazzotti, replicando alle critiche suscitate dalle sue parole al quotidiano. «Mi scuso con chi si è sentito offeso – continua Ramazzotti – ma la mia è stata solo un’osservazione critica in merito a certi spazi e certe strutture esistenti al Sud e in Italia in generale, rispetto a quanto ho visto e vedo all’estero». Piero Gaeta – GDS