CURIOSITA': Un pezzo di Messina da un mese viaggia nello spazio. «Abbiamo nascosto un piccolo cornetto d'oro realizzato in via Palermo, è il nostro portafortuna»

4 aprile 2012 Cronaca di Messina

C’è un piccolo pezzo di Messina che girerà sulla nostra testa per i prossimi anni. Si trova a quasi millecinquecento chilometri d’altezza ed a portarlo lassù è stato proprio un ingegnere della città dello Stretto. Lui è Simone Pirrotta. Ha studiato a Messina e poi si è laureato a Catania con una tesi alla “Alenia Space Italia”, leader europeo dei sistemi satellitari, su un meccanismo di puntamento delle antenne. Quel rapporto con lo spazio lo ha segnato al punto da farlo tornare sui propri passi anche quando era arrivata la seconda laurea in ingegneria navale, dopo quella in meccanica. Nel 2007 entra all’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, con un assegno di ricerca nell’unità scientifica di Esplorazione ed osservazione dell’Universo. Uno dei progetti si chiamava “Lares”. È un satellite tutto made in Italy che con i suoi 386 kg di tungsteno è l’oggetto orbitante più denso dell’intero sistema solare. E da poco più di un mese Lares gira sulla nostra testa ed, al contrario di molti altri satelliti che restano in orbita 25 anni, questo lo farà per un molte miglia d’anni . «A questo progetto – dice Simone Pirrotta – abbiamo lavorato in tre. Un program manager, un responsabile della qualità e io, che avevo il compito di responsabile dei sistemi ingegneristici e delle interfacce». “Lares” è partito dalla base di lancio di Kourou nella Guyana francese ed il suo compito per i prossimi anni sarà quello di riflettere dei laser che provengono dalla terra per calcolare tempo di riflessione e quindi distanza da terra con precisione millimetrica, verificando il cosidetto effetto “Lense-Thirring”, già previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein. «Il satellite è già stato intercettato da una stazione laser di Matera ed i dati verranno elaborati da un team scientifico internazionale capitanato dal prof. Ciufolini dell’università di Lecce, insieme ad un centro specializzato del Texas. Non solo, questi dati, vista la loro precisione – dice il 35enne ingegnere messinese che ha studiato al Liceo Seguenza – consentiranno degli studi anche sulla deriva dei continenti». Ma uno dei motivi di maggiore interesse di questo lancio è stato il fatto che sia avvenuto con il volo d’esordio del lanciatore VEGA, il primo dal cuore italiano. «VEGA è concepito dall’Agenzia spaziale europea ma è stato realizzato in buona parte in Italia. Grazie ad un accordo tra le agenzie, abbiamo ottenuto di far volare gratis il Lares, ma di contro abbiamo inserito in Lares, che VEGA portava a bordo, alcuni sensori che potessero dare delle importanti informazioni sul nuovo lanciatore. La scommessa che abbiamo vinto è stata quella di aver messo un satellite su quello che doveva essere solo un volo di test, confidando nel lavoro fatto dalla nostra Agenzia. Sui lanci di prova la percentuale di successo è inferiore al 50%. Lanciare un satellite come LARES nello spazio sarebbe costato 20 milioni di euro. Così ne sono stati spesi solo sei, il solo costo del satellite». Ovviamente l’emozione più forte è stata quella della notte del lancio. «Nella sala di controllo a Kourou eravamo una ventina – ricorda Simone Pirrotta, suo padre Giovanni è un insegnante dell’Istituto tecnico Verona Trento – sono entrato all’una di notte. Il Lancio alle sette. Quattro minuti prima i responsabili hanno dato l’ok. A quel punto non si torna più indietro. L’ultimo countdown e poi che bello vederlo salire in cielo. Dopo 55 minuti LARES era già in orbita sui cieli dell’Indonesia. In sala controllo anche tanti tecnici francesi e il nostro orgoglio tricolore ha avuto un sussulto. Come se avessimo vinto il Mondiale di calcio. Poi la chiamata con Skype alla mia compagna Adriana e alla piccola Altea ed a quel punto tre giorni di feste . Era il minimo». Ma Simone non ha ancora svelato cosa c’era di messinese su LARES che girerà sulla nostra testa per i prossimi duecento secoli. «Il coordinatore scientifico dell’ASI e responsabile di questo progetto è Enrico Flamini. È uno straordinario scienziato ma è anche scaramantico e così ha voluto che, per buon augurio, venisse inserito nel satellite un piccolo cornetto d’oro portafortuna. Un giorno mi chiese di occuparmene e così ho pensato di farlo realizzare a Messina. Sono andato da Marco alla gioielleria Irrera sulla via Palermo e ho detto loro se volevano che un loro gioiello volasse nello spazio. Prima di imbarcare Lares lo abbiamo nascosto ed ora è il portafortuna messinese del satellite». Il lancio di Lares naturalmente non ha esaurito i compiti di Simone Pirrotta all’Agenzia. «Ho più progetti all’ASI – conclude l’ingegnere che è stato anche un mese al Polo Nord per lanciare un radar che ha sorvolato i ghiacci con un pallone stratosferico – e riguardano uno strumento che sarà nell’orbita di Mercurio dal 2015 ed un altro che atterrerà su Marte un anno dopo. A Messina vorrei organizzare un convegno in estate con i diversi siciliani coinvolti nella missione, ad anche per mostrare ad Enrico Flamini da dove nasce la fortuna di Lares». Domenico Bertè – GDS