L'INCHIESTA DI TERRELIBERE: Le cooperative che lavorano per Esselunga, dove è vietato scioperare

18 aprile 2012 Inchieste/Giudiziaria

Safra è un consorzio di cooperative che lavora nei magazzini di Esselunga. Con loro 200 stranieri. Alcuni dipendenti sei mesi fa hanno deciso di protestare contro carichi di lavoro e orari ritenuti insostenibili. Il consorzio ha risposto sospendendo i rappresentanti sindacali e licenziando 25 dipendenti. “Nei fatti c`è il caporalato. Con ricatti e minacce abbassano il costo del lavoro”.

Se la Cigl è cauta e tratta, Bernardo Caprotti, imprenditore dei famosi supermercati del nord e autore del libro-denuncia “Falce e carrello” potrebbe cambiare cooperativa ma se ne lava le mani. Nel frattempo a due lavoratori il giudice ha già dato ragione. “Se ti iscrivi al sindacato, ti licenzio”. “Alla cooperativa non piace che il lavoratore alzi la testa, per loro devi solo dire: sì, va bene”. Le parole degli operai Safra, il consorzio di facchinaggio operante nei magazzini Esselunga di Pioltello (Milano), descrivono un clima di paura nel polo logistico: paura di protestare per i propri diritti e di organizzarsi liberamente attraverso il sindacato. Se lo fai, sei fuori. È quello che è successo a 25 lavoratori, tutti con regolare contratto a tempo indeterminato, di Safra, un consorzio di cooperative con sede a Milano. Tre delle cooperative che ne fanno parte, con un totale di 200 dipendenti, lavorano per la catena di supermercati Esselunga. La loro storia ha inizio sei mesi fa, il 7 ottobre, quando, dopo essersi iscritti al S.I. Cobas (in totale sono 70 gli operai con la tessera del sindacato, sui 220 che lavorano nei magazzini Esselunga), hanno scioperato contro condizioni di lavoro “disumane”: truffe in busta paga, un carico di pesi da portare avanti e indietro tra camion e muletti che va oltre quanto consentito per legge, un regime di maltrattamenti “psicologici e fisici” e di ricatto che permette ai caporali stessi di decidere arbitrariamente chi far lavorare di giorno in giorno. Gli operai, tutti stranieri e per questo più ricattabili, sono riusciti – con l`appoggio del sindacato intercategoriale – a trovare l`unità e il coraggio di alzare la testa, mettere da parte la paura e dire “basta” allo sfruttamento di cui si sentivano vittime. Il consorzio aveva reagito mettendo in ferie forzate dodici delegati sindacali di S.I. Cobas (il sindacato intercategoriale dei lavoratori auto- organizzati) per poi sospenderli e infine licenziarli per “scarso rendimento”. Poi nuove proteste con un presidio permanente davanti ai cancelli del magazzino drogheria e, per reazione, nuovi licenziamenti da parte di Safra, fino ad arrivare a 25 licenziamenti. Diversi i momenti di tensione con picchetti, assemblee, qualche scontro con le forze dell`ordine e varie manifestazioni, come quella del 10 dicembre 2011 a Pioltello, che ha visto sfilare in solidarietà ai licenziati un migliaio di persone, in gran parte immigrati impiegati nelle aziende della zona. Il presidio permanente ha retto fino al 20 marzo, quando è stato smantellato per ordinanza del sindaco Antonio Concas, a causa di “pesanti disagi” per la collettività. Ma, intanto, una sentenza del giudice del lavoro era stata emessa, il 7 marzo, dando ragione alle richieste dei lavoratori e decretando il reintegro di due dei 25, Bamba M. di origine senegalese e Lingad L., filippino. La cooperativa si è rifiutata di attuare il reintegro e non ha mai richiamato i lavoratori in turno (guarda il video dei due lavoratori respinti ai cancelli Esselunga). “Io ho applicato la legge al cento per cento – ha dichiarato Onorio Longo, presidente del consorzio dopo la sentenza – sia nelle condizioni di lavoro, sia nella gestione delle buste paga”, ma continua a non esserci abbastanza richiesta per poterli rimettere in servizio, soprattutto “grazie alla pessima pubblicità che tutta questa vicenda mi sta procurando ingiustamente”. La proposta di conciliazione del consorzio era stata quella di reintegro, ma con sette mesi di cassa integrazione in deroga e senza poter tornare a lavorare per Esselunga. Gli operai hanno rifiutato, preferendo andare in giudizio. L’intento, ora, è continuare a lottare, aspettando le sentenze degli altri lavoratori in causa. In questi sei mesi, cosa ha rappresentato il sindacato per i lavoratori? “Il S.I.Cobas ci ha aiutato a capire quali sono i nostri diritti”, dicono i lavoratori che da tempo si lamentavano delle condizioni di lavoro, ma mai – tra le tante etnie presenti nella cooperativa – erano riusciti a trovare una via comune e “un appoggio” concreto nelle altre sigle sindacali. Il sindacato ha raccolto le loro istanze, nonostante si trattasse di una minoranza dei lavoratori, i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare quanto accade nella cooperativa, accettando il rischio di perdere il lavoro. Organizzato lo sciopero e iniziati i licenziamenti, il presidio permanente è diventato punto di riferimento anche per i lavoratori di altre cooperative, che hanno iniziato ad avvicinarsi e a chiedere l’aiuto del sindacato. È stata messa in piedi una “Cassa di Resistenza”, per dare sostegno economico agli operai licenziati e il contributo è arrivato da più fronti: dalla società civile, alle associazioni, dai centri sociali agli altri lavoratori in lotta, con cui gli operai di Pioltello hanno creato una sorta di rete di solidarietà operaia, andando ai loro picchetti, partecipando alle loro proteste. È successo, ad esempio, con i lavoratori ex Wagon Lits dei treni notturni licenziati a dicembre 2011, con gli operai della GLS di Piacenza e della DHL di San Giuliano Milanese. Più cauta la posizione di Cgil, per cui la strada del compromesso è l’unica che può far rientrare i 25 al loro posto di lavoro. In Safra sono 14 gli iscritti al sindacato confederale ed Ettore Montagna, di Filt-Cgil Lombardia, parla di una grande difficoltà nel creare una base unita, dovuta alle diversità culturali degli stessi lavoratori e al timore di ritorsioni. “In certi casi, è meglio trovare un accordo con il consorzio piuttosto che arrivare a forme di protesta estreme – dice -. Vi siete chiesti perché gli altri lavoratori del magazzino non hanno aderito? Perché hanno davanti agli occhi un esempio bruttissimo, i licenziamenti”. Cgil denuncia la situazione di illegalità regnante nelle cooperative, ma crede che solo con una maggioranza dei lavoratori sindacalizzati si possa arrivare a risultati significativi. E, per i licenziati, ha preferito la via della trattativa, firmando, a gennaio, insieme agli altri confederali, un accordo di cassa integrazione in deroga per oltre 170 su 600 lavoratori attivi nelle cooperative del consorzio, tra cui – appunto – anche i lavoratori precedentemente licenziati. Cosa dice Esselunga di tutto questo? L’azienda potrebbe cambiare cooperativa e, per legge, la nuova società dovrebbe assumere gli stessi lavoratori alle stesse condizioni contrattuali. Ma l`azienda di Bernardo Caprotti (autore tra l`altro del discusso “Falce e carrello”), sin dall`inizio, si è chiusa nel silenzio ribadendo che si tratta di questioni che riguardano solo la cooperativa. I lavoratori dicono che ad Esselunga conviene non intervenire, per “non sporcarsi le mani” e perchè tenere quel consorzio significa mantenere bassi i costi della manodopera. E, ancora, denunciano: Esselunga e Safra spingono gli operai a iscriversi ai sindacati confederali perchè sanno che “loro stanno dalla loro parte e non dalla nostra”. Esselunga respinge le accuse, mentre un delegato della Cgil, che preferisce mantenere l`anonimato, ci conferma che il consorzio ha cercato maggiormente l’appoggio di Cgil, da quando i lavoratori hanno iniziato a mobilitarsi con i S.I.Cobas. Safra è sempre sfuggita alle nostre domande: cercata più volte in sede e telefonicamente, ha preferito negarsi e non replicare alle accuse dei lavoratori. DA TERRELIBERE.ORG