23 Maggio 2012 Mondo News

IL CALCIATORE, L'OMICIDIO: La misteriosa morte di Denis Bergamini. Esclusa dai Cc l'ipotesi del suicidio

La verità lontana. E il finto suicidio. I carabinieri del Nucleo investigativo di Cosenza hanno consegnato alla Procura di Castrovillari il rapporto che raccoglie l’esito delle articolate indagini condotte per far luce sulla morte di Denis Bergamini il calciatore deceduto in circostanze misteriose il 19 novembre del 1989. Gl’investigatori, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Franzese, escludono nel documento la tesi del suicidio compiuto dall’atleta lanciandosi sotto un camion che transitava sulla Statale 106 ionica, in territorio di Roseto Capo Spulico. I rilievi peritali compiuti, le consulenze eseguite smentirebbero infatti seccamente questo scenario. Uno scenario a dire il vero accreditato per anni e rimesso in discussione proprio grazie alla decisione assunta dalla magistratura inquirente di riaprire il caso. Il procuratore Franco Giacomantonio ha deciso nei mesi scorsi di riascoltare una dozzina di compagni di squadra del centrocampista del Cosenza calcio per ricostruire il contesto in cui il giovane calciatore si muoveva, le zone oscure, gli ambienti equivoci, per tentare di esplorare investigativamente la pista che potrebbe condurre al movente di un omicidio. Già, perché i togati castrovillaresi hanno riaperto le indagini ipotizzando che l’atleta, trovato cadavere sulla 106 ionica, sia stato assassinato. Tante le stranezze e le circostanze singolari che lascerebbero pensare a un’azione violenta dissimulata dietro un apparente suicidio. Stranezze e circostanze ricostruite pedissequamente anche nella lunga indagine di parte fatta per conto della famiglia Bergamini, dall’avvocato Eugenio Gallerani. Dalle scarpe, gl’indumenti e l’orologio della vittima rimasti intonsi nonostante si fosse raccontato che il calciatore, lanciatosi sotto il camion, era stato trascinato per una cinquantina di metri, alle contraddizioni emerse dalle diverse testimonianze raccolte dai carabinieri subito dopo la tragedia. Tutte circostanze su cui pure gli specialisti del Ris si sono recentemente concentrati proprio su delega della magistratura. Il procuratore Giacomantonio ha voluto anche riascoltare la ragazza che, quella sera, era in compagnia di Bergamini; poi ha convocato Michele Padovano, compagno di stanza del calciatore, recentemente condannato per traffico di droga dal Tribunale di Torino. Poi ha fatto interrogare dai carabinieri del colonnello Francesco Ferace altri giocatori militanti all’epoca nel Cosenza calcio. Si tratta del mediano Bruno Caneo, dell’attaccante Maurizio Lucchetti, dell’ala destra Sergio Galeazzi e del portiere Luigi Simoni. Testimoni preziosi in grado forse di aiutare i magistrati a leggere i silenzi, le ansie latenti, gl’improvvisi sbalzi di umore di Denis Bergamini. Il calciatore era timido e riservato. Parlava poco. Nessuno dei testimoni, tuttavia, ha fornito indicazioni determinanti ai fini dell’individuazione dei possibili responsabili dell’ipotizzata soppressione del centrocampista, dell’eventuale mandante e dei presunti depistatori che avrebbero agito per mascherare la consumazione del delitto. Adesso toccherà al sostituto procuratore Maria Grazia Anastasia, esaminare il voluminoso materiale raccolto e trarre delle prime conclusioni. La verità appare però ancora lontana. Arcangelo Badolati – GDS