L’inchiesta sulle fughe di notizie dal Tribunale: Processo da rifare a Reggio Calabria per Brigandi e Molonia

19 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Le accuse per le cosiddette “talpe” a Palazzo Piacentini risultavano già ridimensionate all’esito del processo di secondo grado. Adesso, è stata la sesta sezione della Corte di Cassazione a pronunciarsi.

La sesta Sezione della Corte di Cassazione, col dispositivo di sentenza del 18 ottobre emesso a seguito della discussione degli avvocati Nino CACIA (difesa Antonino Brigandì), Carlo FARANDA (difesa Matteo Molonia), Carmelo VINCI (difesa Augusto Sturiale) e Salvatore Silvestro (difesa Francesco Giusti), ha parzialmente annullato la decisione della Corte d’Appello di Messina (del 21 novembre 2016, leggi sotto) che, pur assolvendo l’investigatore Matteo MOLONIA (foto) e Antonino BRIGANDI’ dal reato di corruzione e sostanzialmente da quello di rivelazione di segreti di ufficio, riqualificava quest’ultimo nel meno grave reato di accesso abusivo a sistema informatico (art. 615 ter, c.p.) condannandoli alla pena di un anno di reclusione con sospensione condizionale della pena.
Con l’annullamento la Suprema Corte ha disposto il rinvio degli atti alla Corte di Appello di Reggio Calabria per un nuovo giudizioPer Augusto Sturiale, che aveva riportato una condanna ad un anno di reclusione – con sospensione condizionale della pena -, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado limitatamente alla mancata concessione delle attenuanti generiche. Inammissibile, infine, per la Corte di Cassazione il ricorso di Francesco Giusti, ex comandante del Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Messina, condannato a due anni e 6 mesi, pena che adesso diventa definitiva.

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