CALCIOSCOMMESSE A MESSINA, IL RIESAME DICE NO AGLI ARRESTI

26 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Secondo no dei giudici all’arresto dei protagonisti dell’inchiesta messinese sul calcio scommesse. Come già il giudice per le indagini preliminari, anche il Tribunale della Libertà (presidente Genovese) ha respinto l’appello della Procura, che aveva chiesto al Collegio di riesaminare il provvedimento di rigetto del GIP del 26 aprile 2018.

Il sostituto procuratore Francesco Massara, titolare dell’indagine sulle presunte ‘combine’ che si sarebbero verificate nel Girone C di Lega Pro tra il 2015 e il 2016, nei mesi scorsi aveva chiesto al gip Monica Marino l’arresto in carcere dell’ex calciatore ed ex allenatore dell’Acr Messina Arturo Di Napoli, e gli arresti domiciliari per altri dieci rappresentanti di tutto quel ‘mondo di mezzo’ tra professionisti, ex giocatori e allenatori, scommettitori illegali, che gravita intorno al calcio. Questi i nomi degli altri indagati per cui erano stati chiesti gli arresti domiciliari: l’ex vicepresidente dell’Acr Messina Pietro Gugliotta, il notissimo giocatore internazionale di Texas Hold’em Eros Nastasi, di origini messinesi, l’ex portiere dell’Acr Messina Alessandro Berardi; e poi gli ‘scommettitori’ o ‘intermediari’ Ivan Palmisciano, Fabio Russo, Giuseppe Messina, Alessandro Costa, Giovanni Panarello, Andrea De Pasquale, e il dentista libanese Khalifer Abdel Halim detto ‘Abudi’, da anni residente a Messina. Avrebbero rappresentato una associazione a delinquere (che in questo provvedimento il Riesame non riconosce), con ruoli diversificati, finalizzata a realizzare frode in competizione sportive e truffe. Un ruolo apicale sarebbe stato rivestito in questo senso da Arturo Di Napoli. Gugliotta e Nastasi avrebbero rivestito un ruolo di organizzatori, mentre il ruolo di ‘meri associati’ e scommettitori di grosse somme lo avrebbero avuto Palmisano, Russo, Messina, Costa, Khalifeh, Panarello, De Pasquale e Berardi. Risultano inoltre coinvolti, non come facente parte dell’associazione a delinquere ma solo per aver promesso o offerto denaro o altre utilità ad alcun calciatore di Messina e Paganese, nel febbraio del 2016, anche il tecnico Gianluca Grassadonia, ex della Pro Vercelli, e l’ex dg della Paganese Cosimo D’Eboli. Nei loro confronti non è stata richiesta alcuna misura restrittiva da parte della Procura.

Nelle 19 pagine di provvedimento, il TdL ripercorre i risultati dell’inchiesta e spiega perché ai dubbi della giustizia sportiva e alle ipotesi avanzate dalla magistratura sulla base delle intercettazioni telefoniche non sembrano seguire prove concrete che consentano misure cautelari. Pur rivelando le anomalie già evidenziate dagli ispettori della Federazione sulla base dell’anomalo flusso di scommesse, e i frequenti contatti tra gli scommettitori, i bookmaker e soggetti che ruotano intorno la società, il Riesame spiega che nessuno di questi contatti può dare concrete indicazioni su un’eventuale associazione che gestiva le scommesse, ma soprattutto non ci sono prove concrete sul fatto che i giocatori “vendessero” effettivamente le partite. Il Riesame conferma che le frasi intercettate “ventilano condotte patologiche nell’Acr Messina”, ma non offrono prove concrete di reati. “La rete di contatti (tra bookmaker e scommettitori ndr) rende plausibile la rivelazione da parte di soggetti intranei alla società di calcio ACR Messina di notizie riservate su intese fraudolente in merito all’esito degli eventi sportivi, verosimilmente preliminare ad una ripartizione delle vincite non potendo i tesserati esporsi in prima persona. Le indagini non hanno permesso tuttavia di individuare, oltre la soglia dei sospetto – scrivono i giudici del TdL – i calciatori che si sono prestati all’attuazione delle programmazioni criminose. L’assunto che il portiere dell’Acr Messina fosse tra i principali attori delle frodi sportive si affida a contegni in campo del calciatore in sé non univocamente sintomatici  di un proposito artatamente rivolto ad alterare l’esito della gara (…) non è possibile discernere tra errori, imprudenze e macchinazioni fraudolente. La giustizia sportiva, esaminata la condotta di gara dei protagonisti degli incontri Casertana-Messina, Messina –Benevento, Messina-Paganese, non ha ravvisato illeciti di sua competenza. (…) L’omessa identificazione degli autori delle scommesse impedisce in ogni caso qualunque verifica in ordine alla ricorrenza di collegamenti tra gli scommettitori e gli indagati”. Il Riesame, quindi, boccia le esigenze cautelari ma anche il quadro indiziario, e soprattutto l’ipotesi dell’associazione a delinquere. Le conversazioni a mezza bocca intercettate non bastano a supportare le accuse, dicono i giudici. Soprattutto perché molte non hanno trovato poi riscontro nelle testimonianze dirette degli stessi protagonisti. Uno per tutti Raffaele Di Napoli, subentrato nel team dell’ACR ad Arturo Di Napoli e in chiara polemica con questo. Era stato intercettato a lamentare la gestione precedente della squadra. “Tutti in città sapevano che il Messina si vendeva le partite”, ha ammesso agli investigatori che lo hanno interrogato e gli hanno chiesto il perché di quelle affermazioni. Salvo poi puntualizzare che si trattavano di voci, illazioni, che nulla di concreto sapeva su combine truccate. “Faccio scoppiare un’inchiesta”, aveva detto ad un altro dirigente. Poi però, interrogato, di fatto ha ritrattato tutto: “Erano frasi dettate dalla rabbia”, ha detto.
Dopo questo passaggio, e a indagini chiuse, adesso tocca al sostituto procuratore Francesco Massara, titolare del fascicolo, decidere se chiedere il rinvio a giudizio degli indagati, e di quanti dei 17 finali, difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Rosa Guglielmo, Marcello Greco, Bonaventura Candido e Maria Americanelli. Rassegnaweb: Alessandra Serio da tempostretto.it

 

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