L’omicida di Salmeri non risponde al giudice

È stato interrogato ieri nel carcere di Gazzi dal gip Salvatore Pugliese, Ettore Rossitto, il 55enne orginario di Pace del Mela che da lunedì mattina si trova nella casa circondariale messinese con la pesantissima accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. Interrogatorio durato però pochissimo in quanto l'indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Per la Procura - che ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in carcere - tutti gli indizi raccolti non lasciano dubbi: sarebbe stato lui ad accoltellare lo scorso 29 luglio in contrada “Pezza del Pioppo”, con undici fendenti il povero Giovanni Salmeri, bruciando poi il corpo dopo aver sottratto dal portafoglio la pensione appena ritirata all'ufficio postale della frazione San Pietro.

Una pensione di sopravvivenza. Poco più di 650 euro. Ma tanto evidentemente per l'assassino valeva la vita dell'anziano che da tempo viveva ai margini della società sia per scelta, ma anche perché - inutile negarlo - la società, questa società non lo ha mai aiutato.

Il 73enne era un invisibile, ma un invisibile conosciuto. Ma, a parte qualche piatto caldo e un obolo a qualche anima generosa, non chiedeva altro. Viveva la sua vita quasi sempre fuori casa, nonostante una casa l'avesse. E aveva ritenuto di trasformarla in una sorta di deposito. Era infatti una sorta di accumulatore seriale: all'interno della sua abitazione i carabinieri hanno trovato di tutto. Un modo forse per combattere quella solitudine che era la sua principale compagna di vita. Ma non chiedendo altro, nessuno si è occupato seriamente di lui. “Tanto alla fine non dava fastidio”...

Da quando però gli inquirenti hanno fatto emergere l'atroce vicenda, corredata di tutti i dettagli, in città è scattata la reazione. E tanti milazzesi hanno lanciato, anche attraverso i social, iniziative per ricordare Salmeri. Per dare dignità a quest'uomo. Seguendo per certi versi - come ha ricordato ieri il diacono milazzese Nino Catanzaro - quanto scritto in una epigrafe presente al cimitero di Milazzo, nella zona antica “Le postume riparazioni son perdoni gloriosi di ritardate giustizie”.

E così c'è chi propone la raccolta solidale, da appena un euro per dare una degna sepoltura a Giovanni, o di intitolargli la panchina posta subito fuori il cancello dell'ospedale di Milazzo, dove abitualmente sedeva per scambiare quattro chiacchiere con i passanti di turno.

Lì dove spesso molti assicurano di averlo visto con quello che è stato il suo carnefice, Ettore Rossitto. E la conferma che i due si conoscessero gli inquirenti l'hanno avuta quando hanno fermato il presunto assassino per contestargli i gravissimi reati. L'uomo avrebbe detto agli inquirenti che Giovanni era un suo amico. Può darsi. Di sicuro Giovanni si fidava di lui, tant'è che quella mattina - l'ultima della sua vita - non ha esitato a salire sul motorino per recarsi in quella zona isolata della Piana di Milazzo dove ha conosciuto la morte, nel modo più terribile, bruciato e gettato in mezzo ai rifiuti.

Un delitto efferato che sarebbe rimasto impunito se non ci fosse stata una straordinaria attività d'indagine dei carabinieri di Messina e di Milazzo, che hanno praticamente “mappato” un intero territorio e con l'ausilio dei sistemi di videosorveglianza sono riusciti ad individuare- strano ma è così - prima l'assassino e poi la vittima.

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