26 Giugno 2021 Giudiziaria

Denaro a un giudice per scarcerare ‘ndranghetisti, chiesti 8 anni per l’avvocato Veneto

Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno ha invocato cinque condanne per gli imputati coinvolti in un caso di corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa per avere tentato di corrompere un giudice.
Il pm, nel procedimento con rito abbreviato, ha chiesto 8 anni di reclusione nei confronti di Rosario Marcellino, Domenico Bellocco, Giuseppe Consiglio, e dell’avvocato Armando Veneto. Quattro anni di reclusione sono stati chiesti nei confronti del collaboratore di giustizia Vincenzo Albanese. La parola passerà alle difese il prossimo 12 novembre mentre il 24 novembre avrà inizio il processo con rito ordinario nei confronti di Vincenzo Puntoriero e Gregorio Puntoriero.

La vicenda e le accuse

I fatti risalgono al 2009 e nelle indagini compare la figura del giudice Giancarlo Giusti (morto suicida a marzo del 2015) che, stando alla ricostruzione dell’accusa, in qualità di magistrato componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell’udienza del 27 agosto 2009, annullò l’ordinanza di carcerazione emessa dal gip nei confronti dei componenti della cosca Bellocco (arrestati nel corso dell’operazione “Rosarno è nostra 2”) dai quali avrebbe ricevuto, secondo l’accusa, in cambio del provvedimento favorevole emesso nei loro confronti, 120mila euro (40mila euro ciascuno). I tre indagati favoriti, sarebbero stati Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco classe ’77 (giudicati separatamente). A fare da intermediari sarebbero stati l’avvocato Armando Veneto, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Puntoriero. Secondo l’accusa di concorso esterno gli indagati Armando Veneto, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio, Rosario Marcellino avrebbero favorito la cosca Bellocco di Reggio Calabria ponendosi quale trait d’union tra la cosca e il giudice del Riesame con conseguente scarcerazione di tre di essi, collocati ai vertici del sodalizio, contribuendo «a garantire la prosecuzione della vita dell’associazione di ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Bellocco, per poter riaffermare e rafforzare il potere della stessa attraverso la ripresa operativa sul territorio dei ruoli che ciascuno dei tre soggetti posti in libertà vi ricopriva, con inevitabile vantaggio della associazione mafiosa, peraltro in un frangente di particolare fibrillazione interna al sodalizio criminale, determinato dall’intervento repressivo dell’autorità giudiziaria, volto ad arrestare l’agire contra legem dei sodali della cosca, funzionale al raggiungimento degli scopi associativi della cosca stessa». Nel collegio difensivo gli avvocati Gianfranco Giunta, Clara Veneto, Giuseppe Milicia, Letterio Rositano.