Politica e Sindacato / 9 Settembre 2026

Grandi opere: Webuild vuole dal governo “22 miliardi di extracosti”

Di Carlo Di Foggia e Andrea Moizo - Due settimane fa Matteo Salvini ha lanciato un appello accorato per uno scostamento di bilancio. “Servono 20 miliardi”, ha detto il ministro delle Infrastrutture parlando di “grandi cantieri a rischio”. Quel che non si sapeva è che la cifra non l’ha quantificata il suo ministero ma il colosso delle costruzioni Webuild in un’allarmata lettera inviata al governo a fine luglio. Sette pagine – riservate e firmate dall’ad Pietro Salini – che prefigurano uno scenario fosco. Salini parla di “situazione non più sostenibile” e chiede al governo di coprire ingenti extra-costi o scatterà “la ridefinizione dei programmi di produzione e dei livelli di attività dei cantieri, la ridefinizione degli impegni verso la filiera dei fornitori e subappaltatori e l’avvio delle procedure (…) per l’accesso agli ammortizzatori sociali”. L’oggetto sono i contratti che Webuild (come azionista di maggioranza dei consorzi di costruzione) ha con Rfi, controllata di Ferrovie dello Stato: 18 grandi opere per . . .