12 Giugno 2008 Senza categoria

Lavoro minorile, oltre duecento milioni di bambini sfruttati. Non solo in terzo mondo

Sono 218 milioni i bambini-operaio in tutto il mondo, di cui 165 milioni hanno meno di 14 anni. Alla vigilia della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, l`Ilo ha riproposto le cifre di questa piaga ancora aperta e che, «nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, coinvolge un bambino su sette». L`economista dell`Ilo, Furio Camillo Rosati, trascorsi due anni dalla pubblicazione dell`ultimo rapporto dell`Organizzazione internazionale del Lavoro, ha fatto un punto sull`attuale situazione nel mondo, illustrando il tema della Giornata 2008: l`istruzione. «Investire nella scuola è una decisione economica efficace – ha detto il docente di Scienza delle Finanze all`Università  romana di Tor Vergata – perchè l`eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con l`istruzione universale offre enormi benefici dal punto di vista economico, e non solo sociale». Globalmente, ha spiegato l`esperto che dal 2000 coordina il progetto di studio di Ilo, Unicef e Banca mondiale, i benefici superano i costi, in un rapporto di oltre sei a uno, e «ogni anno supplementare di scuola fino all`età  di 14 anni genera per il futuro l`11 per cento di reddito in più all`anno». Numeri che l`Ilo ricava da analisi globali e studi sui singoli Paesi e che in alcuni casi ha anche permesso di stabilire quanto costa eliminare il lavoro minorile. In Cambogia, a esempio, la cifra si aggirerebbe tra i 45 e i 70 milioni di dollari da investire in programmi di recupero e istruzione fino al 2016. «Un costo», ha spiegato Rosati, «che per la Cambogia sarebbe un investimento sull`economia», perchè «la lotta contro il lavoro minorile è un elemento cruciale per lo sviluppo economico dei Paesi a basso reddito». Rosati ha sottolineato che garantire l`istruzione primaria di base a tutti i bambini entro il 2015 è uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, cui è di ostacolo proprio il lavoro minorile. Per questo, ha ammonito, «servono politiche di protezione sociale estese, che tutelino le famiglie vulnerabili». Inoltre, «il lavoro minorile deve diventare centrale nelle politiche di sviluppo». I bambini che lavorano, ha continuato Rosati, «provocano un blocco delle economie, con bassi livelli di capitale umano e produzioni a basso valore aggiunto», che rendono di fatto l`economia del Paese «debole, con esportazioni basate su competizione di prezzo e non su qualità  e professionalità ». Secondo l`Ilo, con circa 50 milioni di piccoli lavoratori, l`Africa sub-sahariana è la regione con la più alta incidenza di minori economicamente attivi. Nella regione Asia-Pacifico, circa 122 milioni di ragazzini tra i 5 e i 14 anni sono costretti a lavorare, mentre nel 2000 nei Paesi industrializzati ce ne erano circa 2,5 milioni. Il costo stimato per la definitiva abolizione del lavoro minorile è di 760 miliardi di dollari nell`arco di circa 20 anni. I benefici in termini di istruzione e salute si stimano in oltre 4.000 miliardi di dollari, quelli economici almeno sei volte superiori ai costi. Sempre secondo l`Ilo, l`impennata dei prezzi del cibo e la conseguente crisi alimentare mondiale hanno avuto un «effetto shock» sul lavoro minorile nei Paesi poveri. Per questo, ha avvertito l`economista, «non si deve sottovalutare il problema e occorre tutelare le famiglie povere con politiche che riducano il rischio». Le strategie per affrontare il problema devono essere «grandi», ha concluso Rosati, «perchè si tratta di un fenomeno che in alcuni Paesi è strutturale e in altri può diventarlo con l`aumento improvviso di sacche di povertà ».