LA TRAGEDIA DI GIAMPILIERI, UN ANNO DOPO – NINO LONIA, CI HANNO SOLO PRESO IN GIRO: Duro atto d'accusa nei confronti della Regione e della classe politica. «Ho perso tutto, anche il lavoro»

9 Settembre 2010 Culture Mondo News

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NINO LONIA A SX, IL SINDACO BUZZANCA E GUIDO BERTOLASO DURANTE L'ULTIMA VISITA DEL SOTTOSEGRETARIO A GIAMPILIERI (FOTO: ENRICO DI GIACOMO)

È passato quasi un anno. Undici mesi di dolore, di silenzi, di parole strozzate in gola, di notti trascorse senza dormire un solo minuto. Non piange più Nino. Gli occhi non sono rossi come in quei maledetti giorni dopo l'1 ottobre, quando continuava a guardare la montagna senza darsi pace. Quella montagna che in una notte gli ha portato via la sua amata Maria Letizia e i due "cuccioli" Francesco e Lorenzo. Le ferite dopo un anno non si vedono, almeno non ad occhio nudo. Le ferite sono dentro, nell'anima. Per sempre straziata dal dolore dall'incapacità di darsi delle risposte. Guardatevi attorno, osservate i vostri cari, guardate i vostri figli. E poi, anche per un solo attimo pensate, ad una montagna di fango che ve li porta via. Pensate di non poter più dare loro una carezza, di non poter più vederli sorridere. Ecco. Nino si sente così. In quelle maledette settimane, in tanti gli erano stati a fianco. Tutti a rassicurarlo, tutti a dargli una pacca sulle spalle e a giurargli che si sarebbero occupati del suo caso, come di quelli degli altri parenti delle tante vittime. E lui ci aveva creduto. «Non ci abbandoneranno, non possono abbandonare» aveva pensato. Oggi a Nino Lonia sono rimasti soltanto gli amici. Per il resto è solo. Solo in una casa di Santa Margherita, che gli paga il Comune di Messina. È l'unico aiuto che in questo momento ha da parte delle Istituzioni, tutto il resto è volato via o, peggio, non c'è mai stato. «E dire che c'è qualcuno che dice che sono diventato ricco con i soldi dei miei morti» attacca sconfortato. Nino è un omaccione, ma ha le spalle curve. Il peso del dolore è troppo. E al dolore si aggiungono le beffe. Di tanti, ma soprattutto di chi aveva preso degli impegni precisi. «Si sono dimenticati di noi».

– Eppure, quante promesse in quei giorni.

«Ricordo ancora i tanti politici venuti a sfilare a Messina – attacca Nino, affiancato dal suo legale Antonino Lo Presti –. In quel momento Giampilieri e Scaletta erano al centro del mondo e passare da qui significava avere visibilità. Tutti bravi a riempirsi la bocca di promesse e di impegni, che ti consentono di conquistare i titoli dei giornali. "Vi assumeremo alla Regione, non vi abbandoneremo, faremo subito i lavori" ci avevano detto. Bene volete che vi dica cosa hanno fatto di tutto questo?».

– Prego.

«Niente, un bel niente. Quando si sono spenti i riflettori, i politici si sono girati dall'altra parte. Solo il sindaco Buzzanca, almeno per quella che è la mia esperienza, sta continuando a battersi per noi. Ha presentato un provvedimento per farci assumere dagli enti locali e assicurarci così un futuro tranquillo, esattamente come aveva promesso il presidente della Regione, Lombardo, all'indomani della tragedia, ma tutto si è impantanato in aula. In tanti si sono messi di traverso per beghe politiche. Bene è giusto che i messinesi oggi sappiano che i familiari dei morti di Giampilieri e Scaletta sono stati dimenticati e sono vittime di una battaglia politica tra la Regione e Messina. Che Lombardo ci spieghi perché a undici mesi di distanza non è riuscito a mantenere l'impegno che aveva preso. Possibile che per un presidente della Regione sia tanto difficile approvare un provvedimento così banale? Nessuno gli aveva chiesto di farlo, era stato lui a farci delle promesse guardandoci in faccia. La verità è una sola: Lombardo ci ha preso in giro, perché è un politico come tutti gli altri».

– Ma le hanno mai dato i fondi raccolti per le vittime dell'alluvione?

«Soldi? Ma quali soldi. Sono pronto a mostrarvi il mio conto. Gli unici soldi li ho ricevuti dai privati, dalla Caritas, dalla "Fondazione Bonino-Pulejo" e dal Banco di Sicilia. I fondi raccolti dalle Istituzioni non si sono mai visti. Ma, credetemi, a me non interessa nulla dei soldi. Mi piacerebbe solo capire a chi sono andati e per cosa sono serviti. Ecco vorrei che un giorno qualcuno spiegasse a noi e ai messinesi quanti erano e come sono stati utilizzati questi fondi raccolti. Ad esempio, avete mai saputo a quanto ammonti la somma raccolta con gli Sms solidali? Chi ha questi fondi? Vi racconto un'altra cosa: mi avevano affiancato una psicologa, ma dopo qualche mese me l'hanno tolta per motivi burocratici. A nessuno è interessato che stavo trovando giovamento parlando con lei dei miei problemi».

– Anche gli altri parenti delle vittime sono nella sua stessa condizione?

«Tutti, abbandonati, senza un aiuto da parte di chi aveva promesso».

– E le esenzioni del ticket?

«Anche quello è stato un modo per fare politica. Che qualcuno mi spieghi perché ne hanno dovuto godere tutti gli abitanti della zona sud, anche quelli che non hanno subito alcun danno. Sei mesi per tutti, invece che un anno per chi realmente ne aveva bisogno. Volete sapere cosa sono io per lo Stato? Io sono un benestante. Perché adesso sono solo e ho dichiarato oltre ventimila euro. Quindi non ho diritto a nessuna esenzione. Peccato che nel frattempo io il lavoro l'ho perso».

– Quindi è disoccupato?

«Sì, non ce la facevo a continuare il mio lavoro di camionista. Non riesco a stare alla guida per lunghi periodi, perché mi distraggo. Ma questo alla gente non interessa».

– E la casa distrutta? Non le hanno dato nulla per quella?

«Ancora devono interpretare il decreto, almeno così mi hanno spiegato. Hanno fatto una perizia, ma bisogna stabilire la percentuale che mi devono. Pensare a quanti sacrifici abbiamo fatto con Maria Letizia per comprarla».

Nino prende fiato per un attimo, lo sguardo è assente. Un flash nella sua mente, un lampo seguito dal tuono. La mano scorre sul volto, poche parole. «Ho perso tutto, ho perso la mia vita. Eppure c'è chi parla a vuoto. Pensate – racconta – ho comprato una moto e una nuova auto. E me ne hanno detto di tutti i colori. Ma in pochi sanno il motivo: era il sogno di mia moglie, voleva una moto su cui portare anche i bambini. L'ho comprata per questo e ci ho messo le loro foto. È un modo per sentirli più vicini. E l'auto l'ho cambiata perché non riuscivo più a salire sulla Panda, ogni volta era un ricordo doloroso. Ma questo la gente non lo capisce, la gente preferisce sparlare e dire che mi sto godendo la vita. Bene, non auguro a nessuno di godersi una vita come la mia».

– Tra meno di un mese sarà trascorso un anno. Come se lo immagina quel giorno?

«Mi piacerebbe che venisse organizzata una funzione in Cattedrale durante la quale ricordare le vittime e riflettere su cosa è stato fatto. Chiedo silenzio. Ho sentito dire che la Regione vuole mandarci un'orchestra per un concerto di commemorazione. Se la tengano, la faccia suonare nel suo salone di casa il presidente Lombardo». Mauro Cucè - GDS

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