MESSINA: Paolo Conte intenso e raffinato chansonnier conquista il pubblico del Vittorio Emanuele. Una carrellata di capolavori, dal palpitante "Cuanta pasion" all'orecchiabile "Orchestrina"

22 Maggio 2011 Culture

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FOTO: ENRICO DI GIACOMO

Si consola con lo splendido concerto di Paolo Conte e della sua straordinaria band – in scena fino a oggi alle ore 17,30 – l'Ente Teatro di Messina, "costretto" a rinviare all'ultimo trimestre di quest'anno la Serata Roland Petit e la "Norma" di Bellini (previste, in abbonamento, rispettivamente la settimana prossima al "Vittorio Emanuele" e a luglio, dall'8 al 10, nel Teatro Antico taorminese), per via dei tagli che hanno riguardato il finanziamento regionale. Ricercata e lungamente applaudita la performance del grande cantautore astigiano – quelle messinesi sono le sole date siciliane di questo tour, che prende il nome dall'ultimo album, "Nelson", uscito lo scorso ottobre – al quale hanno guardato e guardano con particolare ammirazione tanti altri musicisti delle generazioni successive: pensiamo al primo Capossela (nella cui produzione degli esordi – e solo in quella: poi avrebbe preso altre strade – sono rinvenibili alcune tracce della sua influenza) oppure all'ultima fiamma del panorama italico, quel Raphael Gualazzi che, dopo avere trionfato a Sanremo nella categoria "Giovani", qualche giorno fa si è piazzato al secondo posto all'Eurosong (l'antico Eurofestival, vinto in passato solo da Gigliola Cinquetti nel 1964 e da Toto Cutugno quasi trent'anni dopo). Racconta piccole storie, Conte: scampoli di vita, amicizie perdute o che resistono all'usura del tempo che passa, esperienze di una sera o amori appassionati, ricordi sbiaditi oppure suggestioni che ti rimangono dentro e non vanno più via. Bastano poche parole che, come pennellate di un pittore del Novecento, suggeriscono una situazione per dare vita a piccoli capolavori musicali, intrisi di poesia e al ritmo ora di swing, ora invece di mambo, ora ancora di altro (ma non importa). Ed è una lunga storia, la sua, che parte dai grandi successi scritti per altri – Celentano ("Azzurro" e "La coppia più bella del mondo", per esempio), Caterina Caselli ("Insieme a te non ci sto più"), Jannacci ("Messico e nuvole"), Patty Pravo ("Tripoli 1969") e l'indimenticato Bruno Lauzi ("Genova per noi" e "Onda su onda") – fino alla sua affermazione anche, e soprattutto, come interprete, a partire dai primi anni Ottanta, con una voce e uno stile inconfondibile. Tra vecchie milonghe (verdi o de Paris che siano, per citare due sue canzoni) e stelle del jazz, ricercate atmosfere impregnate – come la sua voce, del resto – di fumo ed enigmatiche figure femminili, il raffinato chansonnier piemontese accompagna il pubblico messinese in un percorso che prova a riassumere una carriera semplicemente straordinaria, che l'ha portato a trionfare, come pochissimi altri, in Francia e un po' in tutta Europa, solitamente poco incline ad accogliere la musica italiana. Dal palpitante "Cuanta pasion", che ha aperto l'esibizione, fino al fortunato "Orchestrina" (quella che fa to be, to be, to be or not to be come recita il motivetto orecchiabile, ripreso dalla tromba con sordina), il singolo che ha anticipato l'ultimo album "Nelson", uscito a distanza di due anni dal bellissimo "Psiche", hanno trovato posto nell'entusiasmante performance anche alcuni dei pezzi più famosi, da "Via con me" a "Max", da "Bartali" (con la prima strofa ri-arrangiata in maniera originale) fino a "Dancing", con cui si è aperta la seconda parte. Insieme con lui, una band composta da dieci eccellenti musicisti, di eccezionale bravura: in alcuni casi, si tratta di magnifici polistrumentisti, che passano con sorprendente disinvoltura da uno strumento all'altro (per esempio, dalla chitarra alla tromba: strumenti che proprio affini non sono). Lunghissimi e particolarmente insistiti gli applausi che gli sono stati tributati dai fans (sold out per tutte e tre le serate) e un solo fuoriprogramma concesso, alla "prima" di venerdì scorso. Ma va bene così. Matteo Pappalardo - GDS

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