27 Ottobre 2011 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA E IL SUO CENTRO-PERIFERIA, TERRA DI NESSUNO: LA STORIA DELLA BRASILIANA GAO, BRAVA ARTISTA DI STRADA, NEL SUO ATELIER DENTRO LE MURA SECENTESCHE DELLA REAL CITTADELLA

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FOTO: ENRICO DI GIACOMO

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FOTO: ENRICO DI GIACOMO

Domani o tra un mese lei, di nome Gao, sarà probabilmente allontanata. L’ennesima occupazione abusiva di uno dei depositi dentro le mura secentesche della Real Cittadella, verosimilmente non durerà a lungo. E lei, brasiliana di 50 anni, il marito lombardo, e pure il vicino di “bunker” algerino, tutti dovranno lasciare l’area delle fortificazioni più imponenti, abbandonate, inquinate della città dello Stretto. Eppure, gettando uno sguardo nelle pieghe dell’anima di chi ricava un tetto nei luoghi più folli, ci si imbatte in quel che non t’aspetti. Oltre che nel mestiere d’arrangiarsi dei più, in alcune storie di vita quasi stupefacenti. Quelle di chi non può fare a meno di vivere una vita da artista di strada, assaporando libertà e paesaggi ma pagando al contempo, senza rimpianto, in termini di rinunce e mensa dei poveri. Basterebbero, forse, a ricordare come ogni uomo sia un universo, le foto scattate ieri da Enrico Di Giacomo, con in primo piano quei fiori di tela e sabbia di mare, appena forgiati nel laboratorio di oggettistica povera di Gao e Paolo, proprio lì dove un tempo gli spagnoli ammassavano munizioni e un mese fa c’era soltanto un tappeto putrido di rifiuti, rottami, escrementi. Ma nel breve racconto di Gao c’è anche qualcosa in più. La consapevolezza di aver scelto di vivere in un luogo di vera bellezza, ancorché sepolta dallo scenario terrificante degli ultimi decenni. «Venite dentro e guardate – ripete – questo è il nostro atelier. Noi, mio marito e io, abbiamo ripulito tutto per potere vivere qui con dignità e con la nostra arte». Un caleidoscopio di colori: quadri accesi e composizioni a mosaico con l’utilizzo di cocci di vetro o di pezzi di cd, portacenere di pietra pomice, e poi profluvi di fiori di tela con sugli steli, incollati, sabbia e pietrisco del mare vicino. «Ma a ripulire dall’immondizia – tiene a sottolineare – non siamo stati soli. Ci hanno aiutato alcune persone come noi senza fissa dimora, messinesi ed extracomunitari che dormono alla stazione: naturalmente quando hanno bisogno di un tetto, noi non ci dimentichiamo di loro. E qui, vedete i vicino all’ingresso, teniamo per questo due letti in più». Una volta al giorno, “padroni di casa” come saltuari “ospiti” della Real Cittadella, passano dalla mensa di Cristo Re a consumare al volo un pasto caldo. Ma all’ora d’andare a dormire, i destini si dividono. C’è chi prende la via della stazione che è quella dei vecchio clochard, e ci sono quelli che non vogliono rinunciare al conforto di un tetto (legale come il Don Orione o la Casa d’accoglienza del viale Europa, oppure abusivi) Goa e Paolo fanno ritorno alla Real Cittadella, alla “loro” amata e impossibile grotta-atelier dentro le mura secentesche di Carlos von Grunembergh. Se ne andrà da qui, ma Goa ha capito tutto, più di tanti amministratori, deputati e uomini di apparato: «Questo è il tesoro di Messina. Salite sopra queste mura, dove vado a cercare piccoli oggetti, guardate che panorama». E tutto quel che si può fare, finora, guardare e sperare che qualcosa cambi. Ci restano poche certezze. Quella che il Comune sta mettendo a punto – come spiega il responsabile del procedimento, l’arch. Lino Tripodo – la variante necessaria perché la Regione finanzi, prima o poi, il completamento della bonifica. E quella che su questa terra apparentemente “di nessuno” si gioca un grande scontro di potere e speculazione, mentre la cultura viene negata… ALESSANDRO TUMINO – GDS

Real Cittadella e Gonzaga: bocciata Messina. Sconcertante: il Governo Lombardo sminuisce il valore culturale e ambientale della falce.
Partiamo da chi vince, da chi riceverà i nuovi finanziamenti stanziati dall’Europa per «promuovere la riqualificazione, la tutela e la conservazione del patrimonio storico-culturale, favorendone la messa a sistema e l’integrazione con i servizi turistici, anche al fina di aumentare l’attrattività dei territori». Sono i quattro progetti che, in relazione ai fondi europei Fesr Sicilia 2007-2013, sono stati finanziati da mamma Regione, per un totale di quasi 13 milioni di euro, 26 miliardi delle vecchie lire. Sono, nell’ordine: 1) il Centro di eccellenza e di ricerca per il paesaggio mediterraneo di Catania (1.076.000 euro); 2) il Centro di eccellenza per la documentazione e la promozione dei beni culturali marini siciliani (1.716.000 euro) della Soprintendenza del mare; 3) il Centro internazionale di studi e ricerche interdisciplinari sui beni costieri e marini ancora della Soprintendenza del mare (3.900.000 euro); 4) l’ampliamento e potenziamento dei laboratori scientifici e di restauro del Centro per la progettazione e il restauro, e per le scienze naturali e applicate ai beni culturali (5.935.000). Auguri, dunque, alle Soprintendenze di Catania e Trapani e a quella del Mare con sede a Palermo per tali successi conseguiti, si spera, il contrario sarebbe grave, a seguito della presentazione dei progetti più importanti per recuperare il patrimonio storico-culturale. Ma la nostra Messina, la sua Falce millenaria che è un inno allo spreco di un enorme tesoro storico-culturale sulla riva del mare, ne esce pesantissimamente scartata, umiliata, calpestata: in particolare dalla clamorosa bocciatura come «non coerente con la linea 3.1.1.5» del progetto presentato dal soprintendente Salvatore Scuto per il recupero, la valorizzazione e la gestione della Real Cittadella (4 milioni e 800.000 euro). Scartata, calpestata, umiliata, da quella stessa Regione che per la Zona falcata, dai tempi di Cuffaro, ha promesso di tutto e di più. E assicurato solo il contentino dell’abbattimento dell’inceneritore, peraltro a puntate. Anzi no: viene anche garantito il mantenimento in vita di quel ridicolo Ente Porto che resta a fare il doppione all’Autorità portuale, perfetto per bloccare il Piano regolatore portuale e della Zona falcata. Tornando al patrimonio storico-culturale della nostra Real Cittadella adagiata sul mare, ricordiamo al Governo regionale che lo scenario azzurro in cui bastioni e portali di Von Grunembergh s’incastonano, è quello dello Stretto, patrimonio internazionale di storia e cultura, dalla mitologia ad oggi. Ricordiamo che meno di dieci anni fa l’Unione Europea aveva assegnato allo stesso progetto, nella versione territorialmente più estesa, il finanziamento di 11 milioni, perché aveva ritenuto assolutamente rilevante, meritevole, ed evidentemente “coerente” il progetto dell’allora soprintendente Villari mirante alla riqualificazione delle fortificazioni del 1600 attraverso la creazione dell’ormai celebre “Cdac”, il Centro di documentazione di arti contemporanee. Certo, quei fondi furono ritirati e dirottati altrove a causa della paralisi, già in fase iniziale, dei preventivi lavori comunali di bonifica. Ma proprio per questo il soprintendente Scuto aveva saggiamente ridotto l’area di attuazione del progetto alle parti architettoniche adiacente al bastione San Diego, dove non c’è e non v’è alcun bisogno di cantieri di bonifica. Ma non è bastato. Qui è nata Messina e qui deve morire con la sua più grande fortezza. A. TUMINO – GDS

Le tre progettazioni “respinte”.
“NON COERENTI” con la linea d’intervento UE (qualificazione, tutela e conservazione del patrimonio storico-culturale anche attraverso azioni a sostegno di centri di eccellenza, di studio, documentazione e restauro) sono stati giudicati dalla Regione due progetti: 1) Recupero, valorizzazione e gestione della Real Cittadella per la realizzazione del Centro di documentazione di arti contemporanee, Cdac; 2) Restauro dell’edificio di Forte Gonzaga ed adeguamento a sede del Museo dell’identità siciliana (14 milioni e 300.000 euro).
NON AMMISSIBILE invece, secondo la Regione, il progetto del Laboratorio siciliano di Archezoologia di Fiumedinisi (685.000 euro)