“Università Bandita”, indagati anche Bianco, l’ex assessore Orazio Licandro e altri 12

16 Luglio 2019 Inchieste/Giudiziaria

Si è aggiunto anche il nome dell’ex sindaco Enzo Bianco a quelli dei 66 indagati nell’ambito dell’inchiesta denominata “Università Bandita”. Nelle scorse ore, infatti, personale della Digos ha notificato, secondo quanto disposto dalla Procura della Repubblica, ulteriori quattordici avvisi di garanzia con richiesta di proroga delle indagini. E fra questi, per l’appunto, quello approntato per l’ex primo cittadino, che fra l’altro, in questa vicenda, si trova in ottima compagnia. Assieme a lui risultano indagati, infatti, l’ex assessore comunale alla Cultura, Orazio Licandro, ordinario del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, nonché la professoressa Marina Paino, direttore del Dipartimento stesso. Gli altri avvisi sono stati notificati a Valerio Pirronello, direttore in pensione del Dipartimento di Fisica e astronomia; Luigi Caranti, ordinario di Filosofia politica nel Dipartimento di Scienze politiche e sociali; Caterina Cirelli, ordinario di Geografia economico politica nel Dipartimento di Economia e impresa; Rosa Alba Miraglia, ordinario di Economia aziendale nel Dipartimento di Economia e impresa; Giovanni Pennisi, ordinario di Scienze tecniche mediche applicate del Dipartimento Chirurgia generale e specialità medico chirurgiche; Santo Burgio, associato di Storia della filosofia e presidente della Struttura didattica speciale di Lingue e letterature straniere dell’Ateneo; Margherita Ferrante, associato di Igiene generale e applicata nel Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e tecnologie avanzate; Venera Ferrito, associato del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali; Gianpietro Giusso del Galdo, associato del Dipartimento di Botanica (e responsabile scientifico dell’Orto botanico di Catania); Giuseppe Musumeci, associato di Anatomia nel Dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche; e Salvatore Torre, associato di Geografia. Per tutti l’accusa è, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, abuso d’ufficio e truffa aggravata.

Il caso certamente più inquietante è quello che coinvolge l’ex sindaco Bianco e, con lui, Orazio Licandro, Marina Paino e l’ex prorettore Giancarlo Magnano di San Lio, il cui nome risulta già inserito nel primo blocco di 66 indagati e per il quale il Gip Carlo Cannella ha applicato la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio. I fatti in questione hanno origine nel primo semestre del 2018. La sindacatura Bianco volge al termine e si profila all’orizzonte la sfida elettorale, poi perduta, con l’attuale sindaco di Catania, Salvo Pogliese. Della “giunta Bianco” fa parte, fra gli altri, Orazio Licandro, assessore con deleghe ai Saperi e alla Bellezza Condivisa e alle Relazioni internazionali. Storico rappresentante del Partito dei comunisti italiani, Licandro era stato cooptato da Bianco mentre lavorava come professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze giuridiche, storiche, economiche e sociali dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, là dove insegnava Diritto romano, Fondamenti romanistici del diritto europeo ed Epigrafia e papirologia giuridica. E non solo, perché l’assessore metteva il proprio indiscutibile sapere anche a disposizione degli studenti di Epigrafia giuridica e Papirologia giuridica presso il Corso di alta formazione in Diritto romano dell’Università La Sapienza di Roma. Profondamente legato alla realtà etnea ma con all’orizzonte la possibilità concreta di dover tornare a Catanzaro, Licandro – e qui si entra nelle pieghe dei fatti – avrebbe chiesto all’amico Enzo Bianco un interessamento per aiutarlo a restare a Catania. L’ex sindaco ed ex ministro dell’Interno si sarebbe messo a disposizione, attivando i suoi canali e coinvolgendo, direttamente o indirettamente, almeno secondo gli investigatori, gli indagati Marina Paino e Giancarlo Magnano di San Lio. Ciò per dare una mano ad uno dei suoi uomini fidati. E’ stata proprio la professoressa Paino, nel corso di una seduta di consiglio di dipartimento, a comunicare che «nel corso di un riunione della sezione Archeologia e Scienze dell’antichità i colleghi dell’area romanistica, alla luce delle modifiche ordinamentali introdotte nella magistrale in Filologia classica, hanno sollecitato una chiamata di prima fascia per il settore scientifico disciplinare Ius/18 Diritto romano e diritti dell’antichità». Un’anomalia, secondo gli investigatori, atteso che per il corso interessato dalla nuova figura – Filologia classica, lo ribadiamo – il Diritto romano risulta essere quanto meno superfluo. Non per nulla viene previsto un impegno di appena 36 ore annue. Fra l’altro, viene considerato da chi indaga, per questa materia lavorano già in Ateneo, benché nella Facoltà di Giurisprudenza, 3 ordinari, 2 associati e 3 ricercatori. Non sarebbe stato più facile dirottare uno degli interni, fra l’altro sembra non sfruttato pienamente – ovvero secondo il monte ore previsto dal contratto – piuttosto che approntare un nuovo bando di concorso riservato agli esterni e che porterà all’Università di Catania nuovi e consistenti costi, per circa 120 mila euro? Così pare, ma alla fine si procede con il concorso lampo bandito il 31 luglio 2018 e con scadenza il 30 agosto successivo – e forse pure sulla tempistica ci sarebbe da ridire… – che finirà per premiare l’unico candidato: Orazio Licandro. Il decreto relativo viene sottoscritto dal rettore Francesco Basile in data 26 ottobre 2018. Nel marzo successivo Licandro comincerà le proprie lezioni davanti a una dozzina di studenti….