IL RETROSCENA. L’ARRESTO DEGLI EX PENTITI: IL TENTATO OMICIDIO DI FRANCESCO CUSCINA’ E I RAPPORTI DA RIPIANARE

20 Dicembre 2019 Inchieste/Giudiziaria
Nella foto di Enrico Di Giacomo l’ex collaboratore Nicola Galletta
Di Edg – Sono numerosi gli elementi a supporto degli investigatori che danno atto del controllo mafioso imposto sul territorio dal gruppo di ex pentiti dalla indiscussa fama criminale – “talmente consolidata da non risultare scalfita neanche dalla parentesi collaborativa dei più rappresentativi tra essi” – scrive il gip – e della conseguente carica di intimidazione che ne promanava, delle considerevoli disponibilità finanziarie derivanti dal traffico di stupefacenti e della capacità di infiltrazione nel tessuto economico e malavitoso locale.

Un episodio emblematico del carisma esercitato dagli ex collaboratori sul contesto malavitoso locale e del peso specifico acquisito dall’associazione nell’assetto dei rapporti fra gruppi contrapposti, è quello che riguarda l’organizzazione di un summit finalizzato a ripianare i rapporti tra la famiglia Cutè e la famiglia Cuscinà in seguito al ferimento di Francesco Cuscinà ad opera di Giuseppe Cutè.

La vicenda è trattata in modo approfondito nell’ordinanza del 16 settembre 2019 con cui è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Cute’ e di Paolo Gatto in quanto ritenuti gravemente indiziati, fra gli altri reati, del tentato omicidio ai danni di Cuscinà.

La mattina del 25 agosto 2018 Cuscinà Francesco veniva colpito da diversi colpi di arma da fuoco esplosi da un soggetto poi fuggito a bordo di un motociclo insieme ad un complice.

L’ episodio segue di due mesi un analogo attentato consumato ai danni di Daniele Cutè, cugino di Giuseppe Cutè, ferito la notte del 18 giugno 2018 da due individui armati, rimasti ignoti, giunti a bordo di un motorino.

Il ferimento del Cuscinà era oggetto di immediato commento da parte degli indagati. Il giorno stesso Pasquale Pietropaolo ne parlava con Nicola Galletta.

I due ricostruivano la dinamica del fatto per come a loro conoscenza (GALLETTA: è Cuscinà; PIETROPAOLO: Cuscinà è? …. minchia, non c’è scritto però; GALLETTA: sì…c’è sui…c’è…le iniziali ci sono; PIETROPAOLO: F. C. vero. E vabbè… gli hanno sparato non gli è andata bene? !;, GALLETTA: gli è andata bene per davvero!; PIETROPAOLO: …(ridacchia)…lo ha preso…dove lo ha preso…; GALLETTA: a sessantatre anni questo babbo di Dio; PIETROPAOLO: …nel…nel petto inc… e nel braccio…; …. .,inc… (ride). Vabbè dove lo hanno preso nel braccio però lo hanno preso, nel braccio e nel petto; GALLETTA: lo hanno preso nel braccio e nel petto di striscio … dice che gli ha reagito a colpi d’ombrello … aveva l’ombrello dice, gli ha caricato quattro colpi d’ombrello dice …(ride)…; PIETROPAOLO: ad uno con lo scooter…ma perchè era uno con lo scooter solo…dice;

GALLETTA: uno?…in due dice che sono!; PIETROPAOLO: no, uno solo dice che ero…stamattina …inc… (si accavallano le voci) .-. ttno solo sì! …si è fermato e gli ha sparato…’) e si prefiguravano gli strascichi che avrebbe sicuramente avuto (“PIETROPAOLO: minchia Cuscinà…ora vuole la paglia per cento cavalli Cuscinà!”).

L’indomani l’acccaduto era oggetto di conversazione tra Galletta e Bonaffini

Salvatore (GALLETTA: a CUSCINA’ lo hai visto ? … gli hanno sparato…eh…, ieri ti ho chiamato! Minchia gli hanno sparato, Gli spararono…lo hanno preso nel braccio, nel petto di striscio; BONAFFINI: minchia!!!; GALLETTA: eh…lui gli ha reagito e li ha presi a colpi di ombrello…;

…BONAFFINI: ah…allora provarono ad ammazzarlo a questo … va bene, più tardo avvicino, sei là al ristorante ? ; GALLETTA : eh… là sotto sono… incompr…).

Tre giorni più tardi, il 29 agosto 2018, venivano registrati ulteriori dialoghi da cui trapelava che i sodali avrebbero dovuto tenere un incontro presso il ristorante “Il Sikulo” gestito dal Galletta; incontro che si percepiva essere di notevole importanza.

In particolare, il Galletta e il Bonaffini concordavano l’appuntamento alle ore 11.30 (GALLETTA: alle undìci e mezza.. mi porta il coso… quello… alle undici e mezza così…incompr…alle undici e mezza, il pesce …. al ristorante dove me lo deve portare… al ristorante … undici, undici e trenta; BONAFFINI: undici, undici e mezza, allora alle undici..,tu a che ora sei là,..); il Bonaffini si impegnava a farsi trovare li già dalle ore 11.00 e chiedeva all’interlocutore se avesse contattato il Pietropaolo (“eh..la bene, me Peppe Siccu lo hai chiamato?”), Galletta assicurava che gli avrebbe telefonato di lì a breve (<< no, e ora lo chiamo….).

Tenendo fede a quanto promesso, qualche minuto più tardi, Galletta contattava Pietropaolo e lo invitava a raggiungerlo a casa.

Come promesso, Bonaffini giungeva al locale intorno alle 11, venendo poi raggiunto dal Pietropaolo e dallo stesso Galletta.

Che l’incontro dovesse essere letto in chiave tipicamente mafiosa come un chiarimento tra parti avverse, “si deduceva con evidenza già dalle modalita’ in cui si svolgeva”.

I partecipanti, infatti, non si incontravano tutti contestualmente, ma si avvicendavano all’ interno del ristorante, alternandosi, a piccoli gruppi, “al cospetto” dei tre ex collaboratori, al chiaro scopo di evitare un confronto diretto e di mediare tra le diverse posizioni.

“E infatti, inizialmente, all’incontro, (dalle ore 12,18′ alle ore 12.56′) partecipavano Cuscinà Francesco, il figlio Cuscinà Giovanbattista, inteso “Coccolo “, Galletta Nicola, Pietropaolo Pasquale, Bonaffini Salvatore, Duca Alessandro; successivamente (dalle ore 12.56′ alle ore 13,24) entravano Cuscina’ Francesco, Cuscina’ Giovanbattista, Cuté Giuseppe, Galletta Nicola Pietropaolo Pasquale e Duca Alessandro; da ultimo (dalle ore 13.57′ alle ore 15.31′), si confrontavano Cuté Giuseppe, Galletta Nicola, Pietropaolo Pasquale e Oliveri Enrico” annotano gli investigatori.

A questi si univa, poi, a più riprese, Daniele Cute’.

Tutto veniva documentato dalle telecamere installate dagli investigatori davanti all’esercizio commerciale.

Intomo alle 13:35 veniva registrato un significativo scambio di battute tra Cuscinà

“Giovanbattista, figlio di Cuscinà Francesco, e Pietropaolo Pasquale, nel corso del quale il primo manifestava preoccupazione per l’indole imrente del Cutè e chiedeva garanzie di sicurezza, ben conscio del pericolo che correva nell’incontrarlo a viso aperto (“io lo conosco bene lui (inc.)… vedi che è un pò impulsivo…poi se c’è cosa….non lo fate reagire se ….(inc.)…perchè se poi ce ne dobbiamo andare a morire…ce ne andiamo… (inc.)…… […] ci siamo seduti con persone… (inc.)..,di me che sanno quello che facciamo “); l’altro lo rassicurava, facendo notare che il giovane si era seduto al tavolo insieme a loro e ciò era un chiaro segnale di distensione e di volontà di porre definitivamente termine al contrasto (” ….non esiste proprio…vi siete seduti…(inc.)…con questo pensiero…e allora che vi siete seduti a fare, non ci sedevamo?”).

Poco dopo, a conferma dell’avvenuta riappacificazione, usciva Cutè che si accordava con Cuscinà per pranzare insieme (“mangio con lui e poi salgo”).

Lo scopo dell’incontro veniva ulteriormente chiarito in una conversazione telefonica intercettata lo stesso giorno in cui Pietropaolo faceva il resoconto della riunione allo zio Pasquale Castorina, specificando che si erano radunati perché ” dovevano aggiustare …una cosa”, che definiva la questione di “Gorbaciov”, in relazione alla quale si temeva una reazione (“No era un figghiolu, poi loro giustamente si aspettavano la reazione”).

Raccontava che la situazione fortunatamente si era risolta (“abbiamo aggiustato insomma … vabbè … niente, tutto a posto”), anche se il figlio della persona interessata, da identificarsi in Giovanbattista Cuscinà, “parlava troppo, io qui… ro /i”, rischiando di far saltare tutto, e aggiungeva che, comunque, ne comprendeva l’atteggiamento, poichè se fosse successo a lui non avrebbe accettato una riappacificazione (“perchè se fosse stato suo padre non si sarebbe aggiustato niente”)

“Il fatto che il motivo del summit riguardasse il tentato omicidio del Cuscina trovava conferma, oltre che nella correlazione temporale con il fatto delittuoso verificatosi quattro giorni prima, in alcuni inequivoci riferimenti contenuti nel dialogo captato”.

Gli interlocutori puntualizzavano, in particolare, l’età della vittima che coincideva con quella del Cuscinà al momento dei fatti, e ne sottolineavano la fortuna, poichè era la seconda volta che si salvava da un attentato; circostanza, anche questa, che trova riscontro nella “biografia” del Cuscina che a giugno del 1988 scampò a un assalto armato sul viale Giostra per mano di Luigi Galli, Gaetano Marotta e Carmelo Mauro.

Nel prosieguo della conversazione venivano, inoltre, delineati il movente dell’agguato (“alla fine tutto è successo per una “cacata”, quello l’ha chiamato per digli due parole, l’altro gli ha detto, tu mi fai il malandrino a me e quello è andato subito”) e la dinamica, in relazione alla quale si sottolineava nuovamente la fortuna dal Cuscinà atteso che, dopo il primo colpo, l’arma si era inceppata presumibilmente a causa delle munizioni artigianali con cui era stata caricata (“la cosa era proprio di quelle belle, è partito il primo (colpo) e non ne sono partiti più … è la seconda volta che gli va bene e ancora parla.. deve ringraziare a Dio … ormai le fanno artigianalmente (le munizioni) e non sono buone”).

In un altro dialogo registrato all’intemo dell’abitazione di Galletta tra quest’ultimo e un soggetto, non meglio identificato, di nome Salvatore’, Galletta, piuttosto contrariato, dichiarava di essere intervenuto a comporre il contrasto insorto tra Cutè e Cuscinà (“perchè ti ho chiamato io? secondo te? Ti chiamo perchè voglio che sistemi la cosa, per farvi stringere la mano… ‘) in seguito alla richiesta dello stesso Cuscinà (….ti ho chiamato io per aggiustare quella cosa … “che tì devo fare? Mi hanno sparato addosso a 60 anni”.. quello è venuto qua perchè si spaventava pure..”), che era legato da comuni trascorsi criminali (“ed ho dovuto aggiustare la cosa io..perchè poi..siamo stati compagni..eh..siamo stati compagni..eravamo compagni..di sventura”), poiché l’uomo gli era apparso seriamente preoccupato per la piega presa dagli eventi che si intendeva essere conseguenza di una sua precedente azione (“però quello gliel’ha fatta l’azione..hai capito?…Io ti sparo…e non me ne vado se non prima ti vedo schizzare da tutte le parti..inc.. per farti..per dire…dove devi andare…se loro si associano inc..ti ammazzano !.. (pausa) Lù pure botta e risposta facevamo…in serata”). Raccontava, quindi, di avere saputo dal Cuscinà che gli attentatori lo avevano seguito per circa mezz’ora prima di agire (“poi addirittura è venuto e mi ha raccontato che questo qua, per mezz’ora, girava sempre in quel pezzo, quest’altro scemo … per mezz’ora..fìno a quando inc. è rientrato quello..e gli ha sparato, ha preso la macchina, a terra).

“Le emergenze appena delineate integrano un compendio dotato di inequivoca forza dimostrativa in ordine alla mediazione mafiosa posta in essere da Galletta Nicola, Bonaffini Salvatore e Pietropaolo Pasquale – scrive il gip – ai quali, all’evidenza, veniva riconosciuta dalle parti contrapposte ua indiscussa autorevolezza – al fine di dirimere un pericoloso contrasto insorto nel contesto delinquenziale locale; contrasto foriero di gravi ripercussioni che, con il loro intervento, i tre indagati avevano scongiurato, in tal modo acquisendo ulteriore prestigio nel contesto criminale di riferimento”.

Il quadro indiziario si arricchisce, poi, del contributo offerto dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, Giuseppe Minardi, personaggio di elevato spessore criminale, appartenente sin dai primi anni Novanta al clan mafioso operante nella zona di Giostra e facente capo al boss Luigi Galli.

Minardi, che ha di recente intrapreso un percorso di collaborazione, non solo suffraga la bonta’ della prospettazione accusatoria che individua nel Gatto e nel Cutè gli autori del tentato omicidio di Cuscinà Francesco, ma fornisce anche straordinario riscontro alla tesi della costituzione di un sodalizio tra ex collaboratori (“Mio cognato mi disse che erano stati Cutè Peppe e Paolo Gatto. Mio cognato mi riferi che CUSCINA’ aveva avuto una nuova lite con il nipote di Barbera e che questi aveva incaricato Peppe Cutè di punire il Cuscinà. Mio cognato aggiunse che “si stavano riorganizzando”, riferendosi al fatto che alcuni ex collaboratori, tra cui “Piscia piscia”, cioè Gaetano Barbera, Carmelo Bonafini, Nicola Galletta e La Boccetta Emanuele stavano organizzando per commettere reati a Messina ed in particolare che si stavano organizzando per uccidermi. Peppe Cutè si sarebbe avvicinato a loro e in particolare a Gaetano Barbera. Non ho approfondito il motivo del ferimento di CUSCINA’. Lui non è la prima volta che subisce attentati”).

“Le dichiarazioni di Minardi  – sottolinea il gip – appaiono con riferimento al caso di specie pienamente attendibili, in ragione, sia della loro logicita’ e coerenza, sia della qualità della fonte dichiarativa”, “in considerazione del fatto che il propalante, soggetto di spicco nella criminalita’ organizzata messinese, e in quanto organicamente inserito nei circuiti delinquenziali locali, ha effettivamente usufruito nell’ultimo biennio di numerosi permessi premio, come dallo stesso riferito (“sono tornato a Messina durante i permessi premi premio di cui ho usufruito tra il novembre 2015 e il marzo 2018″), che gli hanno consentito di rientrare in citta’ e riallacciare i rapporti con i vecchi sodali; condizione, questa, che gli ha garantito una conoscenza degli ambienti e delle dinamiche criminali della zona. Il suo narrato, inoltre, indiretto riscontro nella vicenda penale che ha visto di recente coinvolto Barbera Gaetano, determinando la revoca del programma di protezione, e ne ha confermato, a dispetto dello stato di collaborante, il perdurante collegamento con ambienti malavitosi locali; tale circostanza vale ad avvalorare la ricostruzione del Minardi che indica il Barbera come soggetto ancora operativo in ambito criminale”.

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