Palermo, maxitruffa all’Ue sui fondi per l’agricoltura. Blitz della Gdf, in manette 16 imprenditori e funzionari

di SALVO PALAZZOLO – Bastava avere l’amico giusto all’ispettorato provinciale dell’agricoltura di Palermo per pilotare tanti finanziamenti europei. Sarebbero stati addirittura 7 i funzionari infedeli. Un’indagine del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza, coordinata dalla procura del capoluogo siciliano, ha fatto scattare un blitz all’alba, con 24 misure cautelari: tre imprenditori – Giovanni e Francesco Di Liberto, Paolo Giarrusso – e un ex funzionario dell’Ipa, Filippo Cangialosi, sono finiti in carcere; fra i dodici ai domiciliari, l’ex ispettore capo dell’Ipa Antonino Cosimo D’Amico (attuale dirigente del Dipartimento Agricoltura della Regione), l’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso (oggi componente dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura) e un noto avvocato palermitano nonché imprenditore agricolo, Giuseppe Guttadauro; fra gli otto sottoposti all’obbligo di dimora, ci sono altri quattro funzionari. Un vero e proprio terremoto giudiziario all’interno del Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana. Un intreccio fra malaffare, burocrazia e anche politica.

L’avvocato Guttadauro avrebbe promesso all’ex dirigente D’Amico che il suo nome stato preso in considerazione per l’incarico di capo di gabinetto dell’assessore all’agricoltura. “Io a Gianfranco glielo dico, Nino è un amico mio”, queste le parole intercettate. Nel novembre 2017, Guttadauro assicurava che avebbe parlato con Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale Siciliana, fratello di suo suocero. Per la procura, una promessa che sarebbe diventata il prezzo della corruzione per sbloccare l’ennesimo maxi finanziamento.

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I reati

L’indagine del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, si è concentrata sull’iter di concessione dei finanziamenti nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale. E adesso contesta, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

L’inchiesta ha svelato che solo due imprenditori di Belmonte Mezzagno, i Di Liberto, erano riusciti a incassare 12,5 milioni di euro fra il 2012 e il 2018, e a dicembre avevano ottenuto un’altra tranche di finanziamenti, che adesso è stata bloccata. Un’emorragia di soldi pubblici verso aziende che imbrogliavano sulle spese sostenute attraverso una montagna di fatture false prodotte da società in Ungheria, Austria e Romania.

“Siamo di fronte a condotte illecite di particolare gravità – dice il colonnello Gianluca Angelini, comandante del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo – In primo luogo perché hanno determinato un grave nocumento alle uscite dei bilanci europeo, nazionale e regionale. In secondo luogo, quelle condotte illecite hanno rappresentato un’occasione mancata di sviluppo: in un territorio come quello siciliano, l’impiego efficiente dei fondi pubblici a disposizione, che sono cospicui, potrebbe rappresentare davvero un volano per la crescita del tessuto economico-imprenditoriale. Da ultimo, e non certo per importanza, dobbiamo constatare ancora una volta la permeabilità di settori della pubblica amministrazione agli interessi della criminalità economica, che inquinando il sistema produttivo altera i principi di leale concorrenza, a discapito degli imprenditori onesti e rispettosi delle regole, al cui fianco sarà sempre la Guardia di finanza”.

Indagati e sequestri

In carcere sono finiti in quattro: gli imprenditori di Belmonte Mezzagno, Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, 41 e 44 anni, il primo amministratore unico della “Diliberto srl”, il secondo rappresentante legale della “General T.e.c soc.coop”; Filippo Cangialosi, 56 anni, ex funzionario dell’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura di Palermo, attualmente in servizio al Dipartimento dell’Agricoltura e dell’assessorato regionale all’Agricoltura; e Paolo Giarrusso, amministratore unico della “Meatech”.

Ai domiciliari, 12 persone: l’avvocato e imprenditore agricolo Giuseppe Guttadauro, 51 anni; Vincenzo Geluso, 49 anni, ex sindaco di San Cipirello, attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura; Antonino Cosimo D’Amico, 56 anni, già ispettore capo dell’Ipa di Palermo, attualmente dirigente del Dipartimento agricoltura dell’assessorato regionale all’Agricoltura; Ciro Maurizio Di Liberto, 47 anni, tecnico progettista della “Di Liberto srl”, fratello di Giovanni e Francesco; Nunzia Salvina Pipitone, 37 anni, coniuge di Giovanni Di Liberto, ritenuta una prestanome; Roberto Percivale, 61 anni, intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto; Marco Iuculano, 49 anni, rappresentante legale della “Lpb soc. cop.”; Giovanni Calì, 62 anni, rappresentante della “Genertel T.e.c. soc. coop.”; Riccardo Puccio, 42 anni, e Francesco Sclafani, 71 anni, ingegneri di Marineo; Alessandro Mocciaro Li Destri, 47 anni, imprenditore agricolo; Giuseppe Taravella, 60 anni, già legale rappresentante del Consorzio agrario di Palermo, poi in servizio presso l’spettorato dell’agricoltura.

Otto i sottoposti all’obbligo di dimora, con firma in caserma: Lilli Napoli, 60 anni, e Maria Luisa Virga, dirigenti dell’Ipa di Palermo; Gaetano Ales, 53 anni funzionario dell’Ipa; Salvatore Picardo, 58 anni, responsabile dell’area 4 tecnica del Suap del Comune di San Cipirello; Ciro Spinella, 65 anni, agronomo di Marineo; Girolamo Lo Cascio, 49 anni, rappresentante legale della “General T.e.c. soc. coop.”; Alessandro Russo, 41 anni, tecnico progettista della “Di Liberto srl”; Maria Concetta Catalano, 62 anni, dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura “Basse Madonie”.

Sequestrati beni per 12,5 milioni di euro, pari all’ammontare dei contributi truffati. Sigilli anche a 14 aziende, tre si trovano all’estero, fra Ungheria, Austria e Romania, hanno un valore di 24 milioni di euro. Sono la Di Liberto srl, con sede a Belmonte Mezzagno; la Lpb soc.coop. di Marsala; la Sud Allevamenti di Belmonte; la Zoo coop di Mezzojuso; la Margi società cooperativa di Ciminna; la O.T. Market unipersonale srl di Bolognetta; la Società agricola mediterranea allevamenti di Belmonte; la G.r. Trasporti di Belmonte; la General T.e.c. società cooperativa di Belmonte; la Agrigroup di Belmonte; la Meatech gmbh con sede in Austria; la Meatech company Kft con sede in Ungheria e la S.c. Dil.ro. Livestock con sede in Romania.

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