Coronavirus, l’ira della Casellati: “Senatrice segnalata da questura di Messina mentre veniva a Roma. Inaccettabile”

10 Aprile 2020 Politica

Si era già lamentata qualche giorno fa, quasi avesse un sinistro presagio. Che si è puntualmente manifestato: tra le centinaia di migliaia di persone fermate, controllate e multate dalle forze dell’ordine perché non rispettavano le restrizioni, ci sono anche due senatrici. A darne notizia è una furibonda Maria Elisabetta Alberti Casellati. “Trovo inaccettabile – dice la presidente di Palazzo Madama – che 2 senatrici, sottoposte a regolare controllo di polizia mentre si stavano recando a Roma per partecipare ai lavori del Senato, siano state oggetto di segnalazioni dalla Questura di Messina e Roma, nonostante avessero dimostrato di essere nell’esercizio delle loro funzioni”. Una situazione incresciosa per la seconda carica dello Stato, che arriva ad appellarsi alla presidenza del consiglio: “Più volte ho richiesto che il Governo faccia piena chiarezza perché non sia ostacolata in nessuna sede una attività che ha fondamento costituzionale. Mi auguro che il Premier Conte possa esplicitarlo nei prossimi provvedimenti”.

Da giorni, infatti, Casellati lancia messaggi che tradotti significano più o meno questo: le restrizioni e le serrate valgono per tutti ma non certo per senatori e deputati. Che devono poter circolare non solo per recarsi in Parlamento, ma anche nei loro collegi elettorali. “Tra le prerogative costituzionali dei parlamentari c’é anche la rappresentanza politica dei territori“, aveva tuonato l’1 aprile la presidente del Senato. A cosa si riferiva? “La libertà di circolazione – diceva – è necessaria non soltanto per la partecipazione ai lavori di Commissione e di Aula, ma anche per lo svolgimento di questa importante funzione nell’intero Paese”. Ma perché i parlamentari dovrebbero essere liberi di girare anche fuori da Camera a Senato? Secondo Casellati “in un momento drammatico come quello attuale è indispensabile che senatori e deputati siano messi nelle condizioni di poter raccogliere le istanze delle comunità e portarle all’attenzione del Parlamento, così come di farsi promotori di ogni altra iniziativa utile ad alleviare le sofferenze e i disagi di famiglie e imprese“. Le forze dell’ordine, evidentemente, non la pensano allo stesso modo.

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