Funerale fratello del boss a Messina. Antoci: ”Quanto accaduto e’ gravissimo”

14 Aprile 2020 Cronaca di Messina

L’11 aprile a Messina decine di persone, nonostante i divieti, accompagnavano il feretro del fratello dell’ex boss Luigi Sparacio. Sull’accaduto gli inquirenti stanno già indagando per comprenderne meglio i contorni.

“Quanto accaduto è gravissimo", dichiara Giuseppe Antoci, Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto ed ex Presidente del Parco dei Nebrodi, scampato ad un agguato mafioso nel maggio 2016.

“E’ incredibile che mentre nel nostro Paese migliaia di famiglie sono costrette a non poter vedere morire i loro congiunti e a dover poi effettuare esequie solitarie e riservate, a Messina accadano cose di questo genere. Personaggi che, con arroganza, pensano che le norme valgano solo per alcuni mentre altri, sull’onda del delirio di impunità, pensano di poter fare i padroncini dei territori volendo, forse, dimostrare che proprio in quei territori comandano loro”.

La notizia ha scatenato parecchie rimostranze e ha anche portato il Sindaco di Messina, Cateno De Luca, a fare delle precisazioni definendo tale partecipazione, solo di “una trentina di persone”, come estemporanea e sminuendo la vicenda.

“Ma è ancora di più incredibile - continua Antoci - che i familiari del defunto ringrazino pubblicamente il Sindaco definendo invece i giornalisti, che si sono occupati della vicenda, dei PEZZI DI MERDA”.

È infatti recente la notizia che uno dei familiari di Rosario Sparacio, il fratello di un ex boss della mafia messinese, ha ringraziato il primo cittadino della Città dello Stretto che aveva parlato di “una trentina di persone” che si erano unite per accompagnare la salma. “Dovete togliervi il nome di mio nonno da quella bocca che avete - aveva scritto su Facebook Rosario Maria Sparacio - perché non siete nemmeno degni di nominarlo... Grandissimi giornalisti pezzi di merda perché SIETE DEI PEZZI DI MERDA e dite solo menzogne” e poi, in un altro post di un altro parente, si fa anche il nome del giornalista della Gazzetta del Sud Lucio D'Amico: “...ti sei permesso di utilizzare anche nome e cognome di una persona che non sei neanche degno di nominare...”.

“Ma siamo impazziti? Queste frasi - continua Antoci - mi ricordano quelle scritte dalla famiglia Giuliano, ritenuta dalla DDA di Catania come gruppo criminale con base a Pachino, contro Paolo Borrometi, solo perché si occupava anche di loro raccontando gli affari di cosa nostra in quel territorio. Contro Borrometi, poi, anche un attentato scoperto per un pelo dalla magistratura e qualche giorno fa minacce anche a Salvo Palazzolo”.

“Sono felice che il Sindaco De Luca abbia preso le distanze dai ringraziamenti ma restano comunque come pietre quelle dichiarazioni farneticanti e minacciose dei parenti contro i giornalisti - continua Antoci - . Questa terra ha già visto cadere sotto i colpi della mafia troppi di loro e vede ancora tanti giornalisti in trincea, alcuni dei quali costretti a vivere sotto scorta o che, semplicemente scrivendo con coraggio nomi e cognomi, rischiano anche la vita. Sono certo che la Magistratura e le Forze dell’Ordine di Messina sapranno, come sempre, dare un seguito all’accaduto” - conclude Antoci.

 

I FATTI

Nei giorni scorsi, a Messina, in piena emergenza coronavirus, ha avuto luogo un funerale, con la partecipazione di amici e parenti, per la morte di Rosario Sparacio, fratello di Luigi, numero uno di Cosa nostra sullo Stretto a fine degli anni ’90, poi diventato collaboratore di giustizia. Ad accompagnare la salma, in un vero e proprio corteo funebre, fino al cimitero vi sarebbero state alcune decine di persone. Un momento che è stato anche immortalato mentre nei giorni successivi, tanto sui social quanto sui giornali, è montata la polemica su due piani. Il primo, riportato anche dalla Gazzetta del sud, ha suscitato l’ira dei familiari: “Condividete tutti, per favore, perché mio nonno deve avere la sua eterna pace e questi giornalisti di merda lo devono lasciare stare nella sua santa pace”, scrive un nipote del defunto su facebook, riportando un altro post in cui, un’altra nipote inveisce contro i giornalisti, “dovete lasciarci in pace nel nostro dolore, non abbiamo tolto niente a nessuno... siamo brave persone... se davvero fossimo quei boss che tanto proclamate non vi sareste permessi”.
Il secondo è quello contro il lungo silenzio del sindaco di Messina, sempre pronto a denunciare qualsiasi assembramento e che avrebbe voluto controllare attraverso un sito anche gli sbarchi sullo Stretto. Critiche sono giunte dal gruppo che aveva sostenuto Renato Accorinti e dai Cinque stelle. Durissimo il commento del presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava che attacca: "Mentre in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni, com’è stato possibile che a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia? Dietro la bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici. - dice Fava - Dal sindaco Cateno De Luca, sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore al petto, stavolta è venuto solo il silenzio". Ieri sera la replica del primo cittadino: "Non si perde occasione per denigrare Messina e i messinesi. Ho appreso che Giulia Grillo, appartenente al M5S e cittadina messinese, ha pubblicato un post nel quale afferma che a Messina 'la criminalità organizzata è privilegiata anche in periodo di lockdown' riferendosi al presunto corteo funebre che sabato scorso, con un centinaio di persone a bordo di moto, che accompagnava il feretro del fratello dell'ex boss Luigi Sparacio. La deputata si chiede anche cosa faccia il Sindaco De Luca nel frattempo. Preciso che la notizia è stata immediatamente ripresa da altri deputati regionali e nazionali pentastellati e da Claudio Fava, Presidente della Commissione antimafia all'Ars. I medesimi, piuttosto che attivarsi personalmente per accertare la verità dei fatti, hanno preferito alimentare delle bieche speculazioni politiche che sono state immediatamente riprese dalla stampa, lasciando intendere che si sia svolto un rito mafioso. Non accetto insinuazioni o accostamenti della mia persona alla mafia o alla criminalità in genere, per cui ho già dato mandato alla PG di identificare gli autori dei commenti su Facebook al post della Grillo, con i quali si esprimono dichiarazioni gravemente offensive nei miei confronti". Quindi il sindaco ha spiegato i fatti: "Se invece di strumentalizzare i fatti per attaccarmi si fossero accertati dei medesimi, avrebbero scoperto che venerdì scorso, nel primo pomeriggio, il signor Sparacio Rosario, già gravemente malato, è deceduto all'interno della propria abitazione. Constatato il decesso, trascorse le canoniche 24 ore di osservazione, nel pomeriggio di sabato 11 aprile il feretro è stato trasportato dall'abitazione sita in via del Santo fino al Camposanto in via Catania dove è stato deposto in attesa della tumulazione. Non si è trattato né di un corteo funebre né di una celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del Dpcm come ribadite dallo stesso Arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. Dunque, quanto in modo becero è definito 'corteo funebre con oltre cento persone' non è altro che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina. Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti che sono ripresi nelle fotografie diffuse dalla stampa, sta già indagando la Questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l'obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non ero entrato nel merito della questione".
Per capire meglio cosa è avvenuto, dunque, si dovrà attendere la conclusione dell'indagine della polizia. Anche perché l'assembramento è sotto gli occhi di tutti.

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