Morta la giudice del processo per depistaggi sul caso Cucchi, Giulia Cavallone aveva 36 anni

29 Aprile 2020 Inchieste/Giudiziaria

Lutto nel mondo della magistratura italiana, si è spenta nelle scorse ore all’età di soli 36 anni Giulia Cavallone, giudice del Tribunale di Roma a cui era stato affidato, come giudice monocratico, il processo per i depistaggi sul caso Cucchi a carico di 8 carabinieri. Figlia di Roberto Cavallone, ex pm romano poi procuratore a Imperia e infine sostituto procuratore generale a Roma, la giudice a quanto si apprende lottava da tempo contro le conseguenze di un cancro che l’aveva colpita. Nonostante la malattia, la trentaseienne aveva lavorato fino all’ultimo esercitando il suo ruolo in Aula. L'ultima udienza del processo in cui gli otto militari dell’arma sono accusati, a vario titolo, di avere messo in atto depistaggi per nascondere gli autori del pestaggio mortale a Stefano Cucchi, infatti, si è svolta il 26 febbraio scorso a porte chiuse, poco prima della sospensione totale di tutte le attività processuali per l'emergenza coronavirus.

Commosso il ricordo di chi l’ha conosciuta e apprezzata in vita sia nelle aule dei tribunali e dei Palazzi di giustizia sia fuori. C’è chi la ricorda come una giovane donna determinata ma sempre gentile mentre online sui social c’è chi la descrive ai tempi dell’adolescenza e degli scout. Giulia Cavallone “ha amato profondamente la legge: quella scout, quella scritta nella Costituzione, tanto da diventare una giovanissima e bravissima giudice, e quella del Vangelo ma un tumore ha spento il suo corpo” scrivono gli amici, aggiungendo: “Oggi è il momento del dolore, ma per molti anche della gioia, per aver avuto la fortuna di camminare con lei. Buona strada, Giulia”.

A novembre l'incarico le processo Cucchi.
“Sono addolorato. Una simile tragedia lascia senza parole, mi sento solo di esprimere il cordoglio nei confronti della sua famiglia e dei suoi cari” ha dichiarato l’avvocato della famiglia Cucchi. A Giulia Cavallone l’ultimo filone del processo cucchi era stato affidato solo pochi mesi fa, nel novembre dello scorso anno, quando il suo predecessore, Federico Bonagalvagno, si era astenuto dal processo giustificando la sua scelta col fatto di essere un ex carabiniere in congedo.

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