10 Giugno 2020 Cronaca di Messina e Provincia

#FOTO – IO SONO L’ALTRO. SAID, OMAR, MONJI E LA NOSTRA COSCIENZA SPORCA

FOTO DI EDG

Di Enrico Di Giacomo – Sono stati definiti abusivi, violenti, la causa del degrado della Real Cittadella. C’è chi sostiene anche che se i messinesi non conoscono quel bene prezioso del milleseicento è colpa loro. Di Said, Omar, Monji e tanti altri che hanno abitato in quelle grotte per anni. Perchè, sostengono, c’è da avere paura soltanto ad avvicinarsi. Che faccia tosta. Come se non conoscessimo la storia della nostra città. Troppo comodo adesso sgomberare in 48 ore, e con toni trionfalistici, un’intera area che per decenni è stata il palcoscenico ideale per tutte le più indecenti operazioni di speculazione e di peccati nelle tenebre della notte da nascondere ai salotti buoni della città.

Che ci fosse bisogno di riprendere in mano la situazione lo scriviamo da anni, documentandolo con intere pagine di reportage. Ma non è cacciando sette anime disperate come fossero i sette peccati capitali che potrete lavarvi la coscienza.

Oggi si è parlato di bonifiche, scempio, abusivismo, ma nessuno (tranne la splendida squadra di volontari dell’associazione Santa Maria della Strada, che per giorni ha lavorato per mediare e per dare la possibilità di avere un’alternativa a queste persone, facendo da cuscinetto con le Istituzioni. E poi Fra Giuseppe Maggiore e pochi altri) a chiedersi a chi appartenessero quei volti, le loro cicatrici e soprattutto cosa tenessero all’interno delle loro case. I loro tesori mischiati a tante cianfrusaglie. Avanzi di poesie. Il loro segreto senso di non appartenenza e di un futuro incerto. L’importante è che da domani non si facciano vedere più. Noi siamo voluti entrare per l’ennesima volta dentro quegli angoli pulciosi per vedere da vicino come vivessero, per lasciare una piccola traccia. Grotte piene di vita e di morte, di risate e dolore, di fame e arte povera. Di umidità, solitudine e violenze subite. Dove la gioia beve il pianto. ‘Quanti anni hai?’, ho chiesto ad uno di loro che mi ha risposto, ‘non importa l’età ma i chilometri fatti’. Said è un cuore stanco. Lavorava come operaio in una città del nord, ‘e si stava benissimo’. Poi la chiusura della fabbrica e il viaggio verso sud, fermata Messina. ‘Qui ho solo peggiorato la mia situazione. Anno dopo anno, e io che ero partito dalla Tunisia per realizzare un sogno’. Abbiamo voluto fotografare quei rifugi di storia contemporanea, tralasciando per questa volta le mura antiche, perchè ognuno di voi possa guardare con altri occhi quella che rimane l’ennesimo stanca messa in scena.