AMAM: CORRUZIONE, FRODE E ABUSO D’UFFICIO, CI SONO 6 INDAGATI. LE RIVELAZIONI DI LEONARDO TERMINI NELL’INCHIESTA ‘TERZO LIVELLO’

8 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

DI EDG – Sono diventate ipotesi di reato le rivelazioni che in alcuni verbali aveva fatto l’ex presidente di Amam Leonardo Termini, quando durante le indagini dell’inchiesta ‘Terzo livello‘ decise di collaborare con i magistrati, raccontando di pressioni e minacce. Denunce che Termini ha fatto anche durante il processo che ha visto, tra gli altri, la condanna dell’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile a 8 anni e 3 mesi di carcere.

Stampalibera ne aveva ampiamente scritto (leggi sotto), rivelando nomi e fatti denunciati negli esposti di Leonardo Termini e venuti fuori anche durante il dibattimento che il nostro quotidiano ha raccontato udienza dopo udienza.

Il risultato che viene fuori dagli esposti e dalle indagini della polizia giudiziaria della Polizia diretta allora dal questore aggiunto Fabio Ettaro, l’inchiesta è gestita dal sostituto procuratore Federica Rende, è un elenco di sei indagati tra funzionari pubblici e imprenditori privati, come rivela oggi il quotidiano Gazzetta del Sud.

Sono accusati di corruzione, frode in pubbliche forniture e abuso d’ufficio.

Gli indagati sono l’imprenditore Gaetano Celesti, Giuseppe Micali e Natale Micali, l’ex direttore generale dell’Amam Luigi La Rosa, il presidente della commissione di gara del 2015 Francesco Cardile e infine l’imprenditore etneo Salvatore Brischetto.

Sotto i riflettori della magistratura è finita una gara per l’appalta di controllo e manutenzione degli impianti di sollevamento Fiumefreddo, Bufardo Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte che attraversano il territorio catanese. Per la procura sarebbe stato messo in piedi un caso di abuso d’ufficio per favorire una ditta soltanto, collocando nel bando una clausola precisa.

Lunedì si aprirà l’udienza preliminare davanti a Gup Simona Finocchiaro.

Le ipotesi d’accusa sono differenziate. Celesti risponde di un’ipotesi di corruzione perchè nel 2017 avrebbe promesso il pagamento di una ‘mazzetta’ in percentuale del 15% all’allora presidente del cda dell’Amam Leonardo termini, se l’ente avesse ‘proceduto con celerità’ al pagamento di alcuni mandati in favore di alcune imprese, ovvero Parrino, Pettinato e 2G Costruzioni, che avevano eseguito lavori per l’Amam.

Ai due Micali, Giuseppe e Natale, titolari delle ditte Ecol200 e Intercontinentale srl, viene invece contestata un’ipotesi di frode in pubbliche forniture. Dal marzo al dicembre del 2016, dopo essersi aggiudicati in tempi diversi l’appalto per il servizio di autoespurgo 24 ore su 24 del 5° e 6° Quartiere, e poi del 1° e 2°, avrebbero in pratica fatto ‘società insieme”. In concreto avrebbero eseguito “…i lavori oggetto dei due affidamenti, che prevedevano due distinte squadre di intervento per ciascuna delle due ditte aggiudicativi e per ciascuna delle aree oggetto di appalto, con la medesima squadra di operai e i medesimi mezzi”.

All’Intercontinentale Servizio Igiene S.r.l., amministratore unico l’imprenditore Natale Micali, l’Azienda Meridionale Acque Messina ha commissionato un gran numero di lavori: nel 2013 il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione comunale (impegno di spesa 11.500 euro); nel 2014 la manutenzione ordinaria delle reti fognarie della 3^ e 4^ Circoscrizione (44.819 euro), la pulizia delle vasche e dei sistemi di aspirazione del depuratore di Mili (la gara di 148.200 euro è stata vinta grazie a un ribasso record del 43,92%), con affidamento diretto ancora il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione (32.375 euro), la scerbatura e pitturazione degli impianti idrici e fognari del Comune di Messina (50.000 euro). Nel 2015 l’AMAM ha invece affidato alla società di Natale Micali i lavori di rifacimento della rete idrica di alimentazione del serbatoio Portella a servizio dei villaggi collinari della zona Nord (177.000 euro, a cui poi con perizia tecnica di variante si sono aggiunti altri 23.010 euro); i lavori per il ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione (117.325 euro); i lavori di somma urgenza per il ripristino del canale di convogliamento dei fanghi di uscita dal depuratore di Mili (50.200 euro). Nel 2016, l’Intercontinentale Servizio Igiene s.r.l. si è invece aggiudicata la gara per l’esecuzione del servizio di autoespurgo delle Circoscrizioni 1^ e 2^ con un’offerta di -33.3% rispetto alla somma impegnata nel bando (183.000 euro). Nello stesso anno, l’AMAM ha affidato alla Ecol 2000 S.r.l., nella titolarità di Giuseppe Micali, fratello di Natale Micali, i lavori di ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione comunale (importo a base d’asta 150.000 euro, offerta con un ribasso dell’11,13%).

Per la terza vicenda l’ex dg dell’Amam La Rosa, il funzionario Cardile e l’imprenditore Brischetto devono difendersi dall’ipotesi di abuso d’ufficio.

All’indomani della crisi idrica a Messina, a dicembre del 2015, l’Amam pubblicò un avviso di manifestazione d’interesse per individuare le imprese che avrebbero potuto occuparsi della manutenzione periodica delle strutture idriche che servivano la città, ovvero gli impianti di sollevamento Fiumefreddo, Bufardo Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte che attraversano il Catanese.

Fu una solo l’impresa che avanzò la manifestazione d’interesse, la C.M.S. di Brischetto, che si aggiudicò l’appalto da 400mila euro a gennaio del 2016.

Secondo la Procura – e qui si sarebbe concretizzato l’abuso d’ufficio con l’ingiusto vantaggio economico per l’impresa – l’inserimento di una clausola di limitazione della partecipazione alla gara alle sole imprese che disponessero di una officina nel raggio di 15km dal cantiere, di fatto escluse le altre ditte dal poter partecipare alla gara e ‘mascherava il cottimo fiduciario in affidamento diretto’.

La Sezione della Polizia Giudiziaria della P.S. di Messina aveva rilevato alcune sospette anomalie nella gestione dei bandi di gara AMAM e nelle modalità di affidamento dei lavori a imprese esterne. “I lavori o servizi commissionati sotto forma di affidamento diretto rappresentano nella quasi totalità dei casi proroghe di appalti già aggiudicati ad una determinata ditta per il tempo necessario all’espletamento delle nuove gare”, si legge nel rapporto presentato il 4 maggio 2017 in Procura, a firma del vicequestore aggiunto Fabio Ettaro. “A tal riguardo si ritiene che la prassi dell’AMAM di indire la nuova gara solamente allo scadere della precedente possa costituire un’anomalia nella gestione degli appalti. Infatti la maggior parte dei lavori o servizi prorogati prevedendo una durata variabile tra i 6 e i 12 mesi, avrebbero consentito una tempestiva programmazione e reso evitabile il continuo ricorso a proroghe con affidamento diretto nelle more dell’espletamento di nuove gare”.

Sempre secondo gli inquirenti, queste criticità si sarebbero evidenziate particolarmente nelle procedure di gara aggiudicate alla C.M.S. S.r.l., importante azienda che ha sede nella zona industriale di Fiumefreddo di Sicilia e che opera nella realizzazione, riparazione e manutenzione di acquedotti, gasdotti, oleodotti ed opere di irrigazione. Nel periodo 2013-2016, l’AMAM ha aggiudicato alla C.M.S. tre cottimi, uno per annualità, aventi tutti il medesimo oggetto ovvero il servizio di gestione, controllo e presidio degli impianti di sollevamento dell’acquedotto del Fiumefreddo, Bufardo-Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte ricadenti nella provincia di Catania. “Sono queste tra le gare AMAM di maggiore importo, con un valore di oltre 400.000 euro”, annota la Sezione della Polizia Giudiziaria di Messina. “Nell’avviso di manifestazione d’interesse per la gara 2015, l’AMAM richiedeva alle aziende alcuni requisiti minimi di partecipazione (esperienze pregresse, espletamento negli ultimi tre anni precedenti identici servizi, ecc.). Sebbene la procedura in questione si caratterizzi per la pubblicità che dovrebbe consentire la più ampia partecipazione possibile, in realtà sembrerebbe una procedura finalizzata all’affidamento del servizio proprio alla ditta C.M.S.. La combinazione di due requisiti sopra evidenziati, ovvero la precedente esperienza e la disponibilità di un’adeguata officina nelle immediate vicinanze degli impianti da gestire, di fatto riducono drasticamente qualunque forma di concorrenza. Tale ipotesi sembrerebbe provata proprio dal fatto che a differenza delle precedenti gare ove si erano presentate anche altre ditte, nella procedura in questione la C.M.S. è stata l’unica a manifestare l’interesse a parteciparvi”.

“Per ogni annualità esaminata dal 2013 al 2016 si è visto che il Direttore Generale Luigi La Rosa, nella fase di indizione della gara, ha puntualmente prorogato il servizio in corso per i tempi strettamente necessari all’espletamento delle procedure di gara per periodi variabili dai 30 ai 90 giorni”, aggiungono gli inquirenti. “Per tali proroghe sono stati impegnati gli importi corrispondenti ai ribassi d’asta offerti dalla ditta aggiudicatrice della gara prorogata, cioè sempre la C.M.S.. Ciò che desta maggiore perplessità è poi il ripetersi di disfunzioni correlate alla programmazione degli affidamenti del servizio di gestione, controllo e presidio dell’impianto acquedottistico, trattandosi di un servizio di primaria importanza e assoluta necessità ed avendo durata annuale potrebbe esser indetto con maggior tempestività. E’ accaduto invece che per quanto riguarda le procedure esaminate i primi atti necessari allo svolgimento delle gare, ovvero le richieste autorizzazione al legale rappresentante siano state protocollate e quindi fino a prova contraria inoltrate proprio nei periodi coincidenti con la fine del servizio in corso”.

 

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