TERZO LIVELLO: IL PG LIMA, “CONFERMARE LA SENTENZA DI PRIMO GRADO”

30 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

di EDG - Si era aperto il 9 ottobre in corte d’appello il processo “Terzo livello”, che nell’ottobre del 2019 ha registrato la sentenza di primo grado. Sono sedici gli imputati coinvolti, e parecchie le parti civili, sia private che pubbliche, come il Comune, l’Amam e l’Atm. Nel corso della scorsa udienza uno dei giudici che compongono il collegio presieduto da Francesco Tripodi, il magistrato Daria Orlando, aveva svolto la relazione introduttiva per focalizzare l’intera vicenda e la sviluppo processuale del giudizio di primo grado. Oggi è invece è toccato al sostituto procuratore generale Felice Lima (foto) sostenere l’accusa con la sua requisitoria. Ha argomentato sugli aspetti che gli sono sembrati controversi della vicenda, mentre su quelli che considera ormai acclarati sulla sussistenza dei reati non s'è soffermato più di tanto. Un primo punto su cui ha ragionato, aggiungendo altri elementi valutativi, è la famigerata promessa d'assunzione all'ATM che sarebbe stata organizzata 'a tavolino', poi ha chiesto l'assoluzione parziale del commercialista Marco Ardizzone per la detenzione d'armi (dovrebbe incidere per 8 mesi di reclusione sulla pena globale), e infine ha insistito con i giudici del collegio presieduto da Francesco Tripodi per non ridurre le pene del primo grado.

Il magistrato, a conclusione di una brevissima udienza, ha quindi chiesto la conferma in blocco della sentenza di primo grado tranne che per quanto riguarda un capo d'imputazione relativo alla detenzione d'armi, con la richiesta d'assoluzione in favore di Marco Ardizzone.

Ha quindi chiesto la conferma della condanna dell'ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile a 8 anni e 3 mesi di reclusione, di Marco Ardizzone, 8 anni e 8 mesi; e poi di Giovanni Luciano, 2 anni e 3 mesi; Francesco Clemente, un anno e 3 mesi (pena sospesa); Carmelo Pullia, un anno e 8 mesi; Antonio Fiorino, 2 anni e 3 mesi; Daniele De Almagro, 2 anni e 6 mesi; Angelo e Giuseppe Pernicone, 2 anni; Vincenzo Pergolizzi, 5 anni e 6 mesi; Carmelo Cordaro, 4 anni; Michele Adige, 4 anni; Vincenza Merlino, 4 anni; Teresa Pergolizzi, 2 anni e 6 mesi; Stefania Pergolizzi, 2 anni e 6 mesi; Sonia Pergolizzi, 2 anni e 6 mesi.

I giudici della Prima Sezione avevano anche condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e Vincenzo Pergolizzi al pagamento delle spese di mantenimento durante la custodia cautelare.

Pergolizzi, Ardizzone, Barrile erano stati inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Gli stessi erano stati condannati anche a non contrattare con i pubblici uffici per anni uno.

Cordaro, Adige e Merlino erano stati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

I Pergolizzi, Elio Cordaro, Adige e la Merlino non possono ricoprire cariche apicali di imprese né svolgere attività in materia tributaria per due anni.

Emilia Barrile, Ardizzone, De Almagro, Luciano, Pullia, i Pernicone, Clemente e Fiorino dovranno risarcire, a vario titolo, sia il Comune di Messina che Atm e Amam. L’ammontare del risarcimento sarà determinato in sede civile, intanto dovranno pagare le spese processuali a ogni ente, 2 mila euro per ciascuno.

Fiorino e la Barrile dovranno risarcire civilmente e liquidare 2 mila euro di spese processuali anche a Tindara Lucia Aiello (l’ex dipendente di una ditta dell’imprenditore Fiorino), patrocinata dall’avvocato Carlo Zappalà.

Assoluzioni parziali per Francesco Clemente (perchè il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto), e per Vincenzo Pergolizzi, Marco Ardizzone e Giovanni Luciano.

Il Tribunale ordinò anche la confisca del capitale sociale e del compendio aziendale delle società e degli immobili in sequestro.

La prossima udienza è prevista lunedì 16 novembre, poi il 23 e il 30, giorno in cui dovrebbe essere emessa la condanna.

Al centro di questa clamorosa vicenda c’è il “comitato d’affari” composto da professionisti, imprenditori, politici ed esponenti della criminalità, che gestivano la cosa pubblica messinese. Una indagine della sezione operativa della Dia, che non molto tempo addietro sfociò in una serie di clamorosi arresti, a cominciare da quello dell’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. Il processo di primo grado si è concluso nell’ottobre del 2019 con sedici condanne, alcune perfino parecchio più dure rispetto a quanto aveva chiesto la Procura, e un’unica assoluzione. E poi con il riconoscimento di un’associazione a delinquere e soprattutto del “traffico di influenze illecite” ex art. 346 bis del codice penale, e quindi della teoria accusatoria sull’esistenza di un “comitato d’affari”.

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