Agirono correttamente. Due medici assolti

7 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Agirono correttamente i medici Giuseppe Lombardo e Antonina Stagnitta, che erano in servizio nel 2013, quando avvenne il fatto, all'Unità operativa di Medicina Interna dell'ospedale San Vincenzo di Taormina. Erano coinvolti in un procedimento per omicidio colposo per la morte di un paziente, Antonio Cambria, che fu ricoverato dal 9 al 20 aprile di quell'anno, giorno del decesso.

Nel pomeriggio di ieri, dopo un lungo processo che ha anche registrato la riapertura del dibattimento, la corte di appello di Messina presieduta dal giudice Francesco Tripodi, e composta dalle colleghe Daria Orlando e Luana Lino, li ha assolto con la formula «perché il fatto non sussiste», ribaltando completamente la sentenza del primo grado, che nel luglio del 2018 aveva registrato la condanna per entrambi a 6 mesi (pena sospesa). Anche l'accusa ieri, il sostituto procuratore generale Adriana Costabile, aveva richiesto l'assoluzione. Secondo l'ipotesi accusatoria originaria, in sintesi, il mancato esame medico accurato portò a non individuare un «imponente versamento pleurico», che poi portò ad una fatale insufficienza respiratoria.

Il giudice del primo grado giunse alla condanna unicamente sulla base della ricostruzione offerta dal consulente medico-legale della Procura, che aveva eseguito l'autopsia sul defunto paziente.

Al processo d'appello invece, reiterando quanto avevano già sottolineato in primo grado, i difensori - il prof. Lombardo è stato assistito dagli avvocati Gianfilippo Brunetto e Bruno Brunetto, la dott. Stagnitta dall'avvocato Giovanni Milana del Foro di Catania -, hanno eccepito la nullità delle operazioni autoptiche e la inutilizzabilità di tutte le risultanze, ed in particolare della perizia tecnica redatta dal consulente del pm, operazioni compiute senza le garanzie previste dal codice di rito. Perché? Gli imputati, hanno sempre argomentato i legali, «seppure già raggiunti da indizi di reità non vi presero parte in quanto inspiegabilmente non furono iscritti nel registro degli indagati».

I difensori in appello hanno quindi richiesto la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, evidenziando le tante contraddizioni dell'impianto probatorio. E la corte d'appello ha accolto la richiesta, disponendo una perizia tecnica che ha consentito di fugare ogni dubbio sulla vicenda in relazione al comportamento professionale dei due sanitari. Il consulente nominato in appello infatti, il prof. Fernando Roccia, originario di Catanzaro, ha escluso categoricamente che “l'evento morte” potesse essere messo in correlazione con l'operato dei due medici.

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