Operazione Nebrodi. I pm: «Rinvio a giudizio per tutti gli imputati»

26 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

La richiesta di rinvio a giudizio reiterata in aula dall'accusa per tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario, e poi la costituzione di parte civile del Parco dei Nebrodi, un altro tassello che si aggiunge al fronte dello Stato che combatte la mafia.

Anche ieri - come scrive Anselmo su Gazzetta del Sud - è durata a lungo la maxi udienza preliminare dell'operazione Nebrodi sulla mafia dei pascoli, all'aula bunker del carcere di Gazzi, davanti al gup Simona Finocchiaro. I sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti hanno ribadito in aula per l'accusa con i loro interventi la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario, mentre il gup Finocchiaro ha rinviato a gennaio per la trattazione delle posizioni degli altri 7 che hanno scelto il rito abbreviato.

L'altro passaggio importante consumato ieri quello della richiesta di costituzione di parte di civile del Parco dei Nebrodi, rappresentato dall'avvocato pattese Salvatore Meli, che è stata accolta dal giudice. E ieri dopo l'intervento dei pm hanno preso la parola tutti gli altri avvocati che rappresentano le parte civili, ovvero l'imprenditore Carmelo Gulino, Addiopizzo Messina, l'Aciap di Patti e l'Acis di Sant'Agata Militello, la “Rete per la legalità” di Barcellona, Sos Impresa, Solidaria, la A.o.c.m., del comprensorio del Mela, la Fai-Federazione antiracket italiana, e l'assessorato regionale al Territorio e ambiente.

Il giudice ha poi stabilito due udienze di trattazione, il 15 e il 29 gennaio, per trattare solamente i sette riti abbreviati. L'udienza preliminare prosegue invece a dicembre - cinque le date fissate (2, 4, 11, 18 e 22) -, per il completamento delle arringhe difensive, che sono iniziate già ieri con i primi sei avvocati impegnati.

L'inchiesta “Nebrodi”, che ha delineato gli “aggiornamenti” di due storiche associazioni mafiose, i Bontempo Scavo e i Batanesi, è stata un'indagine con cui i carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza hanno ricostruito una impressionante filiera di truffe agricole all'Agea e all'Unione Europea, all'ombra del Parco dei Nebrodi. E non solo. Addirittura un “pezzo” di terreno del Muos di Niscemi, tanto per fare un esempio, oppure un altro nel comprensorio dell'aeroporto militare di Boccadifalco, a Palermo, erano finiti nel calderone delle terre su cui i clan avevano richiesto, e ottenuto, i contributi economici.

Un giro di denaro vertiginoso, che avrebbe portato nelle casse della mafia nebroidea, dal 2013 a oggi, ben 10 milioni di euro.

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