Scuola, slitta all’11 gennaio la riapertura per le Superiori. Stretta anti-Covid: tutta l’Italia arancione nel weekend

5 Gennaio 2021 Mondo News

Niente ritorno in classe il 7 gennaio per gli studenti delle superiori. Se ne riparla l'11, sempre che la condizione epidemiologica lo permetta, e comunque al 50 per cento. Questa la decisione presa dal Consiglio dei ministri notturno che avrebbe visto andare in scena, proprio sul tema della scuola, uno scontro durissimo all'interno del governo. A questo punto saranno decisive le comunicazioni che verranno date venerdì 8 dal monitoraggio dell'Iss, in quanto alle regioni rosse non verrà consentita la ripresa delle attività in presenza. Al momento, comunque, nessuna regione pare vicina alla soglia d'allerta, tenendo ovviamente presenti le nuove regole per la valutazione dell'indice Rt, approvate proprio ieri.

La questione del rinvio era stata posta dal Pd in seguito all'annuncio di alcune Regioni della decisione di non riprendere l'attività didattica il 7, una presa di posizione che aveva spinto il capodelegazione Dario Franceschini a chiedere il rinvio della ripresa delle lezioni frontali al 15 gennaio, provocando la durissima reazione delle ministre renziane Bellanova e Bonetti, allineate alle posizione espresse nel pomeriggio dalla collega Azzolina. Alla fine, dunque, si è giunti alla "via di mezzo" proposta dal ministro Speranza. Elementari e medie riapriranno invece regolarmente il 7.

In questa maniera il governo ha cercato di trovare un'intesa con le Regioni molte delle quali, nel corso della giornata, avevano già annunciato ordinanze per il rinvio: Veneto, Fiuli Venezia-Giulia e Marche addirittura fino al 31 gennaio. Ordinanze che oggi il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia, chiederà adesso di ritirare in modo da uniformare su tutto il territorio.

Il tema del rinvio della riapertura delle scuole, posto dal segretario Pd Nicola Zingaretti, è stato presentato da Franceschini come una questione politica. Una posizione in contrasto con quella di Italia viva. Il Movimento 5 stelle ha inizialmente difeso la posizione della ministra Azzolina, schierata sulla data del 7. Ma la discussione è esplosa anche sul dossier trasporti sollevato da più parti, in particolare da Italia Viva. Ed è finita nel mirino la ministra dem De Micheli. L'accusa è quella di aver ignorato l'esigenza di una riorganizzazione dei mezzi pubblici in vista proprio della riapertura delle scuole.

In Sicilia

Anche la Sicilia è pronta a spostare la data di inizio delle lezioni in presenza per il 50 per cento degli alunni delle scuole superiori a lunedì prossimo. Dopo la decisione di stanotte del Consiglio dei ministri, pure la Regione siciliana si adeguerà agli stessi parametri, come del resto aveva già indicato in una circolare dei giorni scorsi. L’inizio nella data di venerdì, come precisato anche ieri dall’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, è sempre stato “subordinato alle decisioni del governo e alla curva epidemiologica”

“È un dato di questa notte - dice Lagalla - ed è ovvio, oltre che previsto dalla nostra circolare, che eventuali e modificate direttive nazionali, peraltro più restrittive, non possono che essere applicate a livello regionale. Sentirò il presidente ma l’orientamento potrebbe essere quello di ripartire con la didattica a distanza fino all’11 e poi avvio al 50 per cento, sempre che la situazione epidemiologica lo consenta. Avevamo ipotizzato uno scenario dinamico e, a questo punto non sbagliavamo”.
La maggior parte degli istituti superiori siciliani, in ogni caso, aveva fatto slittare il rientro dal vivo a lunedì prossimo. Una piccola quota era già attrezzata per ripartire venerdì.
Tanti dirigenti scolastici e professori esprimono  perplessità e preoccupazione sulla ripartenza dal vivo. Ieri anche i sindacati hanno chiesto alla Regione di fermare tutto e di confrontarsi in un incontro urgente.

Verso zona arancione nei weekend

Sul tema delle chiusure, l'impostazione del nuovo decreto in discussione prevede una zona gialla 'rafforzata' nei giorni feriali - con il divieto di spostamento tra le regioni e la conferma della regola che prevede la possibilità di spostarsi verso un'altra abitazione nella regione per massimo due persone - e una zona arancione nel fine settimana.

"Dal 7 al 15 gennaio 2021 è vietato, nell'ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma".

Il testo prevede anche l'abbassamento della soglia dell'Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce e che sarà in vigore da lunedì 11.

Boccia: "Inasprimento soglie"

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia già nel pomeriggio aveva annunciato "l'inasprimento delle soglie". "Gli interventi fatti a Natale, ha spiegato, "hanno evitato che ci fosse in Italia il liberi tutti". La revisione della soglia del Rt (con 1 in zona arancione e con 1,25 in zona rossa, ndr) "è stata condivisa da tutte le Regioni - ha dichiarato il ministro - perché tutti condividiamo la necessità di far scattare immediatamente le misure più restrittive quando si va oltre l'1". "La certezza è che le zone non cambiano - ha poi ancora sottolineato Boccia - restano l'arancione, il giallo e il rosso. Fino al 15 gennaio ci sono queste misure. Tutte le valutazioni, compresa questa sulle aree bianche, sono sul tavolo, la prospettiva deve essere quella ma non certamente stasera. Tutti vorremmo tornare bianchi, ne discuteremo al momento opportuno".

Il vaccino

Sono 178.939 le persone finora vaccinate contro il Covid in Italia, 108.132 donne e 70.807 uomini. Il dato è aggiornato alle 02:30 del 5 gennaio ed è contenuto nel report online del Commissario straordinario per l'emergenza sanitaria. Hanno ricevuto il vaccino 140.324 operatori sanitari, 8.968 unita' di personale non sanitario e 8.869 ospiti di Rsa.

Anche sui vaccini il decreto introduce una norma secondo cui,  qualora un paziente non sia in condizione di esprimere il consenso libero alla somministrazione e sia privo di un tutore legale, sarà il giudice tutelare a rinviare al direttore sanitario o responsabile medico la decisione della somministrazione.

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